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di Franco Esposito

In Italia non passa giorno senza che si registri uno scandalo. Basta mettersi una benda all'occhio e appoggiare la mano nel grande paniere del Paese: qualcosa di poco pulito, anzi di losco, viene sempre fuori. Ne è piena la cronaca. 

L'ultima notizia, fresca fresca, arriva dalla Campania. Una disgustosa vicenda di mazzette e appalti. "Sistema Benevento", è il titolo dell'ultimo scandalo. Rivoli di vergogna e di ridicolo. 

Il sistema Benevento. Mazzette e appalti truccati, gare pilotate. Venti indagati e il presidente della Provincia, Antonio Di Maria agli arresti domiciliari con altre sette persone. Coordinata da Aldo Policastro, la Procura di Benevento ha scritto la parola fine al sistema truffaldino che ha impestato l'intero Sannio, non solo Benevento, capoluogo di provincia. Emessi dalla Procura anche dieci divieti temporanei "ai contatti con la pubblica amministrazione". Tre le richieste di misure rigettate dal Gip. 

Il sistema Benevento ha inciso in particolare sui lavori nelle scuole e il rifacimento strade. Volavano tangenti pesanti, fino al venti per cento. Pagavano volentieri le imprese, favorite nelle gare d'appalto. Il giudice Policastro ha ottenuto dal gip Loredana Camerlengo i provvedimenti sopra evidenziati. Fotografie di anni di soprusi, imbrogli, corruzione. L'inchiesta è affidata al pm Francesco Sansonetti, con delega ai carabinieri. "La politica voleva la sua parte". La politica c'è sempre quando annusa l'occasione di ruspare quattrini in maniera indebita. 

Il gioco sporco delle tangenti per favorire imprese amiche alternando la procedura di assegnazione. Questo affermano, con assoluta certezza, le conclusioni investigative. Utilizzate migliaia di intercettazioni telefoniche e ambientali, registrazioni video, accertamenti bancari, pedinamenti. E un virus trojan addirittura, inserito nel telefonino del geometra Nicola Laudato. Il giudice l'ha etichettato e definito come "la longa manus della gestione delle contrattazioni illecite". Le prove acquisite sarebbero inoppugnabili. 

Al centro del sistema, gli appalti della Provincia di Benevento. Interessati, ovvero oggetti dell'imbroglio, alcuni appalti nei comuni di Buonalbergo, Guardia Sanframondi, Circello, Sant'Agata dei Goti. Michelangelo Panarese, cinquantatre anni, è il nome più presente negli atti dell'inchiesta. Sindaco di Buonalbergo, dirigente e coordinatore alla Provincia dei settori edilizia scolastica, appalti, edilizia pubblica, il patrimonio, la protezione civile, la viabilità: l'uomo chiave, tout court. 

Avrebbe usato "procedure mirate a rotazione a beneficio di imprese e consulenti esterni". Il gip Loredana Camerlengo definisce il tutto come "spartizione procedurale di procedure d'appalto". Ma di cosa è accusato invece il presidente della Provincia, Di Maria? Alla guida dell'ente da tre anni, avrebbe preteso che al vertice dell'ufficio tecnico, un ruolo chiave, ci fosse "una persona affidabile". 

Il presidente è finito nei pasticci in seguito alla denuncia spontanea dell'ex segretario della Provincia. Franco Nardone ha raccontato ai magistrati di "pressioni ricevute dal presidente per favorire la nomina di Angelo Carmine Giordano al vertice dell'ufficio tecnico, saltando le procedure previste". Richiesta non accolta. Giordano è stato poi nominato mentre Nardone andava in pensione. Il via libera per il presidente Di Maria. 

Gli inquirenti definiscono il geometra Nicola Laudato, intercettato, pedinato e filmato, "l'intermediario del sindaco Panarese, con il compito di intrattenere contatti diretti con l'altro intermediario Mario Dal Mese". La banda in azione sul territorio sannita. Laudato avrebbe avuto il compito di predisporre gli atti per favorire le imprese che pagavano intermediari considerati tali dagli inquirenti anche gli imprenditori Raffaele Pezzella, Giuseppe Della Pietra e Mario Del Mese. 

Il gip ha disposto, oltre alle misure cautelari, il sequestro di 49.500 euro sui conti correnti intrecciati dei principali accusati di corruzione. Tra questi, ovviamente, Michelangelo Panarese e Nicola Laudato. L'indagine coinvolge ventitre appalti; nove quelli al centro dell'ordinanza. Riguardano anche lavori in più comuni della provincia di Benevento, ovviamente anch'essi sottoposti all'azione del sistema truffaldino. In due occasioni sono stati i dirigenti a denunciare gli episodi di illegalità. 

Firmata dall'architetto Stefania Rispoli, la seconda denuncia racconta di "una busta bianca con mille euro di tangente per favorire un'assegnazione". L'architetto l'avrebbe rifiutata raccontando tutto ai carabinieri. Stefania Rispoli ha messo a verbale anche di essere stata esclusa dalla direzione dei lavori, a vantaggio di consulenti esterni, su decisione del dirigente dell'ufficio tecnico Antonio Giordano. Il "protetto" del presidente Di Maria. Favorire le imprese amiche disposte a versare tangenti era il motivo conduttore delle assegnazioni avallate dal presidente della Provincia. 

In ragione di questo accertato andazzo, il più volte intercettato Di Maria è accusato soltanto di "turbativa d'asta e induzione indebita". Due le persone ancora non individuate nell'inchiesta. Armati di opportuna pazienza, gli inquirenti sono convinti di scoprirne i nomi attraverso la collaborazione degli indagati. Il sistema Benevento ha intanto subito lo stop definitivo.