L’Italia cade a pezzi, letteralmente. È il paese con il più grande rischio idrogeologico di tutta Europa, eppure gli amministratori pubblici se ne accorgono solo quando viene giù l’ennesima frana. Nell’ultima settimana sono bastate poche piogge, nemmeno eccezionalmente copiose, normale amministrazione, per causare smottamenti a raffica. E solo per puro caso non si sono contate vittime umane. Prendiamo ad esempio la Campania. In tre giorni tre diverse frane hanno colpito e bloccato tre strade tra le più panoramiche ed amate dai turisti, percorse ogni anno, specialmente in estate, da migliaia di amanti delle nostre prestigiose località di mare: Capri, la Costiera amalfitana e Posillipo.

Dove si è davvero sfiorata la tragedia è stato sull’isola azzurra. Un enorme masso è caduto in pieno giorno, erano le 13,50, sulla via provinciale che collega Capri ad Anacapri, all’altezza della Grotta della Madonna. Due automobili sono riuscite a frenare proprio in tempo e sono state comunque danneggiate dalle schegge di roccia. Una mamma con un bambino in una Panda rossa, un uomo in un minipulmino solo per miracolo non si sono fatti niente. La strada è stata chiusa per le verifiche del caso, isolando di fatto Anacapri da Capri visto che si tratta dell’unica arteria di collegamento viario. E dire che la Protezione civile della Regione Campania aveva emanato poche ore prima un avviso di allerta per i Comuni proprio per il rischio di dissesti idrogeologici derivanti dalle previsioni di forti piogge, e aveva invitato i Comuni a prendere provvedimenti. Ma l’isola di Capri non è nuova a fenomeni di questo genere, smottamenti e frane sono all’ordine del giorno.

Poche ore dopo l’episodio di Capri, una valanga di terra e pietre nella notte è caduta sulla Statale Amalfitana, una delle strade più belle e panoramiche del mondo. Ma anche una delle più pericolose. La frana è caduta nel comune di Maiori, nei pressi dell’Hotel Splendid. Per fortuna a quell’ora non transitavano vetture, altrimenti sarebbe stata una tragedia. Quasi tutta la carreggiata della Statale 163 è stata ostruita da massi e fango. I vigili del fuoco hanno transennato il tratto e chiuso la strada al traffico fino alla messa in sicurezza del costone roccioso da cui si è staccata l’enorme frana. Solo il giorno dopo la strada è stata riaperta ma solo per metà, con un senso unico alternato regolato da un semaforo.

Il giorno dopo tocca ad uno dei quartieri più famosi di Napoli. Questa volta a franare è un intero muro di contenimento di un terrapieno. È accaduto a Riva fiorita, in via Ferdinando Russo. Non si tratta soltanto di una delle più belle strade che da via Posillipo scendono al mare. A pochi metri di distanza, su questa stradina tortuosa, si apre il cancello di Villa Rosebery, la splendida tenuta presidenziale con tanto di affaccio sul mare e porticciolo di attracco che ogni anno vede ospite il Capo dello Stato. La massa di tufi e terreno ha invaso tutta la carreggiata. Anche in questo caso solo la fortuna ha evitato che ci fossero vittime. Gli abitanti del quartiere hanno lamentato che quel muro era stato segnalato da tempo come pericolante, ma nessuno ha fatto niente. Come del resto sono molte le zone di pericolo nella collina di Posillipo, che i cittadini hanno più volte segnalato all’amministrazione comunale.

Ma non si tratta di un problema esclusivamente napoletano o campano. Anzi, la città più a rischio dissesto idrogeologico è la Capitale, Roma, mentre le due regioni più pericolose per frane e smottamenti sono Liguria e Calabria, secondo la mappatura fatta a suo tempo da “Italia Sicura” un organismo governativo per il controllo del territorio nazionale, istituito con il Governo Renzi ma cancellato dal Governo grillino di Giuseppe Conte. Secondo Erasmo De Angelis, che di “Italia Sicura” è stato il presidente, l’Italia è il paese più pericoloso d’Europa. Ha infatti il record di corsi d’acqua, ben 7.646, e anche quello delle piogge: con i suoi 302 miliardi di metri cubi di acqua che precipita sul suo suolo ogni anno, batte a sorpresa anche la Germania o l‘Inghilterra. Risultato? Su 750mila frane censite in tutta Europa, ben 620mila sono in Italia.

Colpa della formazione geologica relativamente recente del Bel Paese, certo, ma anche di una politica che ha consentito per decenni una urbanizzazione selvaggia, di amministrazioni locali che hanno cementificato alvei e sponde senza alcun criterio, dell’abbandono dell’agricoltura in piccola scala, che curava il territorio e il suo patrimonio boschivo, di una assenza totale di qualsiasi attività di prevenzione da parte dello Stato e delle Regioni. Ed è così che a ogni pioggia, in tutta Italia, dalle Alpi alla Sicilia, c’è il rischio di disastri continui e bisogna affidarsi solo alla Provvidenza affinché non ci scappi il morto.