di Alfonso Celotto

Chi vincerà le elezioni politiche del 2023?

In questi giorni stentiamo a capire chi sarà eletto come prossimo presidente della Repubblica, per cui è davvero difficile fare previsioni su come sarà composto il Parlamento della XIX legislatura.

Ma il quadro è così incerto che è davvero possibile che nel 2023 possa vincere un partito del tutto nuovo.

In che senso?

Facciamo qualche ipotesi su quali saranno gli schieramenti in campo mettendo da parte la questione – non irrilevante – di quale sarà la legge elettorale con cui votare 600 e non più 945 onorevoli.

Oggi i maggiori partiti del nostro Parlamento non godono certo di buona salute: il Movimento 5 stelle e Forza Italia sono profondamente divisi; Il Pd e la Lega hanno i loro problemi interni. In questo quadro frammentato ci può essere sicuramente spazio per nuovi partiti e schieramenti.

Sappiamo che da mesi ci sono grandi movimenti per formare un partito di centro, che possa raccogliere i consensi di una serie di leader e movimenti. L’idea è quella di colmare quello spazio al centro dove c’era la Dc. Impresa non facile, ma suggestiva, al punto che alcuni raccontano che la nuova coalizione possa essere guidata addirittura da Mario Draghi.

Ma il quadro è così confuso e frammentato, che gli spazi della politica potrebbero essere occupati anche da un partito del tutto nuovo, che non si limiti a mettere insieme pezzi di Forza Italia, con Calenda, Renzi, Bonino, Toti e così via.

Sappiamo che da quando sono crollate le ideologie, tanti cittadini non si sentono più rappresentati dagli schieramenti politici in campo e così si sono facilmente fatti convincere da movimenti del tutto nuovi, apparsi all’improvviso. E’ successo con la Lega Nord nel 1992 (subito all’8,6%), con Forza Italia nel 1994 (primo partito con il 21%), con il Movimento 5 stelle nel 2013 (oltre il 25%) e, in parte, anche con Scelta civica di Monti (arrivata all’8,3%).

Spazi politici che raccolgono insoddisfazioni, contestazioni, appartenenze geografiche, voglia di nuovo, e soprattutto quella voglia di tanti che non ne possono più di una politica che dall’esterno sembra stantia, autoreferenziale e soprattutto non fattiva. In molti pensano che chiunque sia al governo, le cose non cambiano, per cui meglio qualcosa di nuovo.

Il nuovo potrebbe arrivare proprio dal mondo del digitale, che ormai affianca e quasi sopravanza la nostra vita reale. Si sussurra che Fedez e Chiara Ferragni stiano pensando a un proprio partito, forti dei loro 38 milioni follower e di una grande strategia comunicativa. Li abbiamo visti all’opera già nel dibattito sul ddl Zan, per cui non sarebbe una sorpresa vedere alle elezioni del 2022, che ne so, il “movimento Ferragnez” o il “partito dei tatuaggi”!

L’aspetto che più mi fa riflettere è che, nella liquidità del nostro quadro socio-politico, un partito del genere rischierebbe non solo di ben figurare, ma addirittura di vincere le elezioni, raccogliendo un ampio consenso trasversale. Sarebbe la ulteriore dimostrazione di quanto il nostro sistema tradizionale sia in crisi e di quanto occorra ripensare la democrazia.