Mario Draghi (foto Depositphotos)

DI ENRICO PIRONDINI

Casa, amara casa per gli italiani nel mirino della burocrazia in stile Greta. Ultima bizzarria degli Euroburocrati folli , malati di onnipotenza. Eccola: dal 2027 le case che sprecano troppa energia non potranno più essere né vendute né affittate dai proprietari.

Certo, l’obiettivo nobile è quello di avere edifici a impatto zero entro il 2050. Ma è un obiettivo francamente impossibile da realizzare in così poco tempo. La stragrande maggioranza delle case italiane è ferma alla cosiddetta “categoria G “, cioè  ad alto consumo energetico. Si tratta di milioni di situazioni di casa in muratura non dotate di coibentazione. Per metterle in linea con il target indicato da Bruxelles, cioè per la “riqualificazione dell’involucro“ , occorrono opere strutturali che richiedono tempo e denaro.

Campa cavallo. Ed allora vengono spontanee alcune considerazioni.

1) Questa Ue che si intrufola nelle nostre case non ci piace affatto.  Avvertiamo questi euro- burocrati come contagiati dai miti “Gretisti” (così li bolla l’economista Giulio Sapelli). “ Un ecologismo ridicolo e ideologico”. 

Starerebbe insomma nascendo uno “Stato franco-prussiano, con migliaia di burocrati che emanano direttive  molto simili a quello che capitava in Unione Sovietica dove facevano i piani quinquennali“.

Ma l’Europa della democrazia, della libertà e del mercato è un’altra cosa. O no? 

2) Va detto: a Bruxelles non è mai andato a giù che gli italiani fossero proprietari delle case in cui vivono in una percentuale oscillante tra il 75 e il 90%. I cosiddetti “Paesi frugali” – quelli per intenderci del Centro-Nord Europa – sono contrari alla proprietà del mattone.  Non va bene .

La pensano al contrario  di noi. Ergo non deve stupire  quest’ultima proposta di direttiva che molti dalle nostre parti – Confedilizia in testa – consiiderano una bestialità. L’ennesima trovata partorita dalla fervida mente di qualche ambientalista “astratto” (copyright Raffaele Marmo) che condurrebe ad un risultato certo e grave. Ovvero il taglio del valore di mercato delle nostre case.

3) Pochi dubbi (e non è un pregiudizio). Quest’ultima diavoleria  che piove da Bruxelles, meglio parlare di diktat, ha tutto il sapore di una crociata contro i risparmi degli italiani. A dire la verità sono anni che ci provano. Sono decenni che ci chiedono di tassare di brutto la prima casa.

Decenni che ci chiedono la riforma del catasto. Ora hanno alzato pure la voce. Le tentano tutte. Ma dobbiamo essere vigili. E, per ora, aggrapparci ai mercati che ci considerano affidabili – pur in presenza di un debito pubblico consistente -proprio per l’elevata patrimonalizzazione immobiliare delle famiglie italiane.

Oltreche per la miriade di piccole e medie imprese che costellano il tessuto manifatturiero del Belpaese. E se i capoccioni non si danno pace  – avvinti alle loro indicazioni irrealistiche  che possono dare un colpo fatale al nostro mercato – si può sempre ricorrere alla Corte Costituzionale europea.

I tedeschi lo hanno fatto molte volte per smentire i burosauri. Prendiamone nota. Comunque tranquilli, nella agenda  di Draghi il ricorso (eventuale) è sottolineato in rosso.