Lanterna di Genova (Depositphotos)

di Franco Manzitti

A Genova non ci è riuscito neppure Gesù Bambino e neppure Babbo Natale e nessuno crede che l’impresa riuscirà alla Befana.

Mettere nella calza del 6 gennaio davanti al camino il candidato genovese a sfidare Marco Bucci, “il sindaco che grida”, oramai sempre più single nella sua corsa alla riconferma per riconquistare Genova.

Un po’ sono tentati di allearsi con lui, magari anche dal fronte della Sinistra, o pseudo tale. Come fece qualche tempo fa la renziana Raffaella Paita, “aprendo” al sindaco eletto dal centro destra e pronto alla riconferma.

Un po’ tentano di costruirgli contro alleanze spurie, come sta facendo in questi giorni la stessa Paita (già ex Pd, prima che renziana doc).

Insieme con Arcangelo Merella, postsocialista, ex assessore del grande sindaco Pd, Giuseppe Pericu, quindici anni fa, oggi civico liberal socialista e altri gruppi indefiniti di liberal socialisti. Altri vagolano nel buio della notte politica, dove non ci sono comete, né re Magi cui accodarsi cercando la grotta del prossimo candidato. Come fanno i partiti progressisti della fu alleanza di sinistra, gravitante intorno al Pd, a Leu, alla sinistra radicale.

Da mesi e mesi, costoro, rinnovati nel personale dirigente del fu PCI, PDS, DS, PD, ora tutti “bravi ragazzi” di poco appeal e tante confuse intenzioni, cercano l’avversario di Bucci e non sanno dove batter la testa. Dopo avere ricevuto i “no”, magari educati, ma perentori, di Francesca Balzani, ex vicesindaco di Pisapia a Milano. Di Anna Maria Furlan, ex segretaria nazionale Cisl. O Lorenzo Cuocolo, professore di Diritto pubblico alla Bocconi e a Genova.  Alberto Diaspro, “cervello” dell’IIT, la fabbrica degli inventori di Genova, dove furoreggiava l’oggi ministro della Transizione Ecologica, Stefano Cingolani.

La sconfitta della sinistra a Genova

Si consolano rivendicando la ritrovata “unità”, dopo la vergogna delle ultime regionali, in cui beccarono la più sonora sconfitta della storia per la sinistra. Favoleggiano un programma in costruzione, dove mettere in primo piano i diritti dei cittadini, le diseguaglianze da colmare, la sanità antipandemica da rifondare. Altro che le grandi opere che ogni giorno il sindaco Bucci e la sua giunta rivendicano o inaugurano o programmano.

In realtà vagolano un po’ anche quelli di centro destra, che dopo la incessante sbornia di successi degli ultimi sei anni si scompongono anche loro. Trascinati dal presidente Giovanni Toti. Che oramai corre verso il centro dello schieramento insieme a Renzi, Calenda e compagnia più o meno cantante. Facendosi coraggio con la sua neo formazione, appunto chiamata “Coraggio Italia”. E con le sue liste “Cambiamo”, pronte a correre nel suo nome anche nella battaglia comunale di Bucci.

Con gli alleati storici di Lega e Forza Italia e di fratelli d’Italia i rapporti sono, quindi, come fra separati in casa. Si incontrano nelle occasioni pubbliche, si fanno gli inchini, ma il feeling è bello che finito.

Basta guardare alle prossime comunali di la Spezia

Il sindaco Perracchini, uscente e ricandidato, non avrà l’appoggio di tutta la coalizione. E basta vedere la freddezza tra il trasbordante presidente ligure Edoardo Rixi, il vero colonnello leghista, che predica l’unità della coalizione.

In realtà Bucci va per conto suo, deciso a “segnare” la storia della sua città anche nel secondo mandato con opere-chiave dopo la ricostruzione del Ponte.

Come tutto il quartiere della Foce, al posto della Fiera di Genova, che diventerà una specie di Manhattan zeneise, con zone super residenziali, grandi parchi sul mare, canali d’acqua, passeggiate sul porto, fino all’ombelico del Porto Antico.

Come il trasferimento dei depositi minacciosi di carburanti delle storiche ditte Carmagnani e Superba, da Multedo, sofferente quartiere del Ponente genovese a Ponte Somalia, un grande terminal portuale di Sampierdarena. Quindi nel cuore del porto commerciale, ma anche del quartiere forse più “forte” della città, la ex Manchester genovese, dove bolle una rivolta incendiaria per questo trasferimento.

La famosa ovovia della Valbisagno, a ponente di Genova

Essa sostituirebbe la metropolitana in una delle valli più caotiche del traffico cittadino, portando i passeggeri a due metri da terra, lungo l’alveo del famoso torrente, causa di tante alluvioni, finalmente imbrigliato con i grandi scolmatori in costruzione.

Come il famoso Terzo Valico Ferroviario, che nel 2024 collegherà Genova all’entroterra padano, con una galleria di 36 chilometri, già scavata all’85 per centro, che scaricherà il colossale traffico merci.

Quello che ha logorato il Ponte Morandi e stringe ancora in una cintura di ferro Genova, il suo porto, le sue banchine, il suo traffico, con almeno 5.000 Tir al giorno.

Senza tanti complimenti per chi ha iniziato molte di queste opere (le precedenti amministrazioni di centro sinistra), Bucci va avanti come un Caterpillar, annunciando, scommettendo, rivendicando, con un presenzialismo inarrestabile.

Fa corsa da solo? Certamente la sua alleanza è quella di centro destra, ma il suo personalismo è oramai più che marcato e sulla sua eventuale vittoria il cappello ce lo metterà solo lui. Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, semmai faranno da corona, tre passi indietro.

Il solitario galoppo del sindaco di Genova

Se “o scindeco” galoppa in solitaria, anche la strada di Toti sembra ben distinta dagli alleati tradizionali. A parte l’emergenza della pandemia, che lo richiama sul territorio ogni giorno, l’ancoraggio del presidente alla Liguria passa attraverso la sua squadra ristretta di collaboratori e fedelissimi.

A incominciare dal “rieccolo”  Pino Profiti, ex superdirigente in Regione ai vecchi tempi, ex amministratore delegato dell’Ospedale vaticano Bambin Gesù di Roma. Ex uomo di fiducia del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato. A lui Toti ha affidato praticamente la riorganizzazione della Sanità ligure con un ruolo di superconsulente, che è di più di super assessore.

Il resto del tempo di questo cinquantenne presidente regionale è politica pura verso quel centro da lui agognato. Dove riceve anche riconoscimenti utili, visto che “Coraggio Italia” e il suo gruppo parlamentare sono stati convocati da Draghi nelle pre- consultazioni per la legge di Bilancio. Malgrado la percentuale bassa della sua rappresentanza parlamentare.

Scomposizione galoppante

Osservando il quadro ligure allora si vede bene questa “scomposizione” galoppante, che riguarda tutti, salvo forse quella sinistra rincantucciata dopo le sconfitte. Poco protagonista, non per cattiva volontà, ma per mancanza di “personaggi forti”.

Qui la transizione regionale è stata molto forte e, spariti dal quadro i “vecchi”, dei giovani, che pure sono numerosi, nessuno riesce a prendere la ribalta. E così basta che Claudio Burlando, ex sindaco Pci, ex ministro Ds, ex presidente di Regione Pd, ex parlamentare sia uscito dai boschi dove cerca funghi e coltiva verze nella sua terza vita da pensionato, per un paio di iniziative pubbliche per scatenar illazioni e gossip.

Vuol fare il regista dietro le quinte di una nidiata troppo inesperta, vuole riunire una chat che studi il futuro di Genova, visto che nessuno dalle sue parti lo fa.

Vuole addirittura candidarsi per tornare a fare il sindaco venticinque anni dopo. Nel 1993 lo arrestarono da sindaco in carica, in una un’inchiesta clamorosa che poi fu cancellata in istruttoria.

Tornare a palazzo Tursi, sede del Comune, sarebbe una vendetta dolce per quell’ingiustizia, che pure non gli impedì una carriera di rilievo, fino al Ministero dei Trasporti.

E d’altra parte a 150 chilometri di distanza da Genova non è tornato a fare il sindaco, una ventina di anni dopo, Claudio Scajola? È l’ex ministro berlusconiano, in questi giorni anche eletto presidente della Provincia.

Insomma, a volte tornano. Anche questa è scomposizione!

O ricomposizione?