di Franco Esposito

 

Inferno rincari. La catena del dolore. Il pianto nelle tasche degli italiani. Non c’è solo il prezzo della pasta che aumenta, volano la colazione al bar e il caffè al supermercato. Disperati gli italiani, non sanno più a quale santo affidarsi. E dopo gas e luce, l’incubo petrolio: può, aumentare fino a 140 dollari al barile. 

Prezzi pazzescchi, dalla farina al burro. “Meglio non comprare da chi sta sepculando”, consiglia l’imprenditore dolciario Alberto Balocco, non preoccupato, decisamente disgustato. “Gli aumenti vanno dal dieci per cento dello zucchero, al quaranta per cento delle semole, a rischio anche latte e uova”. 

Il consumatore italiano si ritrova al centro di un vero e proprio accerchiamento. Non sa dove andare a sbattere il capo. Dovunque si giri, becca aumenti. Il rincaro della colazione al bar, cappuccino più cornetto, è del 48%. Si passa dallo standard nazionale di 2 euro e 40 a 3 euro e 40. Le confezioni di caffè al supermercato sembrano avviate verso un aumento di prezzo del 20%. Facile pensare al bis già fatto l’anno scorso, Pane a pasta stanno subendo un rincaro del 38%. Gli aumenti trascinano anche i prezzi di tutti i farinacei. 

La Filiera Italiana si rivolge alla Grande Distribuzione: “Non imponeteci vendite sottocosto. Non è più possibile che alcune catene della grande distribuzione continuino a ignorare le legittime richieste di riconoscimento degli aumenti avanzate dalle piccole e medie aziende”. Coldiretti ci tiene a far sapere comunque che “il grano italiano è migliore di quello estero e costa meno, anche se la sua quotazione è aumentata del 70%”. Sarà pure vero, ma il vantaggio dichiarato non si sente e neppure si vede. Vale anzi il contrario, l’impennata dei prezzi è visibile a occhio nudo. Palpabile e disastrosa. Anche perchè il grano italiano, distratto dal mercato nazionale, viene venduto ad esempio in Tunisia. 

Tutto ciò – questa marea di rincari – è la traduzione pratica della parola inflazione. Sembrava essere sparita, ora imperversa in Itlia e nl mondo. La madre di tutti i problemi è l’energia, non i tanti esempi citati del “mangia e bevi”, Le materie prime, i semilavorati, i microchip: partita dal basso, la corsa in salita dei prezzi sta risalendo la filiera produttiva e distributiva. Si scaricherà inevitabilmente sui prodotti che il consumatore trova in negozio. 

La stima per l’energia nell’intero 2022 è del +18,9%, ma nel primo trimestre le bollette della luce hanno già colpito con un poderoso +55%; quelle del gas +41,8%, Dovranno (o dovrebbero) frenare nei prossimi mesi per allinearsi sulla media annunciata +18,9%. Ma sarà davvero così o finiremo buggerati, noi italiani, per l’ennessima volta?

Il presidente di Federconsumi, Michele Carras, punta il dito  soprattutto sui dispositivi sanitari. “Da quando le mascherine  Ffp2 sono diventate obbligatorie ho sentito parlare di prezzi in farmacia a fino a 3 euro, nonostante l’accordo firmato col, generale Figliuolo. Apprendo di persone che hanno pagato i tamponi domiciliari fino a 160 euro”. 

L’energia, in realtà, è aumehtata fino al 500%; il cartone del  100%; i film lpastii dl 25%. Rincari che hanno messo in ginocchio miglia di Pmi agroalimentari. Da qui la richiesta di Filiera Italia alle autorità di controllo, a partire dall’Ispettorato Icqrf del ministero delle Politiche Africole. “Intervengano ponendo fine ai fenomeni di sottocosto, che mai come ora sono odiosi e inaccettabili”. 

Il problema vero, reale, palese, è proprio questo. Punto di doamnda: dove comincia e finisce l’esigenza di aumentare i prezzi all’origine e da dove parte invece e quanto incide la speculazione? La verità non sta nel mezzo. Anche in questa pesante, insostenibile, dirompente circostanza, l’Italia si conferma Paese dei grandi approfittatori. Continuiamo a farci del male; il bene è per pochi, quasi tutti speculatori.