(foto depositphotos)

di Franco Esposito

Un ribaltone o che cosa? Proprio bene non si capisce, non resta che affidarsi all’intuizione. Allora cos’è precisamente la rappresentazione andata in scena, con tanto di voto, sul budget Rai per il 2022? Meglio affidarsi ai fatti, le ipotesi non porterebbero da nessuna parte. E i fatti dicono che Partito Democratico e Movimento Cinque hanno dato l’avviso di sfratto all’amministratore delegato Carlo Fuertes, piazzato in Rai da Mario Draghi.

Una sorta di sentinella a guardia dell’azienda di Stato che funziona in una certa maniera. Male in tutti i sensi, secondo quelli che con la Rai ce l’hanno a morte. Io come tanti, ormai troppi. Siamo un popolo, facciamo popolo. Bene o meno, male o molto male, il budget Rai per il 2022 è stato approvato. Ma non all’unanimità. Tre consiglieri d’amministrazione – Francesca Bria, Alessandro Di Maio, Carlo Laganà – hanno contestato , i numeri presentati dall’ad Fuortes. Si sono espressi contro.

Fuortes ha presentato un bilancio in pareggio, a fronte di una posizione finanziaria netta, -625 milioni. Il riflesso politico non è per nulla irrilevante. Al contrario, il dato è di un peso specifico forte. Si sono schierati contro Pd e M5S; i voti di Lega (Igor De Biase) e Forza Italia (Simone Agnes) hanno tenuto in sella l’amministratore delegato. Fuortes non aveva previsto il diniego di Pd e M5S, ma pare non si sia spaventato. L’avrebbe preso come una sorprendente, inattesa contrarietà.

Arrivato in Rai anche con la spinta dell’asse Zingaretti-Bettini, Fuortes avrebbe dovuto guidare l’azienda con una maggioranza draghiana. Tutti con lui, tranne Giorgia Meloni. Laddove alla luce dell’ultimo voto, sembra che possa contare solo sul centrodestra. Il segnale non è incoraggiante, tempoco positivo, alla vigilia dell’elezione del Presidente della Repubblica e del festival di Sanremo. La fiera della canzone è centrale da sempre nella vita della Rai.

“Se fossimo in Parlamento – osserva l’immancabile onnipresente Michele Anzaldi di Italia Viva – è come se due forze di maggioranza votassero contro la legge di Bilancio. Governo e premier cadrebbero un minuto dopo”. Anzandi chiede che i tre i consiglieri vadano in Commissione di Vigilanza a spiegare le ragioni del voto contrario. “Ritengo che non sia sia trattato di una bocciatura dell’ad, ma di una critica al taglio dell’informazione senza aver presentato un piano generale di rilancio”.

Gratta gratta, dall’interno viene fuori un altro problema. Messo in evidenza e in primo piano da Francesca Bria. “Il voto contrario è anche un invito a Fuortes di porre maggiore attenzione al rapporto con i sindacati”. Praticamente nullo, pare non ci sia nessuna relazione tra le parti. “Avendo votato contro il taglio di tg e sport, , non potevo dire sì al budget che proprio su quei tagli è basato”, spiega Laganà.

Il voto sul budget ha risentito della chiusura notturna dei Tg regionali. La battaglia su cui il, Pd si è schierato al fianco dell’Usigrai. E del malcontento dei democratici perchè, sempre alla Tgr, Alessandro Casarin, in quota Lega, sia riuscito a confermare come conduttore Roberto Pacchetti, anche lui molto vicino a Matteo Salvini: Mentre il Pd chiedeva un riequilibrio. Il M5S può ritenersi soddisfatto della rimozione di Giuseppe Carboni dalla direzione del Tg1, senza trovargli una nuova ricollocazione.

Permane oltretutto un evidente nervosismo all’interno della Rai. Il motivo? Il mancato rispetto della regola secondo cui un vice direttore non possa andare in video, Al Tg1 ci vanno tutti, a partire da Francesco Giorgino. Masticano amaro e non gradiscono al T2 e al Tg3. Nel mirino dei contestatori ora è finita anche Monica Maggioni.