Il palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica italiana (foto depositphotos)

Si è autodefinito “l’acchiappa farfalle” di Berlusconi. Telefona e, se nessun risponde, telefona ancora. Vittorio Sgarbi, da giorni, sta lavorando alacremente alla scalata al Colle di Silvio Berlusconi. Operazione improba, definita anche “operazione scoiattolo”, il soprannome della strategia portata avanti dal Cavaliere per conquistare quei 50-60 voti (ma c’è chi dice che debbano essere forse il doppio) per fargli ottenere la maggioranza assoluta al quarto scrutinio e consentirgli così la clamorosa elezione alla presidenza della Repubblica. Col passare dei giorni, l’ottimismo di Sgarbi si è affievolito. Come anche quello dello stesso fondatore di Forza Italia. Che ora, dalle parole consegnate proprio da Sgarbi a “Un giorno da pecora”, su Radio 1, è “abbastanza triste”.

“Ci devono essere delle inquietudini di natura psicologica, non degli elettori, ma nel candidato, perché è rimasto a Milano – continua il deputato e critico d’arte – Credo che questa, come dire, pausa dipenda dal fatto che starà pensando se c’è una via d’uscita onorevole, con un nome che sia gradito a lui, forse Mattarella“. L’operazione, aggiunge Sgarbi, “si è fermata oggettivamente”. Una conferma alle voci che giravano anche ieri e che parlavano di un passo indietro da parte di Berlusconi nel giro di due-tre giorni con l’indicazione di un nome sul quale provare a far convergere le altre forze parlamentari. Un modo anche, pur nella rinuncia alle personali aspirazioni del Cavaliere, per assegnarsi il ruolo di kingmaker in questa complicata partita per il Quirinale.

Ma le parole di Sgarbi creano anche un incidente diplomatico dentro Forza Italia. “Lui non è il portavoce di Silvio. Sgarbi risponde a se stesso, sicuramente non parla a nome del Cavaliere”. A puntualizzarlo ai microfoni di Sky Tg24 è Antonio Tajani, coordinatore di Forza Italia secondo il quale nessun dirigente azzurro “ha mai detto che il partito uscirebbe dal governo se Draghi dovesse salire al Quirinale: noi diciamo una cosa diversa, c’è ancora bisogno di un governo di unità nazionale per combattere e sconfiggere la pandemia e senza Draghi sarebbe difficile andare avanti” con questo impegno perchè “non c’è una personalità come lui”.