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Di FRANCO ESPOSITO

Data di nascita 23 gennaio 2042, la Settimana Enigmistica compie novant’anni. Il popolare settimanale di cruciverba e rebus rappresenta un pezzo di storia dell’Italia. Da sempre in bianco e nero, in copertina, la foto di un attore o di un’attrice, in un’alternanza puntuale e irrinunciabile diventata regola e distintivo. La Settimana vanta “innumerevoli tentativi di imitazione”. 

La frase a mo’ di slogan che oggi la distingue da tutte le pubblicazioni dello stesso genere. Uno slogan vero e proprio, a ben vedere. All’interno, bave di colore, in lievi tinte pastello, nel segno di un discrezione che è parte stessa della storia della Settimana Emigmistica. Siamo al cospetto di una novantenne freschissima, eternamente giovanile, come se il tempo per lei si fosse fermato davvero, e decisamente atipica nel panorama della carta stampata. La Settimana si compiace di essere  conservatrice: un altro dei suoi storici segnali di riconoscimento. 

Quasi nulla è cambiato nel tempo da quando un ingegnere sassarese con frequentazioni viennesi, Giorgio Sisini, la ideò a immagine e somiglianza di un foglio già popolare in Austria, “Das Raisel”, L’indovinello. Non è cambiato l’editore, oggi è Baggi Sisini, nipote del fondatore. 

La Settimana è identificabile come un pezzo significativo della storia d’Italia nel suo secolo cruciale. Un segnale della permanenza dell’enigmistica nella vita in famiglia. Le generazioni cambiano, non il legame tra pubblico e testata. Come pure non cambia il riserbo, un autentico muro, innalzato da proprietari e redattori, Un dato per ribadirlo: all’indirizzo milanese non è riportato sulla pulsantiera il nome della rivista. Quanto detto ad alimentare leggende.  

Novant’anni di vita dicono di una tradizione antica e consolidata. La Settimana è impegnata da sempre in un qualcosa di diverso e curioso: una forma di marketing alla rovescia. “Visto che trattiamo l’enigmistica, ne abbiano un po’ assunto l’abito. Così abbiano scelto di essere un tantino misteriosi anche noi”, riferisce il condirettore Alessandro Bartezzaghi, con toni anche scherzosi. Se lo può permettere, la Settimana Enigmistica va a gonfie vele. 

Un prodotto di nicchia o che cosa? Era un prodotto di nicchia nei suoi primi anni di vita, snobbato dal mondo della cultura e dell’editoria. Non se ne parlava, anche se nel giro di alcuni mesi decuplicò la tiratura. “Il vero successo comincia dopo la guerra”. Gli inventori del cruciverba sono gli americani, all’inizio del secolo scorso. Tutto bene, ma la verità sapete qual è? La Settimana non conosce la parola crisi. 

“Il vero virtuoso delle parole incrociate va di penna”, categorico il condirettore Bartezzaghi, in risposta al punto di domanda: penna o matita? Il quesito continua a scatenare dibattiti. “A matita si può correggere. Ma c’anche la Rete, dove impazzano siti che offrono risposte a infinite definizioni, anche alle nostre. Il che è un abuso. Il vocabolario di Internet però è sterminato, quasi irresistibile la tentazione di ricorrervi”. 

La tentazione come derivato del ritmo nevrotico che la vita ha assunto. Si cercsano scorciatoie, non interessa come”. La Rete, è vero, danneggia la Settimana. Intanto ha ridotto in misura drastica il numero delle edicole, il mezzo per arrivare ai lettori. Gli anni d’oro sono ormai lontani, quando la Settimana vendeva un milione di copie”.  Sì, un milione, e non è un dato buttato lì per fare colpo. La Settima Emgmistica non ha bisogno di simili mezzucci. 

Oggi è possibile trovarla anche in versione tablet. Molto utile per chi si trova o vive all’estero. Uno dei tanti pregi di questa antica pubblicazione baciata da costante successo è la trasversalità. Nel senso che ha un seguito presso tutti i ceti sociali, dai più istruiti ai meno colti. “Questo ha significato per noi andare alla ricerca di soluzioni dalla forma più neutra nelle definizioni, al di là delle posizioni politico-culturali”. 

Un esempio illuminate à costituito dalla parola “sciopero”. Nel Settanta la definizione di questo vocabolo da parte della Settimana provocò le ire furibonde di Fortebraccio, pseudonimo del popolare, seguitissimo e amatissimo corsivista dell’Unità. “Nella sua rubrica ci accusò di essere schiavi del capitalismo, o qualcosa del genere”. 

La reazione delle parole che all’epoca lavoravano alal confezione della Settimana? Non una parola, in pubblico neppure una smorfia; solo silenzi, nel segno di quella storica discrezione, che dura tuttora, come fiore all’occhiello della pubblicazione leader consolidata nel campo dei cruciverba e dei rebus. 

Buon compleanno, vecchia cara inimitabile irrinunciabile Settimana Enigmistica. Compagna discreta di una vita e testimone protagonista di novant’anni di storia d’Italia. A risentirci alla festa di un secolo, incrociando le dita.