di ROBERTO ZANNI
Da Pescara a Marte: non c’è che dire si tratta di un gran bel viaggio. Protagonista Pietro Di Tillio, geologo che dopo essere cresciuto ed aver studiato a Pescara, prima al liceo Da Vinci quindi all’università ‘Gabriele d’Annunzio’ si è poi trasferito negli Stati Uniti, nel New Jersey con la moglie Angela Rapino e successivamente tra studi e ricerche ecco che è arrivata la chiamata della NASA. Selezionato assieme ad altri tre scienziati per il programma di ricerca HERA (Human Research Exploration Analog) volto a simulare in un habitat a terra, a Houston al Johnson Space Center, una missione su Phobos, luna di Marte. Di Tillio insomma non partirà, fisicamente, alla volta di Marte, ma da venerdì 28 gennaio sarà come se lo facesse davvero.
Con lui Jared Broddrick, Dragos Michael Popescu e Patrick Ridgley compagni di viaggio di una missione davvero speciale che potrà anticipare la prima vera partenza dell’uomo verso Marte. “Si tratta per me di un grande onore far parte di questo team – le parole di Di Tillio al momento dell’annuncio – e aiutare la NASA nella ricerca che, tra qualche anno, porterà l’uomo ad andare sempre più lontano nello spazio per esplorare Marte e i suoi dintorni, ma anche per rimettere piede sulla nostra Luna”. Anche se i quattro scienziati resteranno sulla Terra, sarà una missione molto impegnativa che durerà 45 giorni e si svilupperà all’interno di un habitat progettato per fungere da analogo per i rigori delle missioni di esplorazione spaziale reale.
HERA, l’habitat, ospiterà Broddrick, Popescu, Ridgley e Di Tillio mentre condurranno esperimenti scientifici affrontando al tempo stesso l’isolamento e i ritardi di una lunga missione spaziale. Quando verranno chiusi i portelloni di HERA, non saranno più riaperti fino al 14 marzo. Una volta ‘partiti’ i quattro astronauti sperimenteranno un po’ tutte le condizioni previste per una missione simile a cominciare dai crescenti ritardi con il mondo esterno. Una volta raggiunta, metaforicamente, Phobos questi ritardi raggiungeranno i cinque minuti costringendo equipaggio e coloro i quali coordinano il viaggio a esercitarsi in una maniera estrema per quello che concerne in particolare le comunicazioni.
“In questa missione HERA – ha spiegato Brandon Vessey che si occupa delle operazioni di ricerca e degli elementi di integrazione per lo Human Research Program (HRP) della NASA –  impareremo di più come si comportano i team in un ambiente autonomo dal quale si hanno contatti limitati con la Terra. Si tratterà di un’esperienza importante per le future missioni di esplorazione oltre l’orbita terrestre bassa”. Di Tillio dopo aver conseguito in Italia la laurea in geologia seguita da un Master in geologia e scienze della terra ha frequentato anche l’University College of London, vivendo a Londra per sei mesi. Il trasferimento negli Stati Uniti risale al 2013 e attualmente è impegnato come geoscienziato e analista nel settore dell’ingegneria ambientale.
Una vastissima esperienza anche nell’analisi e nel mappare i dati geografici. Durante la sua carriera ha collaborato a progetti di sostegno del U.S. Environmental Protection Agency e del U.S. Postal Service durante l’emergenza dovuta agli uragani Maria e Irma.