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di Franco Esposito

La legge è de 1850. La dotazione dei gioielli de re è tornata nel ’46 allo Stato, obbligato a dare ai beni una destinazione definitiva. I gioielli sono ora in un caveau della Banca d’Italia. Custoditi fin da tre giorni dopo l’esito del referendum. Fu Umberto in persona, dopo la caduta della monarchia, ad affidare le gioie della Corona a Luigi Einaudi, perchè fossero consegnate poi “a chi di diritto”. Lo Stato, evidentemente. 

All’atto della caduta della monarchia, tutti i beni rientrarono nella disponibilità dell’amministrazione delle Finanze. La parte restante, tra cui i gioielli della Corona, fu assegnata al Ministero delle Finanze, perchè provvedesse appunto alla destinazione definitiva, però mai avvenuta. 

Ora gli eredi Savoia fanno causa allo Stato. “Restituisca i gioielli di famiglia”. Il principe Vittorio Emanuele e le principesse Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice, citeranno a breve in giudizio il Ministero dell’Economia e la Banca d’Italia “affinchè restituiscano i gioielli della Corona“. L’azione dei quattro figli di Umberto II parte da lontano. “Le abbiamo provato tutte”, riferisce il legale di Casa Savoia, l’avvocato Sergio Orlandi. 

Il tentativo di mediazione è fallito. All’incontro si è presentato solo il rappresentante della Banca d’Italia. “La proprietà dei preziosi è dello Stato”, rivendicano la presidenza del Consiglio e il ministero dell’Economia. Il legale di Casa Savoia è di tutt’altro avviso. “I beni della famiglia devono essere restituiti ai legittimi proprietari”. La validità della tesi verrà dimostrata con la citazione in giudizio dello Stato. 

Ma cosa consiste la dotazione di preziosi appartenuta al re d’Italia? L’origine è certificata nell’articolo 19 dello Statuto albertino del 4 marzo 1848, in esecuzione del quale è emanata la Regia legge del 16 marzo 1856, numero 1004, sulla dotazione del Re e le condizioni di godimento dei beni che costituiscono la dotazione della Corona”. A questa legge pare voglia affidarsi l’avvocatura dello Stato. Anche in considerazione di quanto afferma l’articolo 1. Dotazione, non proprietà, “di cui il Re dovrà godere durante il suo regno”.

A questo punto la domanda è d’obbligo: qual è il reale valore dei beni? É senza dubbio inestimabile. I gioielli di provenienza reale hanno raggiunto quotazioni altissime. “Basti vedere le aste più recenti”, dice la designer d’arte e scultrice orafa Imelde Corelli Grappaldelli. I gioielli reali li ha visti anche Gianni Bulgari, in un’ispezione nel 1976. “Una delusione, Ricordo di aver detto, possibile che sia questo il tesoro della Corona?”. 

Maria Gabriella, la figlia del re, si dichiara “stupita”, attraverso la voce dello storico Aldo Mola. “Lei non ha potuto neanche vederli, i gioielli, malgrado abbia fatto più volte richiesta a BankItalia“. 

I gioielli, una quindicina, sono ricchi di brillanti, perle e diamanti, e sono racchiusi in un astuccio di pelle nera con chiusura a chiave, dimensioni 30x31x20. L’astuccio è rivestito di carta catramata e sigillato. Nel suo “Cronache del Regno d’Italia”, scrive il saggista Giovanni Artieri. “Nel corso della consegna, il presidente Luigi Einaudi avrebbe detto: ma perchè il re non se li porta via, é tutta roba sua”. 

Proprio quello che dicono i quattro eredi di Umberto II, pronti a citare in giudizio lo Stato. “Restituisca i gioielli, appartengono alla nostra famiglia”. La battaglia è appena cominciata.