É stato uno degli ultimi atti dell’ex-sindaco Bill de Blasio e oggi diventa una voce da discutere al più presto per la nuova amministrazione di New York City, guidata dal sindaco Eric Leroy Adams. L’ex-primo cittadino insieme al Department of Design and Construction (DDC) della città ha infatti selezionato una shortlist di sei joint-venture chiamate a progettare e costruire quattro nuovi istituti penitenziari che dovrebbero sorgere nei vari borough della Grande Mela. L’orizzonte temporale è il 2027, quando la grande e storica prigione di Rikers Island verrà chiusa.

Per quella data – secondo il comunicato stampa dell’amministrazione cittadina – dovrebbero essere pronte le nuove carceri, progettate secondo più moderni criteri di sostenibilità, non solo per gli edifici in sé, ma anche per le condizioni di vita dei detenuti. Il progetto promette di diventare presto una grande sfida cittadina non solo per l’impatto che le nuove opere avranno sull’edilizia penitenziaria negli Stati Uniti, ma anche per la loro portata economica. Il budget previsto per la costruzione di ciascun istituto si aggira intorno agli 1,5 miliardi di dollari, per un totale complessivo del progetto destinato a superare i 6 miliardi.

Manhattan, Brooklyn, Queens, Bronx: sono questi i quattro borough di New York City candidati per ospitare le carceri del futuro. Per ognuno di essi è stata selezionata una o più joint-venture che stanno elaborando i progetti definitivi degli istituti. Progetti sui quali già trapelano alcuni particolari come il dato che ogni carcere sarà dotato di 886 posti letto.«La risposta arrivata dalla comunità degli architetti che ha partecipato alle selezioni – ha dichiarato Vincent Schiraldi, Commissario del NYC Department of Correction – è più che incoraggiante se si considera l’importanza e la grandiosità di questo incredibile progetto».

Secondo l’amministrazione cittadina la presenza di carceri “locali” permetterà di rispondere in modo più efficiente alle esigenze di pena e rieducazione della popolazione newyorkese, evitando la nascita di una nuovo maxi-istituto penitenziario, complicato da gestire e destinato a diventare un enorme bacino di uomini e donne dove il recupero e la formazione sono complessi se non impossibili.

Il dibattito per una nuova edilizia penitenziaria sostenibile e inclusiva si è aperto a New York City nella primavera del 2017 quando è stata ufficializzata la decisione di chiudere il penitenziario di Rikers Island. Da quel momento l’amministrazione cittadina si è messa al lavoro per dare concretezza al progetto di penitenziari “locali”, stanziati nei singoli quartieri, con una capacità complessiva di circa 3.300 posti letto, adeguata ai tassi di criminalità che si registrano oggi sul territorio metropolitano. Gli istituti – secondo quanto riporta il sito ufficiale del progetto (https://rikers.cityofnewyork.us/nyc-borough-based-jails/) – saranno realizzati in modo da garantire la massima sicurezza per i detenuti e per gli operatori penitenziari, ma anche per facilitare la formazione interna, gli incontri con i familiari, le cure mediche, in generale i programmi di riqualificazione sociale.

La novità dei nuovi istituti penitenziari di New York City non si limita al loro impatto in termini di recupero sociale dei detenuti, ma riguarda anche i modelli di costruzione che saranno adottati. Secondo i piani dell’amministrazione cittadina i lavori inizieranno ufficialmente nel 2023 per concludersi nel 2027. Questo avrà un impatto significativo sulla città, con cantieri aperti a Manhattan, Brooklyn, Bronx e QueensCantieri altamente innovativi e progettati per ridurre al massimo l’impatto sulla vita metropolitana così come l’inquinamento atmosferico.

Leggendo il progetto elaborato dalla “Joint Task Force” per Manhattan e datato settembre 2021 si scopre che le lavorazioni dovranno rispettare una serie di parametri che permetteranno di ridurre al massimo i rumori, le vibrazioni, così come i livelli di polveri nell’aria.Non solo. Durante i cantieri tutte le opere in costruzione saranno abbellite con installazioni artistiche temporanee che avranno come protagonista proprio il verde e la sostenibilità, ideate per lanciare il messaggio di cui i nuovi istituti dovranno essere portatori: anche l’edilizia penitenziaria può essere moderna e sostenibile. E soprattutto a misura d’uomo.