Il presidente dell'Ucraina, Zelensky (foto depositphotos)

DI LUCIO FERO

Pare proprio, quasi certo che il nostro paese abbia preso un altro impegno…all’italiana. Un impegno preso nel 2014, da attuare nel 2024, spostato al 2028. Tra sei anni, quando ci saranno altri governi, altre elezioni, magari altre coordinate del mondo. Un impegno preso per scaricarlo, se proprio, su chi verrà. Un impegno preso per non rispettarlo, non noi, non ora, non qui. L’impegno ad una maggiore spesa militare.

Si tratta dell’impegno preso da tutti i membri della Nato (una alleanza militare tra Stati), impegno con se stessi e reciproco. Ma in Italia si parla e si pensa dell’impegno preso dalla Nato come fosse impegno con la Nato, Nato qualcosa di terzo se non estraneo rispetto alla comunità, allo Stato, insomma al “noi”. Quindi ci sarebbe questa Nato con cui ci siamo impegnati a maggior spese militari, questa Nato nel ruolo di un creditore importuno che ha sì in mano un contratto ma…Ma spendere per la Difesa cosa altro è se non un favore fatto, una concessione elargita ad estranei importuni? La Difesa e la relativa spesa servono a noi, al “noi”, all’Italia? Ma quando mai. Comunque paghiamola a rate questa tassa della Difesa e a pagare c’è sempre tempo, allunghiamo le rate… E’ questa la cultura, questa la stoffa di cui è intessuto il nostro impegno rinnovato. La Difesa? Una tassa. Da pagare ad una Agenzia delle Entrate che si chiama Nato. Di questa trama è fatto il pensare e l’agire di gran parte della società politica e civile italiane.

Se guerra qui, non contate su… – Quindi se mai una guerra dovesse toccarci, non contate sul Conte pensiero e sul Conte leader e sull’anima e sul cuore del militante ed elettore M5S. Tutti insieme pensano che spendere per la Difesa siano spreco o immoralità o anche spreco immorale. Nemmeno fate di conto su una bella fetta di cattolici che in ottima fede si sentono progressisti e umanitari all’interno di una sorta di evangelicamente corretto. Anche loro sono per il No Armi, Mai!

Non contate sulla Cgil e sull’Anpi e su tutto quello che di politicamente siglato che c’è a sinistra, a sinistra, a sinistra del Pd. Sono quelli della “Costituzione ripudia la guerra”. Alla quinta parola non a caso la Costituzione non la declamano più, quando specifica “la guerra come mezzo di aggressione”. Figurarsi se arrivano a leggere dove la Costituzione parla di obbligo, costituzionale appunto, alla Difesa.

Non contate su quel che rimane e permane di una “gauche” magari fosse solo incanutita. E’ invece incattivita, inacidita. Ha perso, insieme al resto della società, il senso del tragico nella storia umana. Effetto collaterale: incarna il ridicolo. Il ridicolo del via l’Italia dalla Nato quando c’è una guerra, il ridicolo del disdegnare e fuggire un’alleanza militare quando un’alleanza militare è l’unica cosa che ti difende quando di Difesa di tuo ne hai poco o nulla.

Non contate sulla destra “del fare” alla leghista. Armi? Che brutta cosa! Armi agli ucraini? Brutto affare, finisce che ci si rimette!

Non contate sui sondaggi: dicono che “solo” il 27,3% approva una maggiore spesa militare. Solo il 27,3%? Con il tipo di quesito posto, il 27 e passa per cento sbalordisce. Domandate alla gente: preferite un carro armato o una scuola? Sbalordisce il 27% abbia detto il carro armato. Provate in un sondaggio (ci fosse…) a domandare: e se poi la scuola ve la prende a cannonate il carro armato di un altro. E vedrete che forse il 70 per cento di contrari alla spesa per armi un po’ si assottiglia.

Non contate comunque troppo neanche sulla gente: siamo certi che tra i nostri diritti sindacali, costituzionali di opinione ci siano la pace (almeno qui). E che la pace sia gratuita (almeno per le nostre tasche). E che quelle brutte cose che eventualmente dovessero difenderci, appunto lo debbano e basta. Usa, Nato…sono tenuti alla nostra Difesa. E che tra i nostri diritti sindacali, costituzionali e di opinione ci sia l’esenzione da guai economici derivanti dalla guerra. Esenzione o almeno rimborso, integrale s’intende. E il diritto ad avere gas come prima anche se gas non ci fosse. E il diritto, acquisito s’intende, ad una saldo e stralcio dalla Storia che gode della proroga che si auto proroga. Il diritto ad un presente senza passato e futuro, il diritto a viverci dentro al presente senza neanche la tassa del doverlo difendere.

Non contate sulla tradizione, quella che caratterizza l’Italia quanto a rispetto degli impegni internazionali

Non contate sull’informazione, fa quel che può e quel che sa fare: trattare, comprendere e raccontare Putin-Zelensky come fosse un Conte-Draghi. L’informazione si è auto ridotta a competenza sulle parole, sui fatti passa la mano.

Chi farebbe qui Zelensky? – La sensazione è che in caso di una guerra qui si sentirebbe come risposta alla domanda un corale: “Zelensky chi?”. Un conduttore tra i più bravi e noti (Insinna) dalla tv più nota e seguita (la Rai) ha detto di cuore e in ottima fede: ospedali e scuole sì, armi no. L’ha fatto in piena e buona coscienza e in universale assonanza con una piena non conoscenza della storia e del reale. Se una guerra dovesse toccarci, non contate sull’Italia come è oggi.