di GIORGIO MERLO

Che la politica italiana richieda, anche e soprattutto nell’attuale contesto sociale sempre più drammatico, una profonda inversione di rotta è necessario se non addirittura urgente. Lo impone la nuova agenda politica e lo richiede il nuovo contesto europeo e internazionale. Tutto è cambiato, anche solo rispetto alla nascita del governo dei “migliori”. Senza nulla togliere, come ovvio, alle capacità e ai talenti del governo Draghi. Ma una nuova fase ormai si è aperta. E nella nuova fase difficilmente c’è spazio per la riproposizione del populismo di marca grillina con tutto il suo carico di anti politica, di giustizialismo manettaro, di demagogia, di qualunquismo, di cronica incapacità di governo come la concreta esperienza ha platealmente confermato. E, al contempo, anche l’approccio smaccatamente sovranista ha fatto il suo tempo.

Due sub culture e due modalità politiche largamente superate dalla realtà che, invece, richiede un profondo e significativo cambiamento. Non a caso, le domande che emergono in modo sempre più forte e dirompente ci riportano a una stagione dove la politica era protagonista. Sia attraverso il ritorno dei partiti organizzati e democratici, sia con la riscoperta delle culture politiche e sia, soprattutto, con una rinnovata e qualificata classe dirigente. Altroché riproporre lo slogan fallimentare e grottesco “dell’uno vale uno”. Una prassi che ha contribuito in modo potente a squalificare l’azione di governo e, purtroppo, anche a ridicolizzare la politica nella sua interezza.

Per questi semplici, ma grandi motivi, il contesto sociale e politico richiede altre caratteristiche e altri ingredienti. Non è certamente attraverso il trasformismo politico o l’opportunismo parlamentare che si possono affrontare e sciogliere i principali nodi politici che sono sul tappeto. Cioè con le modalità concrete che dal marzo del 2018 – cioè dopo le ultime elezioni politiche – hanno avuto il sopravvento nella storia parlamentare e di governo del nostro paese. Una pagina politica, cioè, si è chiusa e ne va riaperta un’altra. Del tutto diversa e radicalmente “altra” rispetto a quella precedente. E il ritorno della politica non può non coincidere con un metodo di governo e con una azione che riscoprano sino in fondo quelle caratteristiche che hanno accompagnato le migliori stagioni della politica nel nostro paese. Che, sinteticamente, potremmo riassumere con uno slogan che contiene, però, al suo interno una storia culturale e di governo significativa e di grande spessore. Ovvero, “una politica di centro”.  

Una “politica di centro” che si riassume in una serie di elementi decisivi per una rinnovata qualità della politica: dalla cultura di governo alla cultura della mediazione; dal respingere la radicalizzazione del conflitto politico al rispetto dell’avversario; dalla cultura dello Stato e delle sue istituzioni democratiche alla centralità del Parlamento; dalla riscoperta della democrazia rappresentativa alla valorizzazione del pluralismo in tutte le sue articolazioni; dal valore del dialogo e del confronto all’importanza delle culture politiche e dei partiti come strumenti essenziali per una rinnovata qualità della nostra democrazia. Insomma, l’esatto contrario del populismo anti politico dei grillini e del sovranismo tardo leghista.
Ed è proprio in un contesto come quello contemporaneo che una presenza politica di centro si impone. Accompagnata da tre elementi di fondo. Il ritorno, appunto, di un “partito di centro”; il ritorno di una “cultura politica di centro” e, in ultimo ma non per ordine di importanza, il ritorno di una classe dirigente che tragga la sua legittimità attraverso il metodo della selezione democratica dal basso e non dalla cooptazione e dalla fedeltà al capo di turno. Tre elementi decisivi per ridare qualità alla democrazia e credibilità alla stessa politica.

E l’iniziativa politica che abbiamo intrapreso come ‘Noi Di Centro’ con Clemente Mastella e con la formazione di un partito nazionale, organizzato e radicato nel territorio punta a centrare quegli obiettivi. Un progetto politico e una iniziativa politica che punta, com’è altrettanto ovvio, a dar vita ad un “polo centrista” e a un progetto politico e di governo con altre sigle e altri partiti che sono e restano allergici alla doppia deriva populista e sovranista. Una iniziativa che sta registrando consensi e adesioni proprio perchè si è chiusa una fase dominata da altre sub culture e altre prassi di governo del tutto estranee ed esterne alle regole e alla stessa cultura democratica.

Ora si tratta di accelerare e consolidare questo progetto politico e di governo in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. A cominciare dalle ormai prossime elezioni politiche nazionali. Un appuntamento troppo importante per affrontarlo con le vecchie categorie e le vecchie sub culture che hanno solo provocato danni e squalificato la stessa azione di governo. Un “centro”, come ovvio, che sia un elemento dinamico ed innovativo nella politica e che sia capace, soprattutto, di ridare slancio e vigore ad un’azione di governo che non può più prescindere dalla competenza, da una reale e non fittizia rappresentanza di interessi sociali e di mondi vitali e che, in ultimo, sappia anche declinare una cultura riformista che in questi ultimi anni è stata sacrificata sull’altare del populismo e della propaganda anti politica e demagogica.

Certo, per centrare questo obiettivo vanno superate quelle piccolezze e quelle miserie umane – sempre esistite, purtroppo – che pur di continuare a coltivare il proprio orticello politicamente  insignificante si è anche disposti a far saltare un vero progetto politico e di governo. Ma ormai le condizioni generali sono cambiate e di fonte al sempre più evidente e plateale fallimento del populismo da un lato e alla impossibilità di continuare a far ricorso ai “tecnocrati” dall’altro, la politica non può che ritornare protagonista e centrale. E quando nel nostro paese la politica ritorna protagonista, la “politica di centro” è destinata ad assumere un ruolo decisivo e determinante per l’intero sistema democratico e parlamentare.

Per questi motivi il “centro” e la “politica di centro” sono ritornati alla ribalta. Senza arroganza e senza alcuna presunzione ma con la consapevolezza che senza il ritorno della politica è la stessa democrazia a rischiare di essere ancora conservata e valorizzata nel nostro paese.