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Franco Esposito

Pasqua di sangue a Napoli. Movida violenta ci consegna due ragazzi accoltellati. Un quattordicenne e un sedicenne costretti a ricorrere alle cure in ospedale. A Fuorigrotta, a pochi metri dallo stadio intitolato a Diego Maradona, la faida di camorra si prende la squallida ribalta alla vigilia di Pasqua. Otto proiettili mandano all'altro mondo un venticinquenne già noto alle forze dell'ordine. Fu arrestato per droga nel 2015. L'assassinio di Fuorigrotta dopo gli agguati di Natale e Capodanno, nel vasto elenco di pistolettate e omicidi.  

Macchiato da sangue assurdo il sabato santo a Napoli. Gli episodi di violenza e di morte nella città del tutto esaurito. Gli alberghi senza un posto libero, code ai musei e nei luoghi d'arte, un problema trovare un tavolo libero in un qualsiasi ristorante o trattoria. Rivisti anche i turisti statunitensi. Napoli ha fatto il pieno.  

Di visitatori e purtroppo anche di violenza. Inascoltata sotto l'esortazione dell'arcivescovo monsignor Domenico Battaglia, pronunciata sabato pomeriggio alla celebrazione dei funerali di Giovanni Guarino. L'ennesima morte assurda: il diciannovenne ucciso a coltellate durante una lite tra giovanissimi scoppiata in un luna park a Torre del Greco. "Che questa morte non sia vana, che diventi uno spartiacque per il bene". 

Quell'episodio di sangue non ha insegnato nulla. Dilagano intanto sconcerto e amarezza. Invece di fermarsi, come auspicato dall'arcivescovo di Napoli, la violenza è dilagata da un lato all'altro dell'area metropolitana. Una sequenza da Far West. Gli adolescenti hanno ripreso a ballare con le pistole in pugno. Girano armati di coltello, pare non ne possano fare a meno i giovanissimi cresciuti a pane e Gomorra. 

I due minorenni feriti gravemente al culmine di liti esplose quasi certamente con un pretesto. É accaduto nel centro di Napoli, a piazza Trieste e Trento, nei pressi della Galleria Umberto, a due passi due dal teatro San Carlo e da Palazzo Reale, il salotto della città, e la replica in periferia, a Marano. Le conseguenze, per fortuna, pur gravi, non hanno prodotto esiti fatali. 

Il centro di Napoli affollato dai turisti, quando uno studente di quattordici anni sta passeggiando tranquillamente con alcuni amici viene  aggredito senza ragione da un gruppo di coetanei. Una baby banda, evidentemente di cattivi ragazzi. Pare fossero in quindici. Il ragazzo tenta la fuga, la Galleria Umberto attraversata di corsa, in direzione via San Carlo, verso piazza Trieste e Trento. Dove lo raggiungono i quindici aggressori. Colpito con almeno sei coltellate, cinque alla gamba destra, una alla schiena, appare subito in condizioni problematiche,  

Becera violenza gratuita. Nella colluttazione il ragazzo ha battuto con violenza la testa. La banda a quel punto si allontana, come se avesse portato a termine un'inqualificabile missione. Soccorso quasi immediatamente, il ragazzo aggredito si ritrova ferito all'ospedale Vecchio Pellegrini. Dove è tuttora ricoverato. Non è in pericolo di vita, ma i sanitari hanno tenuto riservata la prognosi. 

"Assassini", scrivono sui social gli amici del ragazzo figlio di una famiglia perbene, studente con ottimo profitto. "Serve più sorveglianza", e sono i vicini di casa dell'aggredito a chiederla in coro. "Ma come si fa a scagliarsi in quindici contro una persona sola? Neanche in una guerra come quella  in Ucraina quindici soldati possono massacrare una persona inerme". 

Indagano i carabinieri. Concreta appare la possibilità di risalire ai componenti della baby banda  La zona dove è avvenuta l'aggressione è interamente videosorvegliata. Funzionano le telecamere pubbliche e quelle con dispositivi di proprietà di privati. 

A distanza di ventiquattrore, nella tarda serata del giorno di Pasqua, un'altra tragedia sfiorata, per vero miracolo. Teatro dell'aggressione un bar di via Falcone, a Marano, centro agricolo alle porte di Napoli. La vittima è  un ragazzo di sedici anni, di Marano. Ferito a colpi di coltello. I fendenti hanno sfiorato un polmone, Necessario l'intervento chirurgico presso l'ospedale di Giugliano in Campania. Anche in questo caso nessun pericolo di vita, ma la prognosi comunque resta riservata. 

Le prime indagini indicano in una sola persona l'autore del ferimento. Almeno questa sembra l'ipotesi che monta anche alle luce dell'esame dei filmati. Resta ignoto e per alcuni versi misterioso il movente dell'aggressione. 

Come a voler rispettare una macabra tradizione, la camorra uccide spesso, quasi sempre, durante le feste. Davanti allo stadio un tempo teatro delle meravigliose inimitabili rappresentazioni firmate Diego Maradona, dieci colpi di pistola calibro 9,31 hanno riacceso la tristissima luce sulla faida di camorra. Una scia di morte che attraversa da più di un anno la periferia occidentale della città. 

I killer hanno fatto fuoco mentre Enrico Marmoreo era alla guida della sua Fiat 500, in sosta dal lato della curva B dello stadio. Il delitto è maturato un quarto d'ora prima di mezzanotte. É il secondo omicido in tre mesi nella zona di Fuorigrotta. Intervallato anche dal clamoroso agguato del 23 dicembre e da una serie infinita di sparatorie in strada. Il segnale è chiaro, la fibrillazione camorristica torna a salire in maniera sinistra. Come già nel periodo natalizio, i killer hanno scelto le festività pasquali per ammazzarsi e spaventare la gente che non c'entra nulla con i loro lsochi regolamenti di conti. 

La dinamica del mortale episodio di sangue spinge gli inquirenti veso un'unica direzione. Quella della pista camorristica, ovviamente, Dal passato della vittima emerge un elemento che i militari del Nucleo investigativo del

comando provinciale valutano con attenzione. All'epoca dei fatti, la vittima appena maggiorenne, fu trovato in possesso delle chiavi di un deposito all'interno del quale c'erano oltre tre chili di sostanza stupefacente, hashish e marijuana, e circa duemila euro in contanti. Enrico Marmoreo conobbe giovanissimo il carcere. 

Gli investigatori, già al lavoro, ritengono che nel quartiere Fuorigrotta sia in corso uno scontro fra clan. La guerra di camorra troverebbe terreno fertile a causa delle mire espansionistiche del gruppo di Bagnoli, vicino al cartello dell'Alleanza di Secondigliano. E in alcune zone di Napoli i cittadini si ritrovano a dover vivere nel fango.  

Puntuale omicida nei giorni di festa, la camorra è tornata a sparare e a seminare paura.