Luciano Ligabue (foto: @arp - Depositphotos)

DI MARCO FERRARI

Luciano Ligabue si racconta nella sua ultima autobiografia, “Una storia” pubblicata da Mondadori. Ne scaturiscono molti aspetti inediti della vita del cantante emiliano che si è cimentato anche nella letteratura e nel cinema, sempre con egregi risultati, testimoniando che anche nella profonda provincia italiana ci sono fonti effervescenti di creatività. Ligabue ha scritto ben 500 pagine sul suo percorso umano e professionale rivelando per la prima volta un aspetto doloroso, quella di Leon, il figlio nato morto: “Un esserino di meno di un chilo – rammenta – che ho fatto seppellire in un cimitero che ha un angolo chiamato degli angeli”.

Il cantante aggiunge che, all’apice del successo, aveva pensato di smettere e chiudere per sempre con la musica: “Non mi andava di essere etichettato come rocker, di quelli costretti a girare sempre con gli occhiali scuri. Non mi andava di vedere i paparazzi pure a Correggio. Di farmi un nemico a ogni non posso” ha sostenuto alla presentazione del libro. “Insomma, di avere qualcuno dall’altra parte in attesa di qualcosa da me. Di sentire che avere successo significa svendersi. E poi il solito senso di colpa. Invece mi sono reso conto che potevo fare canzoni per il piacere di farlo” ha aggiunto. Da quella crisi è nato uno dei suoi brani più noti, “Sulla mia strada” con quel ritornello cantato da tutti: “Sono vivo abbastanza/Sono vivo abbastanza/Per di qua/Comunque vada/Sempre sulla mia strada”.

La narrazione di Ligabue comincia da piccolo, dai primi bagnetti con la madre Rina, alle prime canzoni, dal matrimonio con Donatella Messori fino all’incontro con la sua attuale moglie Barbara Pozzo. Ligabue ha sposato Donatella, amica d’infanzia: “Una persona meravigliosa. Insieme abbiamo sofferto e siamo stati felici, abbiamo perso due gemelli e abbiamo avuto Lorenzo Lenny, il mio primogenito”. Poi l’incontro con Barbara, da cui ha avuto una figlia Linda e, appunto, un figlio nato morto.

“Ogni volta che mi fa il bagno, – scrive della sua infanzia – mia madre poggia la punta del dito sulla cicatrice e l’accarezza. ‘Questo sfregio crescerà con te. Diventerà grande insieme a te. E lo troverai sempre lì a ricordarti una cosa: puoi anche faticare a nascere, o prenderti la peritonite quando ancora non sai camminare, ma ce la fai, capito? Tu ce la fai. Te lo dice la Rina” scrive Ligabue. Nella storia del Liga c’è un intero universo, circoscritto e infinito, più di sessant’anni di vita che, in virtù di una scrittura in stato di grazia, si elevano a vera e propria antologia della provincia italiana, dagli anni Sessanta ad oggi partendo dalla sua famiglia (“modesta, ma fantastica”). “Ho svuotato il sacco, più di così non avrei potuto. E’ stato come srotolare tutto il nastro, per mettere insieme i ricordi che contano”. Come quello dell’incontro con Lucio Dalla o della nascita dell’amicizia con Pierangelo Bertoli.

Il libro è anche un modo per rievocare anche i dolori. “Raccontarli e alleggerirli permette di non sentirsi solo. Nessun libro può contenere la vita di qualcuno. Ma i ricordi che contano sì. Con quelli ci si può provare” sostiene Luciano Ligabue, 62 anni. In questo bilancio per iscritto della sua esistenza, con l’eclettismo artistico che gli è proprio, il Liga esce dai comodi confini del classico resoconto biografico e tratteggia situazioni, luoghi e persone in una dimensione romanzesca. Il libro anticipa una estate da grido per il cantante di Correggio.

All’Arena di Verona – dove torna dopo nove anni dall’ultima volta – il rocker sarà protagonista il 27, 29, 30 settembre e anche con i nuovi appuntamenti aggiunti dell’1 e 3 ottobre, come ha annunciato lui stesso durante un intervento a RTL 102.5. “Penso di averlo ripetuto allo sfinimento: il senso di tutto quello che faccio è andare sul palco, se te lo tolgono per tre anni è un problema, adesso ho bisogno di sfogarmi. Spero solo di non esagerare. Immagino che sarà un’emozione particolarmente forte e se la meritano anche quelli che hanno aspettato fino ad ora”. Ma il rapporto con i fan non è sempre stato facile.

Per miei amici sono Ciano, per tutti gli altri sono Liga. E ai tempi di ‘Una vita da mediano’ ho pensato di non reggere a certi aspetti della popolarità. Mi sentivo isolato: chiunque parlava con me, non parlava con me, ma con l’idea che si era fatto di me. La stella polare che non mi ha fatto smettere sono stati i concerti, non ci volevo rinunciare”. La sua storia ne contiene altre cento, quelle delle persone a lui vicine, degli amici, dei colleghi. Adesso ha alle spalle ventidue album, tre film e sei libri, “Fuori e dentro il Borgo”, “La neve se ne frega”, “Lettere d’amore nel frigo”, “Il rumore dei baci a vuoto”, “Scusate il disordine”, “È andata così”, scritto con Massimo Cotto. A sorpresa Liga ha anche pubblicato un nuovo brano: “Non cambierei questa vita con nessun’altra” (Warner Music), che presenterà a Campovolo il 4 giugno con il mega concerto intitolato “30 Anni in un (nuovo) giorno”, evento live e già sold out con ben 100 mila spettatori. Successivamente all’Arena di Verona, il Liga darà vita a un tour nelle principali città europee: il 26 ottobre a Barcellona al Razzmatazz, il 28 ottobre a Bruxelles al Cirque Royal e il 30 ottobre al Bataclan di Parigi. La chiusura è prevista il 31 ottobre a Londra presso l’02 Shepherd’s Bush Empire.