È stato inaugurato ieri, il Museo dell’Emigrazione italiana, allestito nei locali della Commenda di Prè, quartiere del centro storico di Genova. Oltre 200 storie di emigrazione, 16 sale, 1.300 immagini d’archivio accessibili tramite 70 postazioni multimediali e 25 proiettori laser, grazie all’allestimento curato dall’azienda genovese Ett, che opera nel campo del digitale.

Napoli, Palermo, il Veneto. Sono tante le città che raccontano il fenomeno migratorio italiano. Ma alla fine, per ospitare la sede nazionale del MEI – Museo dell’Emigrazione Italiana,  è stata scelta la città più rappresentativa, la città di Genova.
Genova, i suoi 5 milioni di nominativi di italiani migrati (grazie al database CISEI) che hanno trovato fortuna dall’altra parte del mondo, il suo forte legame con il fenomeno, la vicinanza al Galata e al Museo del Mare. Questi i motivi per cui il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha scelto il capoluogo ligure per ospitare questo nuovo, grande e significativo polo museale dedicato al fenomeno storica ed attuale della partenza.
E ricordare quelle storie “è il compito di un circuito museale dedicato alla navigazione, all’emigrazione – ha detto prendendo parola durante l’inaugurazione Nicoletta Viziano, Presidente del Mu.MA -. È un museo che è stato creato con gli italiani nel mondo. Non è un museo di Genova, ma di tutti gli italiani che si occupano di emigrazione. Di tutti gli italiani che se ne sono andati ma che continuano a tenere l’Italia nel proprio cuore. Un museo aperto, di tutti, la casa degli italiani che dal mondo vengono a scoprire la storia dei propri nonni che dall’Italia sono partiti”.
“Molti anni fa, la prima volta che sono andato a Ellis Island, a New York, e ho potuto incontrare le emozioni straordinarie che dà quel luogo, ho pensato subito al perché in Italia non ci fosse un museo come quello. Quindi abbiamo immaginato che l’Italia dovesse creare un luogo importante, all’altezza delle storie straordinarie dei nostri migranti”. A dirlo è stato il ministro Franceschini nel messaggio che ha inviato per l’inaugurazione del MEI. “La scelta è caduta su Genova – ha aggiunto – per quello che ha rappresentato e quello che è ancora oggi per la storia dell’emigrazione. La creazione di un luogo unico, pieno di interattività che potrà far rivivere le speranze, i dolori, i sacrifici, le storie degli emigrati italiani che non possono essere dimenticate, che vanno ricordate e che vanno tramandate alle future generazioni. Un luogo importante per il Paese”.
“Quando un museo è dedicato all’emigrazione italiana, la memoria si salda al nostro presente, alla storia delle nostre origini, di cui siamo figlie e figli – ha spiegato poi Pina Picerno, vicepresidente dell’Europarlamento -. E noi siamo figlie e figli di processi migratori, di dolore e speranza, di disillusione e di ricerca di un posto migliore, di ricerca della felicità. Anche per questo, il MEI è un polo attivo di sentimenti che ci raccontano, forse più di qualsiasi altro trattato, il tema della nostra carta d’identità”.
“La parola più importante per descrivere questo progetto è condivisione – ha evidenziato nel suo intervento Paolo Masini, Presidente del Comitato di indirizzo del MEI -. Questo è un museo fatto di storie, partecipato anche dai tanti piccoli musei dell’emigrazione in Italia. Ma questo è un museo degli italiani nel mondo. È il vostro museo. Abbiamo realizzato più di 40 protocolli d’intesa con tutto il mondo, con tante Case Italia in giro per il globo, cercando di capire quale fosse il modo migliore per raccontare questa storia. Questa è la più grande operazione di memoria collettiva di questo paese. Il fenomeno dell’emigrazione è un fenomeno importante e credo che questa sia la casa di tutti. Questa sarà tappa fondamentale per il Turismo delle Radici. Ed ha anche un obiettivo pedagogico, con le scuole, poiché il fenomeno dell’immigrazione e dell’emigrazione è lo stesso ed è un fenomeno naturale”.
Marco Bucci, sindaco di Genova, ha voluto dedicare questo progetto, a nome dei genovesi, “a tutti quelli che non sono di Genova. La nostra città ha una tradizione, ospitale. Ha accolto tutti quelli di passaggio e che sono andati via da questo paese. Vogliamo che da qui ci sia ricordo e speranza per il futuro”. 
Il governatore ligure, Giovanni Toti, dal canto suo ha voluto specificare come “se Genova ha un’anima, e ce l’ha, questa è fatta da quelle banchine dove erano sedute le persone che stavano per andare dall’altra parte del mondo, o in terre lontane a commerciare, a portare la Repubblica Marinara prima, il Regno d’Italia dopo e la Repubblica italiana infine. Tutti coloro che sono andati via tenendo a cuore questa città. E il MEI non poteva che non essere qui, perché questo non è solo il MEI, ma è un museo che racchiude un pezzettino dell’anima di Genova. Ricordarsi la storia è una buona mappa per tracciare il proprio futuro”. 
Il nuovo complesso museale si sviluppa su 3 piani divisi in 16 aeree, per una realtà avvincente, interattiva e multimediale dove conoscere e ripercorrere le tantissime storie delle migrazioni italiane, dall’Unità d’Italia (e ancora prima) alla contemporaneità. Il museo è in stretta relazione con il Mu.MA – Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni e in particolare con il vicino Galata Museo del Mare, che ospita la sezione sui viaggi transoceanici “Memoria e Migrazioni” e la sezione sull’immigrazione, “Italiano anch’io”. Un museo avvincente e empatico, multimediale e interattivo, dove “fare esperienza”; l’ultima frontiera dell’innovazione nei musei. Vedere, ascoltare, imparare e mettersi alla prova, negli allestimenti scenografici di uno degli edifici medievali più antichi della città, che in origine dava ospitalità ai pellegrini. 
Un importante e costruttivo dialogo per la creazione e le novità del MEI è stato sviluppato con un prestigioso soggetto istituzionale: la Direzione Generale degli Italiani all’Estero (DIGIT) del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ed è anche stato sottoscritto un protocollo d’intesa con il Consiglio Generale degli Italiani all’estero (CGIE).
(l.m\aise)