In tempo di guerra i porti ucraini funzionano solo al 20% della capacità. Il commercio marittimo internazionale è praticamente sospeso in Ucraina e il lavoro si concentra principalmente sull’aumento delle capacità di elaborazione delle esportazioni e sulla stima dei danni alle infrastrutture. “In tempo di pace oltre il 75% del commercio estero del Paese veniva effettuato via mare”, ha ricordato Yuriy Vaskov, Vice Ministro delle Infrastrutture dell’Ucraina, “ma adesso i porti sono chiusi o bloccati dall’aggressione militare”.

“Oltre il 90% del commercio complessivo dell’Ucraina passava attraverso questi porti, e adesso è quasi interamente bloccato”. I porti marittimi di Pivens I, Mykolaiv, Olvia, Odessa, Chornomorske, Bilhorod-Dnistrovskyi sono chiusi sia in ingresso che in uscita delle merci. Funzionano solo con quella parte di flotta che era in manutenzione il 24 febbraio, il giorno in cui la Russia ha invaso l’Ucraina. Rispetto al tempo di pace, i porti operano oggi soltanto al 20% delle loro capacità: “Tutto quello che per ora riusciamo a fare per la logistica è assicurare il trasporto ferroviario e automobilistico all’interno del paese” ha aggiunto Vaskov.

I porti del Danubio (Ust-Dunaisk, Izmail, Reni) sono aperti e funzionano normalmente, ma rappresentano solo il 10% del commercio di import-export effettuato da tutti i porti commerciali del paese. Il vice ministro ha anche resi noti i risultati del lavoro sull’aumento della capacità di elaborazione dei porti del Danubio. Ad aprile, la capacità di elaborazione è quadruplicata rispetto a febbraio, per un totale di 850.000 tonnellate di merci processate per l’esportazione-importazione, comprese 450 tonnellate di merci agricole, che attualmente rappresentano il 15% del commercio complessivo marittimo dell’Ucraina. Sempre sul piano del traffico fluviale, il fiume Dnipro non può essere utilizzato, poiché i russi hanno preso il controllo della diga di Kakhovka quindi lo sbocco del Dnipro al Mar Nero per ora è perduto.

“La nota positiva in questo quadro molto difficile”, ha aggiunto il viceministro “è che l’Ucraina è ancora in grado di esportare e importare fino al 35% del carico delle merci in attesa di essere spedite da e verso il paese, utilizzando i suoi confini occidentali, dove il trasporto ferroviario e automobilistico via terra è ancora, fino ad oggi, garantito. Il viceministro delle Infrastrutture ha anche affermato che il porto marittimo di Mariupol è quello che ha subito i danni maggiori. Ci sono anche alcuni danni ai porti di Berdyansk, Olvia, Chornomorsk e Mykolaiv, ma “la stima esatta sin potrà calcolare solo una volta riacquistato l’accesso completo” ha concluso.

Secondo quanto dichiarato da Ihor Barsky, direttore di Mariupol Sea Port State Enterprise, il porto di Mariupol resiste agli invasori e aiuta i civili sin dai primi giorni di guerra. “A seguito dell’invasione russa sei navi straniere sono ancora bloccate nel porto. Alcune non possono partire senza riparazioni presso il cantiere navale, che però è stato distrutto insieme allo stesso porto marittimo”. Nell’immane tragedia che sta continuando a colpire la città di Mariupol, i lavoratori portuali si sono distinti per l’aiuto fornito ai civili. Anche sotto le bombe, hanno continuato a garantire alla città acqua e carburante e ad aiutare gli ospedali cercando di far arrivare almeno i medicinali. Hanno fornito ai residenti 300 tonnellate di acqua, oltre a legna per consentire alle persone di accendere il fuoco vicino agli ingressi degli edifici e dei rifugi, per riscaldarsi e cucinare, ed hanno anche assicurato il carburante agli ospedali. La mensa del porto ha continuato il suo lavoro anche nella città devastata dai bombardamenti russi, e per più di tre settimane ha continuato ad assicurare i pasti ai dipendenti del porto, ai molti residenti in città e ai soldati feriti. Fino a 500 persone hanno ricevuto pasti, almeno nei giorni o nelle ore in cui i bombardamenti si fermavano o diminuivano di intensità.

Quando le risorse a sostegno dei lavoratori e dei residenti si sono esaurite, è stata organizzata l’evacuazione di più civili possibile, e nonostante la città fosse già sotto assedio, una colonna di 8 autovetture con donne e bambini è riuscita ad abbandonare Mariupol. Le informazioni sullo stato attuale del porto marittimo di Mariupol e dei suoi dipendenti sono sconosciute. L’unico dato certo è quello della morte di 23 lavoratori. È difficile stimare il livello dei danni al porto marittimo, ma in base ai filmati disponibili quasi tutte le strutture sono completamente o parzialmente distrutte. Le parti più costose del porto, gli ormeggi e le strutture delle gru, sono gravemente danneggiate. Ci sono navi affondate vicino ad alcuni ormeggi e anche l’intero molo del cantiere portuale di riparazione è stato distrutto: un grave problema non solo per il porto di Mariupol, ma per l’intero Mar d’Azov.

MARCO LUPIS