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di Silvia Rende

I soldati russi hanno arrestato il figlio di Anastasia nel villaggio di Andriivka, 40 chilometri a nord-ovest di Kiev. Era il 19 marzo e avevano trovato in casa un suo vecchio cappotto militare, quello di quando, nel 93′, aveva prestato servizio alla Guardia Nazionale. Il 31 marzo, il giorno dopo il ritiro delle forze russe, Anastasia ha trovato il corpo di suo figlio in un fienile a circa 100 metri da casa sua, dopo aver riconosciuto le sue scarpe da ginnastica che sporgevano dalla porta della stalla. Erano macchiate di sangue. Lui era sdraiato lì vicino in posizione fetale, con le mani infilate sotto la testa e la giacca sulle spalle. Il suo migliore amico giaceva accanto a lui. Anche lui era stato fucilato.

A Yahidne, le forze russe hanno tenuto oltre 350 abitanti del villaggio – tra cui almeno 70 bambini, 5 dei quali neonati – nel seminterrato di una scuola per 28 giorni. C’era poca aria o spazio per sdraiarsi e le persone dovevano usare i secchi per i servizi igienici. “Dopo una settimana tutti tossivano violentemente”, ha raccontato uno dei presenti, “Quasi tutti i bambini avevano febbre alta, spasmi dovuti alla tosse e vomitavano”. Alcune persone hanno sviluppato piaghe da decubito dovute allo stare costantemente seduti. Dieci anziani sono morti.

Le testimonianze arrivano tutte dall’Ucraina e sono state raccolte da Human Rights Watch, organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani. In un recente report ha documentato apparenti crimini di guerra compiuti nella terra in conflitto. Nello specifico, in 17 villaggi e piccole città nelle regioni di Kiev e Chernihiv visitati ad aprile, Human Rights Watch ha indagato su 22 apparenti esecuzioni sommarie, 9 altre uccisioni illegali, 6 possibili sparizioni forzate e 7 casi di tortura. Ventuno civili hanno descritto una reclusione illegale, in condizioni disumane e degradanti. Sessantacinque persone sono state intervistate tra il 10 aprile e il 10 maggio, inclusi ex detenuti, sopravvissuti alla tortura, famiglie delle vittime e altri testimoni. L’organizzazione ha inoltre esaminato prove nei luoghi coinvolti, video e foto, dalle quali sembrerebbe emergere che dal 24 febbraio, data di inizio dell’invasione russa, i soldati di Putin abbiano commesso numerosi violazioni alle leggi di guerra, commettendo crimini contro l’umanità.

Tra i testimoni ascoltati, alcuni di loro provengono dal piccolo villaggio di Yahidne, 15 chilometri a sud della città di Chernihiv. Per 28 giorni quasi l’intera popolazione, oltre 350 civili è stata trattenuta nel seminterrato della scuola, senza ventilazione, in condizioni estremamente anguste e antigieniche. “C’erano centinaia di persone e nessun posto dove dormire”, hanno ricordato alcuni presenti, “Stavamo rinchiusi per giorni interi, usavamo i secchi come gabinetti. La stanza non aveva luce. Immagina di sederti su una sedia per settimane, senza nemmeno un posto dove sdraiarti. Potevamo sederci solo su sedie per bambini piccoli o panche strette. Abbiamo cercato di non bere molto perché non c’era acqua a sufficienza”.

Tutte le parti coinvolte nel conflitto armato in Ucraina sono obbligate a rispettare il diritto internazionale umanitario e le leggi di guerra, scrive Hrw nel suo report. Le leggi di guerra vietano gli attacchi ai civili, le esecuzioni sommarie, la tortura, le sparizioni forzate, la reclusione illegale e il trattamento disumano dei detenuti. Una parte in conflitto che occupa il territorio è generalmente responsabile di garantire che cibo, acqua e cure mediche siano disponibili per la popolazione sotto il suo controllo e di facilitare l’assistenza. Chiunque ordini o commetta gravi violazioni delle leggi di guerra con intento criminale, o comporti violazioni, è responsabile di crimini di guerra. I comandanti delle forze che erano a conoscenza o avevano motivo di essere a conoscenza di tali crimini ma non hanno tentato di fermarli o punire i responsabili sono penalmente responsabili per crimini di guerra in quanto responsabilità di comando.

Alcuni di questi apparenti crimini sono stati visionati personalmente dall’organizzazione. Un ricercatore a Motyzhyn, villaggio a circa 50 chilometri a ovest di Kiev, ha visto il corpo di una donna che le autorità hanno identificato come il sindaco, Olha Sukhenko, 51 anni, insieme ai corpi di suo marito, Ihor, e figlio, Oleksandr. C’era un quarto corpo, un uomo non identificato, che aveva del nastro adesivo che gli copriva gli occhi e le fascette che giacevano accanto a lui, indicando che potrebbe essere stato legato. La sua testa aveva un grosso buco. Le quattro persone sembrano essere state sommariamente giustiziate, ma Human Rights Watch non è stato in grado di confermare le circostanze della loro morte.

Ogni villaggio ha il suo racconto. A Novyi Bykiv le forze russe hanno tenuto circa 20 persone in un locale caldaia. Il 30 marzo, un giorno prima che le forze russe si ritirassero, secondo la testimonianza diversi soldati sono entrati nel locale caldaia dicendo che avevano l’ordine di giustiziare 8 detenuti e hanno chiesto se ci fossero dei “volontari”. Quando nessuno si fece avanti, portarono via otto uomini. Il giorno seguente, il testimone ha raccontato di aver trovato i corpi di due degli otto uomini a circa 50 metri dal locale caldaia, con la testa fracassata. Un altro corpo e stato trovato più distante, degli altri cinque si sono perse le tracce.

Nel villaggio di Mokhnatyn i soldati hanno ucciso a colpi di arma da fuoco i fratelli gemelli di 17 anni Yevhen e Bohdan Samodiy e il loro amico, Valentin Yakimchuk, 18 anni. Il 4 marzo, nel villaggio di Nova Basan, hanno ucciso a colpi di arma da fuoco Dmytro Solovei, 14 anni, che stava calciando un pallone da calcio in un parco giochi vicino a casa sua. Suo fratello, Serhii, 30 anni, aveva provato a portarlo in casa, ma è stato ferito a una gamba. È riuscito a strisciare verso l’abitazione di un vicino, per chiedere aiuto. Non ha potuto cercare assistenza medica professionale fino a quando le forze ucraine non hanno ripreso il controllo dell’area il 31 marzo.

A Dymer, le forze russe hanno trattenuto diverse dozzine di persone: gli uomini sono rimasti bendati e ammanettati con fascette per diverse settimane in una stanza di 40 metri quadrati, con poco cibo, acqua e secchi per i servizi igienici. Zyrianov e Rudyk hanno descritto gli abusi subiti durante i tre giorni di detenzione. Il 21 marzo i soldati russi hanno confiscato i loro telefoni e chiesto codici di accesso. Ogni giorno li interrogavano, uno per uno, per 10-15 minuti ciascuno, in una stanza vicina. Rudyk ha detto che i soldati lo hanno interrogato due volte e lo hanno sottoposto a una finta esecuzione: “Mi sono seduto bendato e ammanettato. Mi hanno detto che per me era finita. Mi hanno puntato un fucile alla testa, l’hanno caricato e ho sentito tre colpi. Potevo anche sentire i bossoli dei proiettili che cadevano a terra. La seconda volta che mi hanno interrogato hanno usato una scarica elettrica su di me. È stato molto doloroso”.

Le numerose atrocità commesse dalle forze russe che occupano parti dell’Ucraina nord-orientale all’inizio della guerra sono ripugnanti, illegali e crudeli“, ha commentato Giorgi Gogia, direttore di Hrw per l’Europa e l’Asia centrale, “Questi abusi contro i civili sono evidenti crimini di guerra che dovrebbero essere indagati tempestivamente e imparzialmente e adeguatamente perseguiti”.