Vasco Rossi (Depositphotos)

di Franco Esposito

A Roma saranno in 140,000. In quante date? Solo due, al Circo Massimo. Undici spettacoli sono già sold out. Il tutto esaurito per 600.000 biglietti venduti. Sbanca Vasco Rossi, con i suoi numeri strabilianti. Il palco come un palazzo di nove piani, 28 metri d’altezza, 90m metri lineari e una profondità di 26 metri. Ma vogliamo parlare del resto? Facciamolo e pure subito: 1.200 metri di schermi, sono il totale dei led sul palco: gli autoarticolati coinvolti nello show di Trento in fila in autostrada formerebbero un convoglio lungo oltre tre chilometri. Un tempio ultra-tech da 750mila watt sparatutto. 

A fronte, la fame di concerti, “finalmente torniamo ad assembrarci e ad accoppiarci, io sono emozionato & very excited”, il commento di Vasco prima del tuffo nello spettacolo alla Trentino Music Arena, stipata da centoventimila persone. Settant’anni per lui, e non sentirli. Di più: senza adagiarsi sugli allori, mai. La sua botta micidiale, alla prima del tour appunto sold out, che proseguirà, dopo Trento, all’Ippodromo di Milano il 24, e poi attraverserà il Paese da un capo all’altro. 

L’unico doppio a Roma, al Circo Massimo. A Trento l’incredibile Vasco Rossi, immarcescibile montanaro, ha realizzato un meraviglioso copia e incolla: al suo concerto lo stesso numero di abitanti della città chiamata Trento. Gli stanziali fieri dell’evento inaugurale del tour italiano che riporpone i fasti rossiani di un tempo. L’arena adottata come hub vaccinale ai tempi tosti del covid più tosto. L’incasso stimato è di 25 milioni di euro. 

Come previsto, Vasco non ha tradito i suoi fan. Le truppe cammellate che a loro volta non hanno mai tradito l’immarcescibile. I fan ne testimonianio i prodigi laici sfoggiando magliette e gadget consumati come reliquie. Loro disponibili a intonare una sorta di canzoniere rossiano. E lui, Vasco, che ricordaa tutti  di essere essere vivo. Anzi di più: “Siamo vivi”. Dal titolo dell’ultimo album. Un qualcosa di straordinaria potenza. La Famiglia che si raduna come se il concerto di Vasco fosse Natale e Pasqua. Le due festività condensate in tre ore. 

E lui tonico, ammiccante, un po’ paraculo, comunque sincero, Capace di emozionarsi e ovviamente di emozionare, Incavolandosi pure, all’attacco di “XI Comandamento”. Un’onda d’urto micidiale, la magnfica risposta ai rivali storici di Vasco. Difficile che essi possano tenere botta nei concerti estivi previsti in molte città d’Italia. Lui è diverso da tutti, non un artista nornale, é un transumante, un favoloso vecchiaccio con il cappellino rovesciato, manco a dirlo. Le tette invocate in “Rewind”a provocare l’esplosione ormonale e il grugno antico nel “C’è chi dice di no” a squassare il buio con in laser ne “Gli spari sopra”. Dove tutti si aspettano un sermone sull’Ucraina. 

Arriva o non arriva il fervorino? Arriva in forma di monologo in “Sballi ravvicinati”, e disinnescato e neutralizzato con “siamo contro tutte le guerre, le guerre sono contro l’umanità, le donne, i bambini, gli anziani, fanculo la guerra, prendiamoci la pace, facciano l’amore, Con la musica non c’è guerra, c’è la pace”. Semplicemente meraviglioso. 

Vasco a 750mila watt in “Se ti potessi dire”. Proprio così: “”da anni volevo cantarla dal vivo”, ad affrontare come sul  lettino di uno psicologo per combattere l’inferno della mente. E una regia video da effetti iper-Hd. Il resto del concerto trentino? Centoventimila spettatori adoranti, lo svaccco dell’anima in “Stupendo”. Le architravi del tempo con “Ub senso” fino a “Vita spericolata”, attraverso le donne esotiche skyscreen durante “Sally”. La nuova “Vascheide” cantata in coro dai centoventimila. 

Sulla scena anche un’orsa accompagnata da cattiva fama. Ribattezzata Papillon per il vizio incontenibile di evadere. É andata addirittura a fare danni, l’orsa, prima che Vasco urlasse “Ti prendo e ti porto via” o la nuova “Tu ce l’hai con me”. L’hanno sedata, Papillon, con il beneplacito degli animalisti, poi guardata a vista da otto forestali. Ma quando Vasco ha intonato l’ulito bis di “Albachiara” ha tentato di azzannare il “signor Rossi”. In realtà, la “vera Bestia” è sempre lui.