di Mimmo Carratelli
 

Più musi lunghi che corto muso nel campo della Juventus che si schianta contro il Napoli (5-1) e viene ricacciata dagli azzurri a dieci punti in una serata di incantesimo e cori gioiosi al "Maradona". 

Oje vita, oje vita mia. Imparano a cantarla i cento georgiani giunti da Tbilisi dove una volta giocò il Napoli di Gianni Di Marzio. Sono i tifosi viaggianti di Kvaratskhelia. 
I bookmakers avevano già sentenziato l'esito dell'incontro: il Napoli bancato a due, la Juventus a quattro. 

Era la sfida tra il migliore attacco (azzurro) e la migliore difesa (bianconera). Hanno stravinto Osimhen (due gol di testa, testina d'oro) e Kvratskhelia, col concorso di Rrahmani ed Elmas, gli altri marcatori. 

La difesa della Juve non prendeva gol da otto partite e, sinora, era rimasta imbattuta dodici volte su diciassette gare. Aveva solo 7 gol al passivo, ne ha presi cinque da un Napoli strepitoso. 

Osimhen, capocannoniere del campionato, è stato l'assaltatore gagliardo che ha fatto girare la testa a Bremer, annichilito stopper brasiliano, portando in vantaggio il Napoli (14') e ripetendosi al 65' dopo avere offerto a Kvaratskhelia la palla del due a zero. 

Kvaratskhelia ha ritrovato corsa, spunti incisivi e il gol del raddoppio (39') contro Danilo, l'altro difensore brasiliano della Juve. 

Kvara ha anche dato a Osimhen la palla del quattro a uno. Osimhen e Kvaratskhelia hanno smantellato il castello difensivo di Allegri. È stato uno spettacolo. 

Il Napoli ha vinto la sfida a centrocampo con la suprema regia di Lobtoka, un giocatore che alla Juve manca totalmente, con la possanza di Zambo Anguissa contro il cavallone francese Rabiot, con Zielinski non brillante ma molto mobile. 

Allegri ha organizzato un doppio controllo su Lobotka, Milik e Di Maria. Milik si è schiantato contro Kim, la staccionata coreana sulla linea difensiva napoletana. Di Maria si è esibito raramente (una volta Lobotka lo superava con un "sombrero"). 

Sulle fasce il buon lavoro di Politano ha limitato le scorribande di Alex Sandro, bloccato in difesa, mai una sovrapposizione a Kostic contenuto da Di Lorenzo che avanzava lasciando sul posto il serbo. 

A sinistra, Mario Rui ha superato brillantemente la presenza a sorpresa di Chiesa, dominando, spingendosi in avanti e recuperando palla sulla linea di fondo della Juve per avviare l'azione del quarto gol. 

Chiesa si è spostato a sinistra alla fine del primo tempo senza mai incidere, appena un tiro-cross deviato da Rrahmani e neutralizzato da Meret. 

Così il "buffo" Spalletti ha battuto Allegri nel loro personale derby tutto toscano, uomo di campagna Spalletti (Certaldo, sulle colline fiorentine), uomo di mare Allegri (Livorno). Ha vinto il contadino sul marinaio. 

Non era una partita decisiva per il Napoli, era decisiva per la Juventus nel tentativo di sostituire Milan e Inter nella caccia agli azzurri. La Juve ha clamorosamente fallito contro un Napoli in grandissima serata. 

Napoli al completo e con i cambi opportuni, di alleggerimento, Juventus con le assenze croniche (Pogba su tutti, Cuadrado, Vlahovic, Bonucci). Allegri schiera dal primo minuto Chiesa per spezzare la catena Mario Rui-Kvaratskhelia, ma Chiesa resta fuori dal gioco, finisce all'ala sinistra in appoggio a Milik in un 4-4-2. 

L'inizio del match è stato incoraggiante. Napoli padrone della partita con un palleggio sontuoso nella metà campo juventina, pressione alta degli azzurri, Juve alla disperata rincorsa della palla che gira vorticosamente tra i piedi del Napoli. 

Una acrobazia di Kvaratskhelia costringe Szczesny alla respinta prodigiosa e Osimhen di testa, testina d'oro, insacca. 

La Juve è presa di sorpresa, tenta di reagire, ha un buon quarto d'oro di pressione sul Napoli avanzando nella metà campo azzurra senza mai impegnare Meret se si esclude la traversa superiore colpita da Di Maria (21') dopo un errore di Rrahmani. 

Il Napoli torna alla ribalta negli ultimi dieci minuti del primo tempo e intasca il raddoppio: difesa juventina scoperta sul lancio di Politano e Osimhen serve a Kvaratskhelia il pallone del due a zero. 

Guasta la festa il gol di Di Maria (42') in un batti e ribatti nell'area napoletana senza che i difensori azzurri riescano a buttar lontano la palla. 

C'è Elmas per Politano (acciaccato) a inizio di ripresa. E è subito Napoli che non ci sta sul vantaggio ridotto dal gol di Di Maria. Tocca a Rrahmani sul corner di Kvaratskhelia battere in gol (55') allungando di nuove le distanze. Rrahmani, proprio lui, il meno apprezzabile nella serata di gloria e baldoria. 

Non c'è più partita. Il Napoli torna padrone. Osimhen batte alto la palla del quattro a uno (58'). La Juve non c'è più. L'assist di Kvaratskhelia per la testa di Osimhen ed è il 4-1. Conclude la goleada Elmas al 72'. Cinque a uno! 

I grossi calibri della Juve, Rabiot e Di Maria, neanche finiscono la partita, sostituiti. Nel Napoli, Olivera per Mario Rui (70'), Raspadori per Osimhen e Ndombele per Zielinski (78'), Lozano per Kvaratskhelia (88'). Sono cambi per l'ovazione a chi esce. 

La Juve se ne va annichilita. Ha straperso la partita in ogni zona del campo, devastata da Osimhen e incapace di frenare l'assalto del Napoli sulle fasce. 

Finisce con lo stadio in tripudio che canta: la capolista se ne va...

Non è ancora concluso il girone d'andata, ma il vantaggio del Napoli in testa a tutti apre un orizzonte di gloria e tricolore. 

Cancellato completamente l'inciampo di Milano. Il Napoli è la squadra-regina di questa stagione.