di Gabriella Cerami

Mastella, lei che lo ha conosciuto bene, che cosa ha rappresentato Ciriaco De Mita?

“Una cultura di provincia, che era riuscita con sacrificio a guidare le vicende del nostro Paese. A volte non ci credevamo neppure che questo fosse accaduto”.

Clemente Mastella, ora sindaco di Benevento e leader di Noi di Centro, parlamentare e ministro di lungo corso, uno degli uomini più vicini allo statista democristiano morto oggi a 94 anni, risponde al telefono poco dopo aver appreso la notizia ed è molto scosso.

Qual è il suo primo ricordo?

“Ci sono tracce di ricordi umani come quella volta in cui ci siamo conosciuti. Io gli scrissi una lettera, a nome di alcuni amici, dicendo che eravamo fuori dalla Democrazia cristiana ma volevamo parlare con lui dell’impegno dei cattolici in politica. Venne, noi restammo colpiti da lui. Il rapporto divenne sempre più stretto e noi giovani, che facevamo letture conciliari, entrammo nella Dc e in politica ma eravamo in minoranza. Poi il rapporto si intensificò molto e io fui candidato e fui eletto a 28 anni e mezzo in maniera inaspettatata, anche per lui che aveva puntato su di me. Era una sorta di orgoglio, per lui, dare l’idea di una Dc diversa, non attempata, più fresca e più vivace e più legata ai tempi che erano cambiati. Stiamo parlando degli anni 70-80”.

Un cambio di generazione quindi?

“Sì, come portò me a fare il deputato a 28 anni e mezzo, portò anche per esempio il presidente Sergio Mattarella commissario della Dc a Palermo e Romano Prodi all’Iri. Puntò sul nuovo”.

Cosa vi siete detti quando vi siete sentiti per l’ultima volta?

“Il mio rammarico è che negli ultimi tempi eravamo un po’ distanti, ci visti meno. Perché lui riteneva che bisognava ancora portare avanti questa idea di popolarismo, mentre io ritenevo che quel tempo fosse ormai consumato”.

Ci può raccontare qualche aneddoto che vi lega?

“Fui io ad avvertilo che avevano rapito Aldo Moro. Gli dissi ‘vediamoci davanti la Camera’. Era sconvolto. E fui sempre io, alle tre di notte, a chiamarlo per dirgli che stava morendo Berlinguer. E lui mi rispose: ‘Una tragedia’. Perché il rapporto sul piano politico e strategico era di origine morotea, credeva nell’alternanza democratica”.