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Prima il lockdown in Cina, poi la guerra in Ucraina. Non è un buon momento per l’economia mondiale. Risultato: l’agenzia di rating Moody’s taglia le stime di crescita globale per il 2022 e il 2023, dal momento che l’invasione russa e l’emergenza sanitaria nel Paese della Grande Muraglia (dove si teme, sì, per l’economia, ma non si vuole abbandonare la politica del “Covid zero“), sono andati ad aggiungersi agli shock dell’offerta spingendo l’inflazione verso l’alto. In soldoni, l’agenzia prevede che le economie avanzate cresceranno del 2,6% nel 2022 (contro il +3,2% stimato a marzo) e i mercati emergenti cresceranno del 3,8% (contro la precedente previsione del +4,2%). In particolare, in un rapporto si analizza proprio lo stato delle economie dei Paesi del G20 a seguito del conflitto in Ucraina e delle nuove serrate anti-Covid a Pechino e Shangai. Ebbene, nel report si legge le economie del G20 cresceranno complessivamente quest’anno del 3,1%, contro il +5,9% del 2021 e il +3,6% stimato a marzo. Per quanto concerne il nostro Paese, nel rapporto stilato dall’agenzia di rating, il Pil dell’Italia dovrebbe attestarsi al +2,3 per cento, un taglio dello 0,9 per cento rispetto al 3,2 per cento dei precedenti rapporti. Nell’aggiornamento diffuso da Moody’s, le stime per il 2023 vedono il Pil del Belpaese attestarsi intorno a una crescita dell’1,7 per cento, mentre le prospettive per il tasso di inflazione annuale sono del 6 per cento per il 2022 e del 2,6 per cento per il 2023. Va meglio, invece, secondo l’Istat (che parla di vero e proprio record), il fatturato dell’industria tricolore che a marzo ha toccato +2,4% sul mese. La crescita congiunturale, secondo l’istituto di statistica, ha toccato il valore più alto da gennaio del 2020: in termini tendenziali arriva a +21,4%. Tornando ai valori del Pil, non va meglio sull’altra sponda dell’oceano dove si segnala che il prodotto interno lordo americano ha ceduto l’1,5% nel primo trimestre, peggiorando la previsione di -1,3%.