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Nessuna espulsione. Per ora. Ma una bella tirata d’orecchie, questo sì. Il Consiglio Nazionale del M5S, riunito ieri, ha inviato un duro monito all’indirizzo di Luigi Di Maio, reo di aver alzato troppo i toni nei confronti del leader pentastellato Giuseppe Conte, balenando finanche un certo disallineamento rispetto alla posizione assunta dal Movimento nei confronti delle politiche Ue e della Nato.

Basta a “gravi esternazioni lesive della comunità” è il mantra dei vertici pentastellati che, sul loro sito, parlano di dichiarazioni “non veritiere e irrispettose”, tali da “gettare discredito sul Movimento” che “mai ha posto in discussione la collocazione” dell’Italia “rispetto all’alleanza euro-atlantica e rispetto all’Unione europea“.

“La nostra posizione – prosegue la nota online dei 5S – è saldamente ancorata alla Carta delle Nazioni Unite, all’appartenenza euro-atlantica dell’Italia”. Tuttavia, nel consolidare le proprie posizioni, i vertici grillini hanno anche auspicato “un più pieno e costante coinvolgimento del Parlamento” pure nell’eventuale decisione di inviare a livello bilaterale nuove forniture militari” all’Ucraina.

Ricordiamo che il Consiglio nazionale è stato convocato per decidere quale posizione assumere sul titolare della Farnesina, al centro di un vero e proprio scontro interno perché considerato dai contiani troppo “governista”. Nei giorni scorsi, l’ex vicepremier è finito nel tritacarne per le sue forti critiche alla volontà di una parte dei grillini di presentare una risoluzione al Senato, dopo l’intervento del premier Mario Draghi (programma oggi), per bloccare nuovi invii di armi a Kiev.

Su questa posizione si è scatenato il fuoco di fila che, in mattinata, ha visto arrivare anche l’attacco del presidente della Camera, Roberto Fico: “Non comprendo le critiche di Di Maio” le sue parole. In serata ecco arrivare la replica del diretto interessato: “Sono stanco e stupito degli attacchi” lo sfogo del ministro degli Esteri, affidato al suo portavoce, a fotografare una situazione che, di ora in ora, si fa sempre più tesa. O, se preferite: di tregua armata.