Di Matteo Forciniti

Era nascosta in forma liquida nelle bottigliette di sciroppo di agave e olio di cocco ed era pronta ad essere filtrata per diventare cocaina da destinare allo spaccio: 7 chili di cocaina liquida sono stati sequestrati recentemente in un’operazione della Guardia di Finanza di Varese che ha portato in seguito alla scoperta di un’organizzazione con l’arresto di tre persone in totale. 

Il tutto è partito da un primo arresto nei confronti di un trentenneitaliano proveniente da Montevideo e trovato con la sostanza liquida all’aeroporto di Malpensa. Le successive indagini, svolte sotto la direzione della procura della repubblica di Busto Arsizio, hanno portato alla luce l’esistenza di un’associazione a delinquere con altri due soggetti implicati, due ecuadoriani, uno dei quali considerato personaggio di spicco negli ambienti del narcotraffico e già ricercato in ambito europeo.

Durante le indagini, svolte dagli uomini del generale Crescenzo Sciaraffa, sono stati svolti accertamenti con cani antidroga, pedinamenti, analisi dei trasferimenti di denaro e poi ancora lo studio dei tabulati telefonici con l’informatica operativa per decifrare le comunicazioni che avvenivano attraverso applicazioni criptate. Con la raccolta del materiale investigativo sufficiente, si è riusciti a far emettere un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’ecuadoriano raggiunto a Milano.

Come hanno spiegato le Fiamme Gialle, per i narcotrafficanti trasformare la “polvere bianca” in cocaina liquida è un processo semplice e conveniente che presenta diversi vantaggi.Dato che si tratta di uno stupefacente altamente solubile può essere miscelata con altri composti e ,in forma liquida, è possibile nasconderla in vari prodotti, come bottiglie di liquore o vino ed è più difficile da rilevare di quella in polvere. Una volta raggiunta la destinazione, il composto può tornare al suo stato originale filtrandolo per recuperare circa il 90 per cento del prodotto: nel caso del carico sequestrato dai finanzieri di Varese al cittadino italiano proveniente dall’Uruguay, questo avrebbe reso 7mila dosipronte ad entrare nel circuito dello spaccio dal valore stimato tra i 500mila e un milione di euro