Joe Biden (depositphotos)

di Ferdinando Nelli Feroci

Il vertice del G7, che si è svolto sull’arco di tre giorni nella cornice delle Alpi bavaresi, ha rispettato alla lettera le previsioni della vigilia e il copione che caratterizza questi eventi secondo un rituale ormai ben sperimentato. Atmosfera informale, leader in maniche di camicia, grande intesa e massima cordialità fra i protagonisti. Conclusioni solenni e condivise, ma molto generiche.

Le conclusioni (attese) del vertice – A Elmau, il G7 ha confermato la condanna dell’invasione russa dell’Ucraina, il sostegno all’Ucraina con aiuti economici, finanziari, umanitari e con la prosecuzione della fornitura di armi, e l’intenzione di rafforzare l’impianto sanzionatorio nei confronti della Russia con l’obiettivo di far pagare costi crescenti alla Russia anche per indurre il Cremlino a cessare le operazioni sul terreno. Ha anticipato il proprio impegno per la ricostruzione dell’Ucraina dopo la conclusione del conflitto.

Più in generale ha preso atto delle conseguenze della guerra in Ucraina sull’economia mondiale ed in particolare sulla sicurezza energetica e sull’accesso ad alcune materie prime alimentari. Ha ribadito l’impegno a ridurre la dipendenza dalle forniture russe di energia fino alla completa eliminazione di questa dipendenza. E ha concordato sulla necessità di misure addizionali necessarie per garantire la sicurezza energetica e per ridurre il prezzo dell’energia, con una cauta apertura sulla opportunità di approfondire l’idea di un tetto sui prezzi di greggio e gas russi.

Il G7 ha poi confermato la disponibilità a mettere a disposizione dei paesi più poveri fino a 100 miliardi di dollari, utilizzando in parte nuove emissioni di Diritti Speciali di Prelievo. Ha confermato gli impegni già assunti in materia di transizione energetica e di contrasto del cambiamento climatico. Ha rilanciato la proposta per un partenariato globale per promuovere infrastrutture e relativi investimenti (con l’impegno a mobilitare fino a 600 miliardi di dollari).

A Elmau nessuna sorpresa quindi, anche perché, da quando Donald Trump non è più membro di questo esclusivo club, l’atmosfera che caratterizza i lavori del G7 è quella di una ritrovata intesa e convergenza. Ma piuttosto la conferma che la guerra in Ucraina e la condanna dell’aggressione russa hanno di fatto rafforzato questa ritrovata unità di intenti, e che in queste circostanze la reazione condivisa all’invasione della Russia ha cementato compattezza dell’Occidente.

Da Elmau nessun embargo – in qui le note positive. Ma dal Vertice del G7 sono emerse anche altre verità. Gli impegni assunti per quanto importanti e solenni non hanno costituito novità. E per di più sono stati formulati in termini assai generici. Ad esempio sull’ipotesi di nuove sanzioni alla Russia al di là di una disponibilità a coordinarsi nessun accenno a quali misure in concreto avrebbero in mente i Paesi del G7. Nessuna menzione di un embargo sull’oro russo che pure era stata evocato alla vigilia.

Analogamente sulla sicurezza energetica e sul problema dei prezzi dell’energia solo indicazioni molto generali e poco impegnative sulla necessità di misure addizionali. La stessa idea di un tetto sul prezzo di greggio e gas ha fatto oggetto solo di un vago accenno alla necessità di approfondire gli aspetti tecnici. E questo malgrado la disponibilità di Biden ad adottare misure che consentano di imporre una qualche forma di limitazione almeno del prezzo del greggio.