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Franco Esposito

Riecco il Palio, dopo tre anni vuoti, Siena e il mondo privati della frenetica folle corsa di cavalli sulla terra battuta di Piazza del Campo. Causa Covid, la città è rimasta senza la sfida tra contrade che accende, infiamma, possiede Siena fino ai confini con l’assurdo. La corsa più bella al mondo, alla faccia di chi continua a battersi per la sua abolizione. Nel Palio c’è Siena, tutta, interamente. Vibrazioni del cuore, passioni, amori, lotte, competizione, storia. 

Sospesa a causa della pandemia, la sfida tra contrade torna domani. Palpita il cuore di Siena, in fermento da mesi, aspettando che la mossa nei canapi, ritenuta valida, dia il via alla corsa. Il Palio di luglio è dedicato alla Madonna di Provenano. I maligni definiscono questo il Palio al covid: superfluo stare qui a spiegare il significato della velenosa espressione. Mentre tutti, indistintamente tutti, aspettano un po’ fuori di testa l’esito delle ultime prove. In particolare la cosiddetta provaccia, indicazione estrema dopo le prime che provengono dalla tratta. Ovvero dall’assegnazione dei cavalli che i fantini montano a pelo. 

Tra due contrade, la Chiocciola e la Tortuca, vive tuttora un contenzioso al Tar sui confini territoriali stabiliti dalla governatrice Violante di Baviera nel 1729. Il Comune ha emanato un’ordinanza ad hoc: l’assoluto divieto a lasciarsi andare a canti provocatori che potrebbero generare risse, quindi in incidenti, con feriti e corse in ospedale. Cose che fanno sorridere gli stranieri, presenti in gran numero a Siena, e in attesa di essere rapiti anche loro dalle suggestioni infinite e antiche del Palio. 

É qui la festa, tre anni dopo. Solo la seconda guerra mondiale, in cinquecento anni, aveva causato un’analoga privazione. Mai vista tanta gente a Siena, per questo Palio definito “di ripartenza”. Il clima è elettrico, nervoso ai confini con l’isterismo. Mezza Siena si è messa in ferie per tutta la settimana. Alberghi pieni, ristoranti non ne parliamo, tavolate ovunque da 1800 posti. Una terrazza su piazza del Campo costa 30mila euro; 350 un posto in gradinata. Attesi alcuni vip, quelli che hanno confermato – Silvan, Edoardo Bennato, l’onorevole Tajani, il senatore Picchi – e atri che lo faranno nelle prossime ultime ore. Il Palio del tutto esaurito, a dispetto dei tempi. Questi degli strascichi da Covid. 

All’ultimo momento ha annunciato non ci sarà il decano mossiere Bartolo Ambrosione. Da casa il Palio in diretta televisiva non lo vedremo sulla Rai: lo trasmette La7, telecronista Gianluigi Pardo. La tv di Urbano Cairo ha sottoscritto un accordo quadriennale con il Consorzio per la tutela del Palio, fino al 2025. La7 darà in diretta le due edizioni annuali della corsa. I diritti digitali sono di Rcs Media Gropu, che li trasmetterà sulle proprie piattaforme. La Rai ha perso dunque anche il Palio: ridotta l’offerta per trasmetterlo da 120mila a 70mila euro. La7 se l’è assicurato per 135mila euro. 

Pronte cinque postazioni sanitarie, diciassette ambulanze, una speciale addirittura da trentamila euro per curare i cavalli e chiudere la bocca agli animalisti. Centinaia i soccorritori e  cinquecento agenti per la sicurezza. E, udite udite udite gente, tiratori scelti sui tetti. In piazza si entra ovviamente gratis. 

Ma il distanziamento sociale? É una categoria metafisica, all’insegna del chi se ne frega. Il Palio, per i senesi, viene prima di tutto. Se ne infischiano anche delle varianti di omicron. Alla faccia del tasso di positività dei tamponi triplicato in un mese e raddoppiato in due settimane, fino al ventisei per cento.  

L’Asl consiglia mascherine per fragili e anziani. Ma in occasione del Palio il Covid, non conta e neppure il Montepaschi alla rovina dopo dieci anni, dopo l’ennesimo annuncio dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi. Il più antico istituto di credito italiano ha perso in Borsa quasi il  venti per cento in due giorni. Ma questo è davvero un altro di giorno, unico davvero, per i senesi. Tre anni di astinenza lo rendono più speciale di sempre. 

“Una imprevedibile festa di popolo”, la definisce Andrea Degortes, in arte Aceto. “Noi avevamo tanta fame, ora girano troppi soldi”. Più quattrini rispetto ai tempi suoi, segnati comunque anch’essi da patti incredibili a base di tanti soldi. “Mai io mi arrabbio perché oggi i fantini non hanno un rapporto con il popolo. Il Palio lo fa il popolo, non i dirigenti delle contrade che maneggiano i soldi. Mercenari e punto i fantini? No, ma non hanno capito la città, la gente di Siena dove il presidente della Repubblica e l’ultimo spazzino sono uguali”. 

Il drappellone o cencio da assegnare al vincitore è opera dell’artista inglese Emma Sergeant. La scelta dell’artista è un potere insindacabile del sindaco. Luigi De Mosse quello in carica, avvocato di fama, del centrodestra. 

Al Palio si sono accreditati giornalisti cinesi e turchi. Certa la presenza di consoli e ambasciatori. Otto cavalli su dieci sono esordienti in piazza del Campo. E non ce n’è uno che abbia vinto una volta. Autentiche aste si sono accese per aggiudicarsi i migliori fantini, fino a 400mila euro. 

Il sorteggio dei cavalli berberi nella nomenclatura senese vede nel ruolo di favorite Istrice, Torre, Chiocciola. Ma quasi tutto dipenderà dalle alleanze trasversali. La goduria massima è far perdere la contrada nemica, sabotandola in partenza. In tre pagano la squalifica maturata nell’ultimo palio prima del Covid. 

L’incertezza è massima. Chi vince entra nella storia, in fondo ai settantacinque secondi di corsa, palpiti, gioia, drammi, esaltazione, bestemmie. Nel Palio c’è molto di tutto. Anche l’esagerazione spinta al più alto livello. Il popolo lo vuole così, da secoli ormai. Da sempre.