Palazzo Madama (foto depositphotos)

di Gregorio De Falco

Ieri si è tenuta la discussione generale sulla riforma del Regolamento del Senato. La modifica avrebbe dovuto adeguare le procedure al ridotto numero di senatori in conseguenza del “taglio” del Parlamento. Quindi dovevano essere modifiche solo quantitative, per consentire al Senato e alle sue articolazioni di funzionare.

Invece, sono state proposte alcune altre modifiche, volute in particolare dal segretario del Pd Letta, che introducono una nuova categoria di senatori, quella dei senatori non iscritti ad alcun gruppo parlamentare.

Come è noto, a inizio legislatura ogni parlamentare deve iscriversi a un gruppo, altrimenti, d’ufficio viene iscritto al gruppo misto; analogamente avviene anche in corso di legislatura, quando il parlamentare esce o è espulso da un gruppo e non entra in un altro.

Dalla prossima legislatura, invece, se un Senatore uscirà dal proprio Gruppo, o se ne verrà espulso, cadrà nella condizione di Senatore non iscritto, vedendo mortificato il diritto di parola e di azione parlamentare; sarà inoltre privato delle professionalità e delle risorse necessarie per poter svolgere senza vincolo il mandato di rappresentante della nazione (art. 67 Costituzione).

Si deve infatti tener presente che il gruppo consente al parlamentare di disporre di competenze giuridiche e di professionisti della comunicazione, oltre che di risorse per organizzare eventi e manifestazioni politiche.

Queste disposizioni rendono l’impianto stesso del Regolamento liberticida, poiché annullano il possibile diritto al dissenso del parlamentare rispetto al dispotismo del gruppo, creando una nuova specie di parlamentare senza più parola e, come detto, senza risorse. Nessuno potrà dissentire dalla politica dei rispettivi capi e capetti.

Attraverso l’espulsione, il gruppo potrà non solo trattenere per sé le risorse economiche che erano destinate al parlamentare, ma anche determinare la sua esclusione anche dalla Giunta cui appartenesse, nonostante queste siano organi tecnici da cui il parlamentare che ne fa parte non dovrebbe poter essere allontanato per ragioni politiche, trattandosi di un ruolo di garanzia.

Che la espulsione venga decisa dall’Assemblea del Gruppo e non più dal capogruppo, non appare tranquillizzante, poiché nessuno è immune da espulsione e quindi nessuno nel gruppo contrasterebbe la volontà del capo.

Per cercare di porre rimedio, per quanto possibile, a un impianto della riforma pericolosamente permeato di spirito autoritario e ispirato a una specie di democrazia punitiva del dissenso, ho presentato, assieme alle Senatrici Fattori e Nugnes, alcuni emendamenti al testo proposto. In discussione generale sulla modifica del Regolamento, anche a mio nome, poiché impossibilitato a presenziare ai lavori, è intervenuta la collega Senatrice Elena Fattori, facendo rilevare come sia avventuroso scrivere norme confidando di esser sempre in posizione di forza, poiché i regolamenti devono tutelare la funzione parlamentare, prima ancora delle persone. Infatti, è facile prevedere che accadrà che chi oggi è in posizione di forza, domani potrebbe dover subire la sorte che ha preparato per altri.

È auspicabile che i colleghi senatori sostengano, oggi che ancora possono esprimere se stessi, quelle modifiche volte a evitare i rischi di ulteriore svilimento del ruolo e delle prerogative dei parlamentari.