di Matteo Forciniti 

È morto poche ore fa Miguel Ángel Campodónico, ottantacinquenne scrittore uruguaiano le cui origini familiari provengono dalla Liguria. Ad annunciare per primo la notizia è stato il giornalista Jaime Clare su Radio Sarandí.

Scrittore di romanzi riconosciuto anche in Europa (specialmente in Francia) e vincitore di numerosi premi, Campodónico è considerato un rappresentante atipico della letteratura nazionale ed ha esercitato anche la professione giornalistica per diversi organi di stampa. “Descubrimiento del cielo”, “Invención del pasado” e “La llamé Giulia” sono alcuni dei suoi romanzi più conosciuti. 

Molto apprezzati sono stati anche i suoi lavori in ambito accademico e le sue biografie come “Sin límites”, “Mujica”, “Las vidas de Rosencof”, “El éxito de la desmesura” e “Maggi”. Nel “Nuevo diccionario de la cultura uruguaya” pubblicato per la prima volta nel 2003 ha raccolto le vite di più di mille uruguaiani contemporanei in vari ambiti della cultura: arti visuali, musica, cinema e video, teatro, letteratura e giornalismo.

La storia della famiglia Campodonico è fortemente legata all’Italia come raccontava lui stesso in un’intervista a Gente d’Italia nel 2018: “La mia è una delle tante famiglie arrivate in Uruguay provenienti dall’Italia, dalla Liguria per l’esattezza. I miei antenati venivano da una frazione omonima del comune di Chiavari a pochi chilometri da Genova”. 

In quell’occasione lo scrittore denunciava una situazione di degrado e di sporcizia nello spazio adiacente alla facciata dell’Ospedale Italiano di Montevideo: “Quasi quotidianamente passo da lì e vedo cose incredibili, impensabili per una città che vuole salvaguardare il suo patrimonio e aprirsi al turismo. Ho avuto modo di vedere diversi turisti che fotografano la bellissima facciata e poi restano dispiaciuti dal degrado creatosi intorno. Sono state scene davvero imbarazzanti” raccontava con grande amarezza dopo la pubblicazione di un articolo sul portale Ecos. “Questo è un edificio emblematico per la nostra città e per la storia dell’Italia in Uruguay ma ormai è diventato un biglietto da visita estremamente negativo che danneggia tutti. Vedere l’Ospedale Italiano ridotto così mi fa pena. Anche per via delle mie origini familiari, tutto ciò mi provoca una grande tristezza”.

A quattro anni di distanza da quelle dure parole pronunciate da Campodónico non è cambiato niente, anzi forse il panorama è addirittura peggiorato. Lo scenario nei pressi dell’Ospedale italiano è rimasto praticamente uguale a quello che lamentava lo scrittore e a quello che si vede, purtroppo, in tanti angoli di Montevideo dimenticati.