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di Giorgio Oldoini

Elezioni. In piena afa agostana, gli italiani devono informarsi per esprimere il voto. Il messaggio elettorale è confezionato sulla base di referendum virtuali (i “sondaggi”). A parte le posizioni sovraniste e populiste, che non bisogna prendere sul serio, le “promesse” sembrano redatte in ciclostile. Meno tasse e burocrazia, tutela del lavoro giovanile, contrasto alla povertà, banche al servizio di imprese e famiglie. Il PD chiede le piste ciclabili e punta sui diritti civili. Tutti vogliono la green economy. I 5 Stelle si reggono sul reddito di cittadinanza. Nell’insieme, la politica del “dare” trionfa rispetto a quella del “riformare”. Gli ideali e i valori passano in seconda linea: la casalinga si preoccupa dei genocidi in Ucraina, ma non è disposta a ridurre il consumo energetico rinunciando all’ascolto della sua telenovela. Guardiamo più da vicino questi programmi elettorali e cominciamo con la questione del termovalorizzatore che ha portato alla caduta del governo Draghi. Un vero ecologista dovrebbe aborrire le discariche dei rifiuti che distruggono il territorio, come è avvenuto con le numerose “Terre dei fuochi”. Se rifiuto le discariche e non voglio il termovalorizzatore, devo inviare la spazzatura in altri siti di smaltimento. Con questa scelta non ho fatto una politica green, ma ho risolto il problema del “mio” territorio inquinando “altri” territori. Il massimo del “farisaismo verde” si verifica per i rifiuti “pericolosi”, che si moltiplicano ogni anno. I principali “sversatoi” dei prodotti velenosi sono i paesi africani: Benin, Costa d’Avorio, Ghana, Liberia e Nigeria. L’Europa realizza la ghettizzazione dei popoli destinati a raccogliere i veleni dei paesi opulenti. Il partito dei Verdi al governo in Germania ha rimosso questa realtà, così come i tedeschi ignoravano l’esistenza dei lager nazisti. Dieci milioni di africani avrebbero il sacrosanto diritto di essere ospitati in Europa, quale corrispettivo della distruzione dei loro villaggi. Qualcuno lo faccia presente a Salvini. L’unica politica green accettabile sarebbe quella di obbligare ciascuna Nazione (Regione o Comune) a risolvere al proprio interno il problema “rifiuti”, considerandone l’esportazione un delitto contro l’umanità. Il secondo argomento elettorale è quello della “competenza”. Se la Meloni e Salvini prendessero la maggioranza dei voti in modo da controllare le Camere, sarebbero per questo diventati statisti in grado di guidare il governo? La riposta tradizionale è la seguente: in una democrazia prevale chi prende più voti; il vincitore si potrà circondare dei tecnici migliori e governare con efficacia. A Genova un tramviere era arrivato ad essere primo cittadino. Fulvio Cerofolini è rimasto tuttora nell’immaginario collettivo come uno dei migliori sindaci della città. L’attuale sindaco Bucci così ne ha ricordato la figura: “Un sindaco capace di stare vicino alle persone e di lavorare nell’interesse della collettività, portando avanti valori di libertà e giustizia”. Tuttavia, quel grande sindaco non si sarebbe mai sognato di guidare il paese perché sapeva di non possedere i requisiti per farlo. Ai nostri giorni, il capo dell’esecutivo deve possedere competenze “personali” in campo economico, finanziario, geopolitico; essere apprezzato nel mondo e confrontarsi da pari a pari con gli altri leader. I “gruppi” che potrebbero governare in autunno, sono tre: il centro-destra, il centro-sinistra e il Quirinale. Mattarella entrerà in funzione con la propria squadra di commis (Draghi, Amato ed altri), nell’ipotesi che non si formino maggioranze di governo. Il centro-destra non ha precedenti di compattezza. Basti ricordare il primo governo Conte che aveva imbarcato la sola Lega. Il recente “patto di fedeltà” tra i partiti di centro destra non sembra del tutto rassicurante. Il PD che demonizza Fratelli d’Italia usa la stessa tecnica della vecchia DC che aveva escluso il PCI dall’area di governo. L’arma vincente di Berlusconi era stata quella di sdoganare la destra. E’ possibile che il paese riuscirà ad avere un governo attraverso l’alleanza centrodestra/PD: basta con gli steccati ideologici che sopravvivono solo in Italia. Infatti, se vi sarà questa alleanza vorrà dire che è stato possibile realizzare un programma “europeista”, come pretendono le cancellerie occidentali e la grande maggioranza degli italiani. Non ho fin qui considerato la politica dei dossier giudiziari che potrebbe condizionare, ancora una volta, l’esito elettorale: i sicofanti sono già al lavoro. L’ultimo argomento è quello dei sussidi a pioggia. Le imprese denunciano un rallentamento dello sviluppo dovuto alla difficoltà di reperire la mano d’opera che preferisce il reddito di cittadinanza e il “conguaglio” del lavoro nero. L’imprenditoria, che costituisce l’ossatura del sistema economico, non chiede sussidi. Pretende solo un ambiente favorevole all’espansione produttiva. E’ un problema che interessa tutte le categorie sociali, i prestatori d’opera pubblici o privati, la galassia dei piccoli, medi e grandi imprenditori, lo stesso sistema finanziario. Bisogna riconoscere che la produzione dipende dal rendimento del lavoro, che l’espansione deriva dall’iniziativa, dal mantenimento di incentivi e dalle prospettive di reddito. Ogni categoria trae beneficio dalla piena utilizzazione dei fattori produttivi di tutte le altre. L’epoca dei conflitti di classe è ormai alle spalle. Queste idee non partono dal cervello dei “tecnici” o dei “burocrati”, i quali pensano in termini di regolamenti e di leggi, pretendono di costruire una società che abbia una regolarità geometrica e non si
rendono conto che in questo modo distruggono la libertà e il desiderio creativo. Gli italiani devono sperare che, alle prossime elezioni, si affermi una maggioranza politica capace di interpretare questi elementari bisogni della gente.