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Franco Esposito

L’inflazione riempie il carrello della spesa. Quella alimentare rincara del 9,1%. Corre, galoppa il Pil, spinto da aumenti e industria. Il risvolto positivo, appena a appena positivo, in questa valle di lacrime, è rappresentato dagli aiuti per le bollette. Ne consegue l’abbassamento del tasso generale del carovita al 7.9%. 

Inflazione dominante invita alla caccia della spesa low cost. Ma serve a poco, praticamente a niente. “Il giorno dopo va buttata”. Un chilo di petto di pollo comunque viene venduto a 10,90 al chilo; 8,90 il prezzo era 8,90 euro. In questo mare di aumenti e di guai, si ode il pianto greco degli ambulanti: è raddoppiato il costo di un bancale. “I costi sono impazziti, dobbiamo aumentare i prezzi” Il risparmio sulla manodopera per evitare ulteriori rincari “. Una situazione assurda”. Un anno fa il costo di una scatola di 500 buste per gli ambulanti era 9 euro; oggi 20. 

Gli esperti avvertono: “L’inflazione di oggi è solo un’avvisaglia di quello che succederà a settembre. L’inflazione deve ancora scaricarsi a valle in maniera completa. Quando sarà, provocherà un’ulteriore impennata dei prezzi degli alimentari, con effetti su povertà e disuguaglianza. C’è il rischio di tensione sociale”. 

Ai mercati, ma non solo tra gli ambulanti e i titolari di esercizi commerciali, di quelli che vendono alimentari, torna lo spettro del 2002. “Raddoppia tutto, proprio come quando arrivò l’euro”. Il prezzo dei fagiolini è lievitato fino 15 euro al chilo. Il costo di una scatola di guanti in uso dagli ambulanti è di 7,90 euro; 3,50 euro un anno fa. 

Alcuni agricoltori fanno da calmiere della spesa. “Non ho aumentato i prezzi al banco perché da mesi io e miei figli non prendiamo lo stipendio”, confida Gianni Lanam agricoltore piemontese, tre generazioni di produttori con vendita diretta di frutta e ortaggi sulle bancarelle di Porta Palazzo, a Torino. “Preparare le semine per l’autunno, a questi costi, è un suicidio, Se aumentassi i prezzi, non venderei più. Non so per quanto potrò andare avanti”. 

Infatti, avanti non si va; è indietro tutta. La povertà sfiora gli angoli del mercato di Porta Palazzo, tra migranti senza documenti che vendono mazzetti di basilico a 2 euro, pronti a filarsela a gambe all’apparizione di un vigile urbano in divisa. 

I commercianti più accorti hanno scelto la strategia di evitare i rincari. “Per proteggere i nostri clienti, ma così lavoriamo senza guadagnare. Fino a quando potremo resistere?”. La spesa low cost? Bella parola, l’espressione non svuota la tasca, è vero, ma riempie la bocca e punto. “Porti a casa quello che trovi, ma il giorno dopo butti tutto. I prodotti di prima scelta,, belli e sani, sono tutti più cari. Gli altri hanno mantenuto i prezzi, più o meno”. 

Mettiamoci poi le spese di gestione dei banchi. Quattro costano 10mila euro al mese. I margini di guadagno si sono ridotti, ormai sono prossimi al nulla. Le stime di Coldiretti parlano di “un mix esplosivo composto dal record dei costi energetici e dalla siccità del 2022, la spesa delle famiglie degli italiani lieviterà di quasi 9 miliardi; 1,97 miliardi solo per frutta e verdura, 1,65 per pasta, pane e riso; 1,54 per carne e salumi. Una famiglia con due figli pagherà in un anno 749 euro in più. L’indice generale dei prezzi potrebbe toccare anche il record assoluto stabilito nel 1984. “Quando però era in vigore la scala mobile che garantiva un adeguamento automatico degli stipendi all’inflazione”. 

Siamo davanti aa un massacro, alla catastrofe. Il commento all’unisono è di Codacons e Unione consumatori. Le imprese del commercio, alla fine, potrebbero registrare un calo dei  consumi pari a 3 miliardi di meno di incassi. Davvero una tragedia senza fine. Se però ci rifacciamo ai dati Istat di  luglio, un piccolo, piccolissimo, fragile motivo di consolazione c’è pure. “L’inflazione rimane elevata pur riducendosi di un decimo di punto, per effetto di andamenti contrastanti”. Per dirla terra terra, la frenata è attesa nei prossimi mesi. Malgrado la previsione di un Pil piatto nella seconda metà dell’anno: si andrà oltre il +3,1 previsto dal governo. 

Nel secondo trimestre dell’anno il Pil è risultato di gran lunga superiore al livello medio del 2019. “La luce che si contrappone all’ombra”, sostiene Confcommercio. Si ferma la locomotiva tedesca, inarrestabile in altri tempi. Sorpresa delle sorprese, l’Italia è il Paese Ue più dinamico, anche se la sua crescita è zero. I prossimi mesi saranno comunque all’insegna di grossi rischi, come da previsione dell’economista Paolo Maneli, di Intesa Sanpaolo. 

Tra fine 2023 3 inizio 2024 potrebbero materializzarsi gravi pericoli. Le ragioni? Lo choc inflazionistico e il possibile razionamento del gas. L’Autorità per l’energia, intanto,  rende noto che  “da ottobre l’aggiornamento dei costi per gli utenti in tutela diventa mensile e non più trimestrale, superando l’utilizzo delle quote a termine”. 

Se succede, champagne. Sarà possibile intercettare possibili ribassi dei prezzi.