Giuseppe Conte (Depositphotos)

di Gabriella Cerami

Giuseppe Conte nel suo partito, che del fu Movimento ormai ha poco o nulla, si muove ormai con il piglio del conquistatore e soprattutto contando sul lato oscuro della forza, la forza del proprio "io". "Mi sono trovato in cento battaglie e non ho mai pensato se c'era qualcuno dietro di me", potrebbe essere più o meno il motto del leader di Volturara Appula - che ha come obiettivo quello di spezzare le reni agli oppositori interni - e invece a parlare così era Gengis Khan, a.d. 1219. Giocando con la storia e soprattutto con le diverse carature dei personaggi, Conte, leader piuttosto autoriferito, in questi ultimi tempi sembra ispirarsi al celebre condottiero e sovrano mongolo, passato alla storia per la sua spietatezza. Khan, quello vero, aveva una capacità militare e un piglio da conquistatore che il leader M5s difficilmente può emulare ma, di Gengis, l'ex premier oggi vorrebbe prendere a modello almeno l'impeto decisionista: in quel che resta dei 5 Stelle, Conte oggi ha deciso di imporre se stesso in cinque collegi come capolista nel plurinominale. È facilmente immaginabile che "Gengis Conte" sarà candidato in Sicilia, nella sua Puglia e in Campania dove gli M5s dovrebbero raggiungere percentuali un po' più alte.

È così, nel nome di se stesso, che il presidente pentastellato distrugge l'ennesimo totem M5s, quello della candidatura unica, ovvero in un solo collegio, senza paracadute e previo consenso del blog. Ma il blog non si pronuncerà, non solo perché il sito di Grillo non è più la piattaforma attraverso cui consultare la Rete, quindi gli iscritti, ma perché Conte, con ogni probabilità, ha deciso così. Ha chiesto agli iscritti di presentare la propria autocandidatura e poi sarà lui a decidere cosa farne: "Il presidente garantirà candidature di alto profilo, espressione della migliore società civile", è stato comunicato. E inoltre sarà sempre l'ex premier "a indicare le modalità e i criteri per la formazione delle liste". La sua presenza in cinque collegi crea scompiglio e si presta anche a una serie battaglie legali. Va da sè che Conte potrebbe infatti rubare seggi vincenti a chi invece ha tutto il diritto di candidarsi nel territorio di appartenenza.

Insomma, è tutto nelle mani di Conte che in via di Campo Marzio ha sulla scrivania un foglio con i 40 nomi da eleggere (gli unici che andranno in parlamento con la casacca pentastellata secondo i sondaggi). In questo modo si muove da grande condottiero per garantirsi la sua corte di parlamentari: secondo le ultime stime dell'istituto Cattaneo si tratta di 27 deputati e 12 senatori.Pochi seggi ma blindati per essere sicuro di avere attorno a sé solo persone a lui fedeli, anzi fedelissime. E per questo rade al suolo anche il principio di territorialità - la vecchia regola che imponeva ai pentastellati di candidarsi nel luogo di residenza - nel nome di Patuanelli, Ricciardi e Todde. Il primo è friulano, il secondo è toscano e la terza è sarda. Andrebbero a schiantarsi in circoscrizioni probabilmente perdenti, quindi Conte trova spazio per loro in altri territori e con carta e penna fa e disfa le liste.

Alla fine, ragiona così Gengis Conte, "la mancata deroga al secondo mandato ha giocato a mio favore". È vero che il presidente M5s ha perso qualche fedele scudiero come Taverna, Fico o Bonafede, ma si è tolto di torno Virginia Raggi, possibile avversaria con l'ambizione di scalare il Movimento. E ha fatto fuori anche tanti altri parlamentari, non controllati e non controllabili, che gli avrebbero imposto la consultazione online, quella di un tempo, con grandi possibilità anche di vittoria. Per non parlare del tanto temuto Alessandro Di Battista, considerato una minaccia per la sua leadership. Alla fine l'ex deputato duro e puro, super movimentista, si è tolto di torno quando Conte gli ha spiegato il suo progetto che non è quello di tornare sulle barricate. Anche perché l'ex premier, in abito e pochette, non avrebbe l'abbigliamento adatto.

Raso al suo tutto questo, all'ex premier non resta che sbarazzarsi anche di Grillo. Il suo grandissimo amico Domenico De Masi, a cui è stato chiesto di candidarsi ottenendo un "no", ne dà un assaggio in un'intervista a Repubblica: "L'ex comico sarà cacciato? È il destino di chi fonda movimenti". Difficile che il sociologo di area M5s parli all'insaputa di Conte. Così come il presidente M5s era conoscenza di tutto quando De Masi fece scoppiare il caso che ha distrutto per sempre i rapporti tra il premier e il suo predecessore. Vi ricordati quando il sociologo disse: "Grillo mi ha raccontato che Draghi gli ha chiesto di rimuovere Giuseppe Conte"? Da lì, nel giro di poche settimane, si arrivò alla caduta dell'esecutivo. Ora che la creatura fondata dal comico visionario è stata snaturata si attende di sapere quale sarà il destino di Grillo e di M5s dopo il voto del 25 settembre. Gli storici narrano che Gengis Khan quando si trovava in difficoltà consultava il cielo, intanto Gengis Conte, visto che le Stelle sono cadenti, consulta Turco e Gubitosa, i fedelissimi della sua corte.