di ROBERTO ZANNI
Domino's Pizza è un colosso da 4,1 miliardi di dollari di fatturato. Presente in oltre 83 nazioni in tutto il mondo e in 5.700 città. Un successo globale di una idea nata nel 1960 dai fratelli Tom e James Monaghan, cominciata con una piccola catena di pizzerie nel Michigan per poi arrivare dappertutto anche in Cina. E in Italia? Beh no, nel Paese della pizza no... Il primo grande fallimento di Domino's che pensava di poter dare la propria pizza agli italiani, i quali, per usare un gioco di parole, la pizza gliela hanno invece data in faccia. Sette anni fa Domino's, e in grande stile, approdava nella Penisola, primo punto vendita aperto a Milano, gli americani che volevano fare la pizza agli italiani.
Così anche l'ultima delle 29 filiali che erano state aperte ha chiuso, dopo che all'inizio i programmi prevedevano l'avvio di ben 880 pizzerie. E se in giro per il mondo questo grande fiasco è stato accolto con titoli ironici, gli italiani non hanno fatto una piega perchè in questi sette anni di tentativi nemmeno si erano accorti dell'esistenza di Domino's. L'ingresso era avvenuto attraverso un accordo di franchising con ePizza SpA, ma i problemi hanno cominciato a farsi vedere fin dall'inizio. "Attribuiamo il problema - aveva cercato di spiegare ePizza in un rapporto agli investitori che accompagnava gli ennesimi deludenti risultati del quarto trimestre 2021 - a livello significativamente maggiore di concorrenza nel mercato delle consegne di cibo con catene organizzate e ristoranti che hanno riaperto dopo la pandemia...".
Così l'ambiziosa espansione di Domino's è finita nel nulla perchè la risposta delle pizzerie italiane è stata semplice: continuare a sfornare un prodotto straordinariamente superiore a quello di Domino's accompagnato ad accordi con terze parti, come Glovo, Just Eat, Deliveroo per la consegna, divenuta fondamentale in particolare nel periodo pandemia. Poi, una volta ricominciata la vita quasi normale, la gente ha ripreso a riempire le tradizionali pizzerie italiane. In questo modo per ePizza non è rimasto che rivolgersi al tribunale di Milano, bancarotta richiesta in aprile, ricevendo un periodo di grazia di 90 giorni durante il quale i creditori non hanno potuto esigere rimborsi o avvalersi dei beni. Ma questo è scaduto alla fine di luglio, quasi in concomitanza con la chiusura definitiva del sogno italiano della pizza americana.
Un sogno che all'inizio era stato sancito da un contratto di franchising di 10 anni con ePizza. Si voleva introdurre un servizio di consegna della pizza su larga scala che in quel momento in Italia non era presente nelle dimensioni che voleva portare Domino's. Solo all'inizio del 2020 c'erano ancora in gestione 23 pizzerie alle quali se ne aggiungevano altre sei in sub-franchise. Poi in un attimo o quasi il crollo. E ora Domino's non c'è più in Italia, ma non per questo le pizzerie nostrane sono contente. Anzi è partita una gara di solidarietà a cominciare dalla storica L'Antica Pizzeria da Michele che si è offerta di assumere i lavoratori che hanno perso il posto.