di Giorgio Merlo

 

Forse è vero, almeno stando ai sondaggi, che il “terzo polo” può essere una delle novità più significative di questa campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento. Una novità perché cerca di reintrodurre nella cittadella politica italiana la categoria del “centro” che era stata sistematicamente azzerata in questi ultimi anni dopo l’uragano populista, dissacratore, anti politico e demagogico interpretato per eccellenza dal partito dei 5 stelle. E, con il “centro”, è stata smantellata anche ogni sorta di “politica di centro”.

Non a caso, sono prevalse altre categorie, altre prassi e altri disvalori che nulla hanno a che fare con la cultura e lo stile che hanno caratterizzato per molti decenni il cammino della democrazia italiana. E cioè, dalla radicalizzazione della lotta politica al trionfo degli “opposti estremismi”; dalla scomparsa della cultura della mediazione all’esaltazione del ruolo del “capo” politico; dall’’attenuazione  del ruolo e della funzione del pluralismo sociale e culturale al disvalore della improvvisazione e del pressappochismo della classe dirigente politica al potere; dalla mancanza di ogni cultura di governo alla demolizione delle culture politiche fondanti la nostra democrazia; dall’assenza di rispetto dello Stato e delle istituzioni democratiche all’esaltazione della prassi trasformistica ed opportunistica.

Insomma, una gamma di disvalori, di cadute di stile e di veri e propri “orrori” che hanno costellato e accompagnato il verbo del populismo in questi anni e che, purtroppo, continuano ancora ad essere presenti nel confronto politico contemporaneo. Ma se i disastri provocati dal populismo demagogico e anti politico del grillismo si vanno lentamente, e speriamo irreversibilmente spegnendo, è indubbio che al contempo deve crescere e rafforzarsi una cultura e una prassi che individua proprio nella “politica di centro” il suo fulcro principale se non addirittura esclusivo per il ritorno di una politica credibile, autorevole e realmente rappresentativa.

Ed è lungo questo filone che si inserisce il capitolo del cosiddetto “terzo polo” e della sua concreta possibilità di diventare un serio interlocutore nella dialettica politica italiana. Un “terzo polo” che non può non identificarsi con il rilancio e il recupero del “centro” e di tutto ciò che rappresenta e che ha rappresentato nel cammino della democrazia nel nostro paese questo progetto politico e di governo. Ma, per poter centrare pienamente questo obiettivo, è indubbio che questo “terzo polo” non può fare a meno dell’apporto della cultura e della tradizione del cattolicesimo popolare e sociale. Non può solo ridursi ad essere un polo liberal/liberista dello schieramento politico italiano. Non può essere la semplice riedizione dell’esperienza del Partito Repubblicano e del Partito Liberale, seppur in forma rivista ed aggiornata. Perché, se così fosse, oltre ad interpretare un settore largamente minoritario nella pubblica opinione del nostro paese, inesorabilmente non sarebbe in grado di incrociare e di farsi carico di larghi settori sociali, culturali, economici e anche produttivi del nostro Paese che fanno del “solidarismo”, della “sussidiarietà”, della “giustizia sociale” e del “bene comune” la loro ragion d’essere e la loro bandiera ideale di riferimento.

In altre parole, il “terzo polo” non può fare a meno di quella cultura cattolico popolare e sociale che, nel corso della storia politica italiana, ha saputo contribuire ad affrontare e a risolvere i principali nodi politici sul tappeto. E questo non per un richiamo nostalgico e men che meno passatista, ma per la semplice ragione che la storia del “centro” nel nostro paese è fortemente intrecciata con la cultura del cattolicesimo democratico, popolare e sociale.

Per questi motivi, anche e soprattutto durante la campagna elettorale, questa istanza e questo richiamo culturale e politico devono essere ben visibili e realmente percepiti da settori crescenti della pubblica opinione. Senza questo contributo, che non può diventare solo di carattere  ornamentale o marginale, sarà la stessa offerta politica di “centro” ad uscirne indebolita o, peggio ancora, ridimensionata politicamente ed elettoralmente. È bene pensarci prima che sia troppo tardi.