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Con l’Ucraina che rappresenta da sola il 10% degli scambi mondiali di grano la chiusura dei corridoi di pace per l’export sconvolge il mercato con effetti sui prezzi e sugli approvvigionamenti alimentari nei Paesi ricchi e soprattutto in quelli poveri.

È quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che le quotazioni di grano, mais e sono immediatamente schizzate alla riapertura settimanale del Chicago Board of Trade (Chicago), punto di riferimento delle materie prime agricole, dopo la decisione della Russia di interrompere l’accordo raggiunto con Nazioni Unite, Turchia e Ucraina per assicurare i traffici commerciali nei porti del Mar Nero.

Una situazione aggravata dal forte ridimensionamento delle semine di cereali invernali in Ucraina che scendono ad appena 3,8 milioni di ettari rispetto ai 6 milioni del 2021 secondo il Ministero dell’agricoltura locale. Una situazione che alimenta l’interesse sul mercato delle materie prime agricole della speculazione che si sposta dai mercati finanziari ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli dove le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato.