Antonio Tajani (foto depositphotos)

La formazione italiana nel mondo è un modello per la diffusione della cultura e dei valori di pace, un efficace strumento di diplomazia e di soft power "sul quale insistere", per non dimenticare i sei milioni di italiani all'estero e per formare una classe dirigente straniera amica dell'Italia. E' il messaggio emerso dalle Giornate della Formazione Italiana nel Mondo, il primo appuntamento istituzionale tra gli attori della rete formativa dell'Italia all'estero organizzato dalla Farnesina.
"L'Italia è un grande Paese che vanta un'eredità e un bagaglio culturale che tutti vorrebbero avere, noi abbiamo il dovere di tramandare questo sapere, perché possa essere patrimonio per i nostri connazionali all'estero", ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani ricordando il ruolo di ambasciate, istituti di cultura e scuole italiane, ma anche quello "importante che ha l'agenzia ANSA", media partner dell'evento, nel portare l'Italia nel mondo.
"Le nostre scuole all'estero devono essere sempre più aperte ai giovani non italiani", ha aggiunto il titolare della Farnesina, perché studiare insieme ai ragazzi italiani significa "rafforzare uno spirito di pace". Anche in quest'ottica, "abbiamo parlato con il ministro dell'Istruzione Valditara e vogliamo coinvolgere anche il ministro Bernini per dare vita ad un progetto molto ampio per diffondere la cultura e la formazione italiana nel mondo, ma anche per attirare giovani non italiani nelle nostre università, per costruire una rete di amici dell'Italia. Un modo anche per rinforzare la nostra diplomazia culturale".

L'idea è di presentarlo alla prossima Conferenza degli Ambasciatori in programma il 20 e 21 dicembre.
Un'iniziativa confermata da Valditara, che ha parlato di un tavolo tecnico. "E' fondamentale rimettere l'istruzione al centro dell'azione politica allocando risorse ed utilizzando i fondi europei. Grazie al Pnrr, stiamo innalzando la qualità" del sistema.
Durante la giornata, sono stati presentati i risultati dei tavoli di lavoro in cui si sono riuniti gli attori della rete, confluiti in un documento programmatico. Protagonisti i dirigenti scolastici, docenti, esperti e rappresentanti di organizzazioni e iniziative parte della rete, come la Società Dante Alighieri e la Banca d'Italia, e il direttore dell'Istituto di cultura di Kiev, Edoardo Crisafulli. Ma soprattutto gli studenti provenienti da istituti italiani e paritari all'estero, vera e propria "agorà del pensiero libero della scuola italiana nel mondo", che con emozione ed orgoglio hanno raccontato il proprio lavoro.

"Ho iniziato a studiare in un liceo italiano per finire il percorso di studi iniziato in Italia ma poi - ha detto Fabio Guglielmo Feo, da Zurigo - ho scoperto quanto realmente potesse offrirmi rappresentare l'italianità all'estero". "C'e molta curiosità per la lingua italiana da parte degli studenti turchi", ha riferito Brando Morigi, che frequenta la scuola statale italiana di Istanbul.
"Essere qui - secondo Hassan Mohamed, studente egiziano della Scuola salesiana Don Bosco al Cairo - è un'opportunità. Rende vivi incontrare persone da tutto il mondo". Tra le proposte avanzate dall'agorà degli studenti, l'introduzione di corsi di digitalizzazione, programmi di scambio, gemellaggi e sostenibilità.
"Il modello della formazione italiana è ricco di potenzialità, c'è una grande domanda" di Italia nel mondo, ha sottolineato l'ambasciatore Pasquale Quito Terracciano, direttore generale per la Diplomazia pubblica e culturale della Farnesina, evidenziando come le scuole statali italiane all'estero sono "strumenti importanti della politica estera". Le scuole statali italiane all'estero, equiparate agli istituti italiani di cultura, sono "parte organica" della rete e "sono "strumenti importanti della politica estera. Una nuova iniziativa che mi auguro diventi un appuntamento fisso", ha sottolineato l'ambasciatore ricordando come durante la sua esperienza diplomatica abbia sempre colto dell'interesse e dell'apprezzamento verso la formazione italiana. Fra le strutture della formazione italiana all'estero, Terracciano si è soffermato sulle sette scuole statali equiparate agli istituti italiani di cultura, e quindi "sono parte organica" della rete.
L'evento odierno che conclude le 'Giornate' - ha osservato Terracciano - è solo "la punta di un iceberg di un lavoro più ampio condotto dietro le quinte" che si è strutturato in quattro tavoli di lavoro che ha visto a confronto le categorie impegnate nella stessa rete di formazione, a cominciare dai dirigenti scolastici e dai lettori di italiano. Un confronto finalizzato, fra l'altro, a come promuovere la formazione italiana all'estero, a come rafforzarne la visibilità e la capacità di attrazione, a come diffondere buone pratiche.
I veri protagonisti - ha affermato - sono però gli studenti presenti: dieci studenti provenienti da istituti italiani e paritari coinvolti a confrontarsi sulle sfide per la interculturalità, della sostenibilità, dell'inclusione. Per questi giovani è stata "l'occasione per guardare al futuro e mettersi in gioco".
L'ambasciatore Terracciano ha ricordato infine le collaborazioni che il Maeci ha nel settore della formazione, a cominciare dal Ministero dell'istruzione e del merito, dalla Società Dante Alighieri (è stata rinnovata, ampliandola, la convenzione), dalla Banca d'Italia, dal Museo Statale Omero di Ancona col quale è stato promosso il concorso 'Arte Oltre confine' sul tema delle diversità

Insieme a testimonianze, riflessioni, video e dibattiti, la giornata è stata occasione anche per presentare il nuovo logo e uno spot del Sistema della formazione italiana nel mondo.

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