di Franco Esposito

Lo Stato spende due miliardi l'anno. Praticamente a fondo perduto: i soldi messi a disposizioni per chi può lavorare e si rifiuta. Flop e clamoroso imbroglio, regno dei profittatori non aventi diritto, il reddito di cittadinzanza si è rivelato nel tempo una colossale Babele. Deve cambiare e cambierà: lo perderà uno su cinque degli attuali percettori. Rispettoso delle modifiche Istat, sarà ridotto a 846mila persone. Approva Bankitalia, ritenendo la stretta statale "l'occasione per rafforzarne l'efficienza e farlo arrivare effettivamente ai più bisognosi"- 

Punto e daccapo, quindi. La svolta appare decisamente opportuna e non più rinviabile. In attesa di essere rivoltati, cambiati, in alcuni casi cancellati, i numeri raccontano di  un milione 162mila 184 nuclei familiari beneficiari del reddito e pensione di cittadinanza a ottobre 2022. Un milione 39mila 885 i nuclei con reddito di cittadinanza; 122mila quelli con pensione di cittadinanza. Fanno ovviamente la parte del leone il Sud famelico e pronto al piagnisteo e le isole. Abissale resiste tuttora la differenza con il centro Italia e il nord. 

Il costo per lo Stato è 641 milioni di euro. La riforma annunciata renderà il reddito di cittadinanza più funzionale alle caratteristiche del mercato del lavoro. Gli enti locali saranno maggiormente coinvolti. Ma non vi saranno grandi stravolgimenti. Laddove è palese la constatazione che il, sussidio non ha funzionato dal punto di vista delle "politiche attive del lavoro". Lo strumento resta comunque necessario per centinaia di migliaia di persone prive di risorse. Un'alternativa al sostentamento. Soprattutto in questa fase di grave crisi. 

Bankitalia è dell'idea che "la riforma complessiva contenuta nella manovra potrebbe essere un'occasione per risolvere l'ambiguità e rafforzare l'efficacia nel raggiungere le situazioni di effettivo bisogno". Laddove, secondo il capo del Servizio struttura economica del Dipartimento di Camera e Senato, Fabrizio Balassone, l'introduzione del reddito di cittadinanza ha rappresentato "una tappa significativa nell'ammodernamento del nostro sistema di welfare. Una forma di reddito a sostegno delle famiglie più bisognose. E in molti Paesi del'area dell'euro presenta caratteristiche di universalità". 

La stretta è comunque in arrivo, decisa dal governo. L'obiettivo è la riduzione del numero dei percettori del sussidio. "Il reddito di cittadinanza – ha aggiunto in conclusione il capo del Servizio struttura del Dipartimento di Camera e Senato – ha contribuito dapprima a contenere gli effetti negativi dell'epidemia di Covid sul reddito disponibile delle famiglie più fragili e poi a sostenere il potere d'acquisto particolarmente colpito dalla recente inflazione". 

Ma è normale e conseguente che si avverta l'esigenza di un intervento correttivo. É questo è il parere anche del Cnel. "Il reddito di cittadinanza è da correggere e non abolire. Va chiarita meglio la distinzione tra misure di contenimento della povertà e misure di sostegno all'inserimento al lavoro". Ma è proprio questo il punto", ha chiosato l'ex ministro Tiziano Treu, latore di un suggerimento. "Si può mirare meglio l'aiuto sulle famiglie numerose e sui poveri. Perchè ancora non sono tutti interessati da questa misura. Si può migliorare anche rafforzando il rapporto con gli enti locali e soprattutto con i Comuni, che devono essere in prima linea". E non defilarsi e in alcuni casi tenuti a evitare la classica posizione del pesce in barile. 

L'Istat ha analizzato gli aspetti statistici dell'intervento messo in campo dal governo. I soggetti a riduzione della durata del beneficio, come già detto, sono circa 846mila, ovvero poco più di un beneficiario su cinque. Se si considerano i soli beneficiari in età compresa fra i diciotto e i cinquantanove anni. Secondo l'Istat, la decurtazione coinvolgerebbe in prevalenza i nuclei familiari di ridotte dimensioni. La componente maschile coinvolge più della metà degli individui soli, in età compresa fra i quarantacinque e i cinquantanove anni. I soggetti a riduzione della durata comprende sono inoltre un rerzo dei Neet fra diciotto e ventinove anni. 

In definitiva, a ogni percettore che resta senza occupazione andranno in media oltre 3.000 euro l'anno di denaro pubblico. Il risparmio per lo Stato sarà di 734 milioni nel 2023. Qualcosa come 183 milioni al mese. Non male, anche se si dovrebbe fare ancora meglio.   

Volere è potere, o no? 

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