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Franco Esposito

I dipendenti sono ancora sotto choc. All'autogrill di Badia del Pino, teatro di uno squallido disgustoso assurdo episodio di becera violenza urbana, l'addetto dell'area ha recuperato di tutto. Un autentico arsenale: mazze di ferro, bombe carta, pietre di ogni peso e dimensione. Un carrello metallico pieno di sacchi fino all'orlo, chiusi con un filo leggero. Dentro, altra robaccia. "Ma questo è niente, alla Polizia abbiamo consegnato di tutto". 

Le testimonianze del tornado passato in quel posto sull'autostrada del Sole, domenica a mezzogiorno. Quando i cosiddetti ultras di Napoli e Roma si sono affrontati in una guerra assurda, scandalosa. Una esibizione di delinquenti in  libera uscita. Dal Governo assicurano che repliche non ci saranno: le trasferte dei tifosi al seguito delle squadre di calcio sono sul punto di essere cancellate. Napoli-Juve, gara di campionato in programma venerdì, è già classificata come una "partita a rischio". Vi saranno restrizioni, l'annuncio è imminente. 

Nel prato antistante l'area di servizio, nascosta nell'erba, una bomba carta di dimensioni poderose, i cui effetti sono facili da immaginare e classificare, se fosse esplosa durante la stupida ignorante guerra tra gruppi estremi del tifo calcistico. Le frange che rischiano di rovinare tutto. Primo passo per fermarli, i criminali degli stadi che hanno trasferite le loro prodezze deliquenziali all'esterno dei campi di gara, il riconoscimento facciale. 

"La realtà è questa, tristissima: l'Italia non è stata capace di emulare il modello inglese imposto all'epoca dalla Thatcher", ammette De Siervo, presidente della Lega Calcio. La Confindustria del palplone mallevatrice, qua e là, del tifo estremo. Complice o succube, altra scelta non c'è. "Due anni basterebbero per fare come gli inglesi. Ma serve il via libera del Garante della Privacy". Ma per fare cosa? Stadi nuovi super sorvegliati e prezzi dei biglietti più alti. "Così a Londra sono spariti i gruppi organizzati, i cosiddetti hoolingans".

Il Daspo ormai non basta più. Come deterrente non funziona: ci vuole altro. Gli estremisti del tifo hanno imparato ad aggirarlo, sanno come fare: viaggiano in van presi in fitto e così sfuggono ai controlli. De Siervo è tornato alla carica, in pressing sul Governo da prima di Natale, a tre anni dalla stesura della prima bozza d'intervento. 

Intanto, a Badia del Pino, dopo l'episodio che causò la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, ucciso con un colpo di pistola sparato da un carabiniere da centocinquanta metri di distanza. Una lapide in marmo ricorda quel tragico episodio e, a corredo, una scritta. "Mai più 11 novembre". Da allora qui non era mai più successo niente. 

L'area di sosta di Badia al Pino è il classico punto di incontro e di fermata dei tifosi viaggiatori. Fanno foto, appendono sciarpe, ricordano Gabriele Sandri. Una delle sciarpe con i colori della Lazio è stata stesa a terra, zuppa di pioggia, sporcata di fango. La tengono ferma due grossi sassi e nessuno ha mai osato toccarla. Non l'hanno toccata  neppure gli ultras del Napoli e della Roma, Mentre intorno al cippo succedeva di tutto. Uno tsunami di inqualificabile violenza. Pura vergogna. 

L'assurdo di ritorno domenica sull'A1. Centinaia di ultras identificati, alcuni arrestati. Martino Di Tosto tra questi, ma chi è questo ultras della Roma? Un personaggio insospettabile, evidentemente proprietario di doppia vita. Dai fornelli alla curva e un curriculum che sarebbe di tutto rispetto. Di Tosto vanta esperienze di chef in diversi ristoranti, anche stellati. Attualmente pare lavori per un noto locale di Roma. Domenica è stato ferito dai rivali ultras del Napoli. Lo hanno arrestato dopo che gli amici lo avevano scaricato davanti all'ospedale di Arezzo. Fa parte del gruppo di estrema destra "Offensiva". Nel 2013 è stato coinvolto nell'assalto di ultras romanisti a un pullman di tifosi del Verona, preso a sassate prima della partita allo stadio Olimpico. 

La realtà è questa, purtroppo. Nulla è cambiato sul fronte del cosiddetto tifo estremo. Proprio nulla da quando, ottobre scorso allo stadio San Siro, migliaia di tifosi della curva Nord sono stati costretti dalle minacce degli ultras ad abbandonare i proprio posto. Il motivo? In segno di lutto per l'uccisione del capo ultrà Vittorio Baiocchi, ventisei anni di carcere a dieci condanne alle spalle. 

Gli inquirenti sono convinti che il defunto avrebbe diviso con i capi della curva milanista il business dei parcheggi da "80mila euro al mese". . E non solo: c'è anche l'ombra di ricatti ad alcuni dirigenti dell'Inter nel business "della compra vendita dei biglietti". 

L'industria del tifo che ha avvelenato e avvelena le curve degli stadi, al netto dello spaccio di hashish. Carlo Galimberti ultras dell'Atalanta con una ventina di Daspo alle spalle ce lo siamo ritrovati in Senato a parlare "della revoca del Daspo", nonostante sia un sorveggliato speciale. É successo nel 2016, non nella notte dei tempi. Allora è lecito chiedersi dove vanno veramente il calcio e il rispetto  regole in Italia?