(foto depositphotos)

DI MATTEO FORCINITI

Si riaccende ancora una volta il sogno di una moneta comune per il Sud America che da tempo sta cercando di replicare senza successo il modello di integrazione dell’Unione Europea. L’ultima proposta, estremamente rilevante, è il progetto di una moneta comune lanciato ieri da Argentina e Brasile durante la prima visita ufficiale del presidente brasiliano Lula a Buenos Aires.

La moneta si chiamerà Sur, ovvero sud in spagnolo, e viene presentata come una valuta complementare che andrà ad affiancarsi alle valute nazionali Real e Peso -ma sarà proposto anche alle altre nazioni- per gestire i flussi commerciali e finanziari del continente. Oltre a rilanciare il commercio regionale, l’obiettivo è quello di ridurre la dipendenza dal dollaro americano che oggi domina completamente il mercato di un’area regionale enorme ricca di risorse naturali e di materie prime ma affondata dalle disuguaglianze e dalla corruzione.

Dopo anni di delusioni e tentativi di maggiore integrazione miseramente falliti questa volta -sostengono i più ottimisti- il Sud America avrebbe finalmente l’opportunità di passare dalle parole ai fatti con la costruzione di un qualcosa di molto ambizioso. A spingere in questa direzione, almeno al momento, sembra essere soprattutto la sintonia politica tra i governi della regione: per la prima volta nella storia, infatti, i sette paesi più popolati sono governati da leader di sinistra (Brasile, Messico, Colombia, Argentina, Perù, Venezuela e Cile), un dettaglio certamente fondamentale anche se -come hanno ammesso gli stessi propulsori- questo non basterà per assicurare un percorso facile.

Il progetto della moneta comune è stato accolto con grande scetticismo in Uruguay ma d’altronde c’era da aspettarselo. Fin dal suo insediamento, l’atteggiamento del governo di destra di Luis Lacalle Pou nei confronti del Mercosur è sempre stato abbastanza timido e poco incline al miglioramento. Lo dimostra, tra le altre cose, il negoziato per un possibile Trattato di Libero Commercio con la Cina avviato autonomamente dall’Uruguay che ha fatto imbufalire i soci del blocco e che potrebbe minacciare l’esistenza stessa del Mercosur.

In questo clima di ostilità gli annunci realizzati a Buenos Aires sono stati accolti con notevole distacco sull’altra sponda del Rio della Plata che coltiva da sempre poco entusiasmo a un’integrazione regionale accusata di essere piegati agli interessi dei potenti anziché alla solidarietà.

Tra governo, opposizione ed esperti in Uruguay c’è un clima di sintonia nella critica alla proposta come raramente si può osservare.

“Queste cose influiscono sul prestigio della regione nel mondo. Mettere il “carro davanti ai buoi” equivale a promuovere qualcosa di impossibile nelle circostanze attuali. La strada oggi è flessibilità e apertura al mondo” ha scritto il ministro del Lavoro Pablo Mieres supporto dal collega Javier García, responsabile della Difesa: “Pochi giorni fa è stato proposto un inno e una bandiera comune per la regione. Adesso una moneta comune. Ciò di cui abbiamo bisogno è flessibilità, mercati aperti e la possibilità di negoziare. Più commercio e meno ideologia. Esportare lavoro, non discorsi”.

Le critiche dell’esecutivo sono condivise anche dalla coalizione di centro sinistra del Frente Amplio attualmente all’opposizione. “La proposta non avrebbe alcuna fattibilità” ha affermato senza mezzi termini il senatore Mario Bergara, ex presidente del Banco Central del Uruguay, ricordando che quando nacque il Mercosur nel 1991 “il raggiungimento dell’unificazione monetaria era considerato come la ciliegina sulla torta”. “Il Mercosur oggi però è molto lontano dal soddisfare le condizioni minime di questo processo. Non solo non ci sono le condizioni per l’unificazione monetaria o una moneta comune, ma non ci sono neanche le condizioni per il coordinamento delle politiche macroeconomiche, soprattutto in campo fiscale”, ha dichiarato Bergara sottolineando la necessità, come primo passo, “di valute stabili nella regione per avanzare in un’iniziativa di queste caratteristiche”.

“Un’idea ridicola” ha tuonato subito l’economista Gabriel Oddone, uno dei tanti esperti uruguaiani  che in queste ore si stanno scagliando contro la proposta. “Una moneta comune senza mercati (beni, lavoro e finanziari) e istituti fiscali integrati è un’idea ridicola. L’esperienza dell’euro (preceduta da mezzo secolo secolo di cooperazione, coordinamento politico e integrazione commerciale) è rassicurante. Non bisogna perdere tempo” ha scritto.

“L’Uruguay è un fratello minore del Mercosur” ha risposto il ministro dell’Economia argentino Sergio Massa gettando ulteriore benzina sul fuoco. “Come fratelli maggiori, Brasile eArgentina hanno la responsabilità di prendersene cura”.

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