di STEFANO CASINI

Negli ultimi anni ci stanno lasciando i pezzi da 90 della nostra collettivitá, di quella collettivitá che giá non esiste, ma che ci fa ricordare quanta italianità abitava in essa!

Furio Percovich uno dei fondatori del Circolo Giuliano, uno dei piú polemici ma grandi lottatori della nostra comunità e morto.

Lo conobbi negli anni ‘70, quando iniziavo il mio approccio al giornalismo di collettività, con L’ORA D’ITALIA e L’ECO D’ITALIA. Eravamo molto piú giovani e lo ricordo come fino all’ultimo dei suoi giorni: con il coltello tra i denti quando si trattava di difendere i nostri diritti, le nostre tradizioni, i nostri costumi. Vincolato da sempre con i Giuliani, il Friuli Venezia Giulia, regione che ha sofferto tanto, tra guerre, massacr e terribili ricordi. Ma lui non è stato soltanto un pilastro della sua regione anche perché, con la consorte, la grande Clelia Vedovati, hanno marcato a fuoco l’italianità in Uruguay. Lo dico perché, da tanti anni, hanno avuto un ruolo fondamentale nell’AIUDA (Associazione Italo-uruguaiana di Assistenza)  e in altri enti e associazioni. All’AIUDA l’hanno presieduta, l’hanno coccolata, l’hanno resa un ente fondamentale per “AIUTARE” gli italiani piú bisognosi. Furio ha avuto una vita piena di ostacoli, ma anche di grandi momenti e soddisfazioni: ognuno di questi momenti se li é goduti per l’AMORE (con maiuscola) per i nostri connazionali. Era un po’ scontroso, al contrario della sua cara Clelia che lo ha accompagnato tutta la vita, ma sempre con quella dolcezza friulana, mescolata con una forza di volontá di ferro. Furio si é sempre battuto per i nostri diritti. A volte anche scontrandosi con tutti, dall’ambasciata, al consolato, al nostro stesso giornale,  ma lo ha fatto con la piena convinzione di un uomo che è stato esempio per tutti coloro che lo hanno consciuto. Furio Percovich è stato, senz’altro, il piú famoso della prolifera famiglia Percovich, con fratelli, nipoti e pronipoti, come Marina, per decenni la segretaria personale di una dozzina di ambasciatori d’Italia.

Ma Furio è stato sempre l’emblema della sua famiglia e di tutti i giuliani e discendenti (soprattutto) che abitano in Uruguay.

Da anni la sua delicata salute non gli ha mai impedito di lottare per ogni italiano che abita in questo benedetto paese che ci ospita. Con i suoi interventi, i suoi articoli che per decenni hanno invaso le testate italiane in Uruguay, é sempre stato molto acuto: non aveva peli sulla lingua e anche se, molte volte, è stato attaccato, tutti gli hanno sempre dimostrato rispetto. Semplicemente perché Furio Percovich é stato coerente con le sue idee e i suoi durissimi attacchi contro le ingiustizie, provenissero da dove provenissero.

Ha anche raccolto tanto amore dalla comunità italiana. Immancabile, fino all’ultimo, ad ogni appuntamento importante, alle visite di ministri o di Presidenti della Repubblica. La sua lingua era come un coltello affilato. La usava di rado, perché sempre lo ricorderemo con un profilo cosí basso che, spesso, non si notava la sua presenza: ma quando apriva bocca, quel coltello affilato faceva danno alle ingiustizie ed é sempre stato ascoltato.

 Da tutta Gente d'Italia sentite condoglianze