Il mercato dell’auto in Europa - rivela UNRAE, Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli esteri - segna a ottobre la quindicesima crescita mensile consecutiva. Con 1.039.253 immatricolazioni l’incremento è del 14,1% rispetto alle 911.132 unità di ottobre 2022. Il saldo dei primi dieci mesi con 10.722.930 immatricolazioni contro le 9.188.049 del gennaio-ottobre 2022 è +16,7% (ma rispetto ai dieci mesi del 2019 il saldo è -19,6%). L’andamento nei cinque maggiori mercati a ottobre vede la Francia in testa (+21,9%) e a seguire l’Italia (+20,0%), la Spagna (+18,1%), il Regno Unito (+14,3%), la Germania (+,4,9%, un livello ancora condizionato dall’esclusione a partire da settembre delle persone giuridiche dagli incentivi per le auto BEV). Nei dieci mesi l’incremento maggiore è dell’Italia (+20,4%), segue il Regno Unito (+19,6%), la Spagna (+18,5%), la Francia (+16,5%), la Germania (+13,5%). L’Italia fra i cinque è il quarto mercato in termini di immatricolazioni, sia a ottobre che nei dieci mesi.

 

In attesa dell’approvazione definitiva del Regolamento Euro 7, l’UNRAE ribadisce la necessità urgente di un piano puntuale e chiaro del Governo per determinare il percorso che l’Italia intende seguire nell’ottica della transizione energetica, unitamente ad una chiara indicazione su quale sia la posizione del nostro Governo verso la mobilità del futuro”, afferma il Direttore Generale dell’UNRAE Andrea Cardinali.

 

Esistono gap geografici, strutturali e di reddito che ci separano dagli altri Paesi – aggiunge Cardinali - ma per passare dal 3,9% di penetrazione dell’elettrico a numeri meno lontani da quelli degli altri Paesi europei, ci sono cose da fare che andrebbero fatte, innanzitutto correggere l’attuale schema degli incentivi che non sta funzionando, tant’è che a fine anno avremo un avanzo del 90% dei fondi: basterebbe tornare allo schema precedente. Ma, nonostante i continui appelli, c’è il rischio che il 2024 inizi senza modifiche allo schema attuale”.

 

Inoltre, nel processo di conversione verso l’elettrico del nostro Paese, l’auto aziendale, con il suo trattamento fiscale, ha un ruolo centrale – sottolinea Cardinali – e per questo motivo non va assolutamente sprecata un’opportunità storica come la delega fiscale”. In questa sede, per l’UNRAE, va prevista la rimodulazione delle aliquote di detraibilità dell’IVA e di deducibilità dei costi in funzione delle emissioni di CO2 , l’innalzamento del tetto di deducibilità, la riduzione del periodo di ammortamento.

 

L’UNRAE ribadisce anche la necessità del contestuale sviluppo delle infrastrutture di ricarica, comprese quelle per il rifornimento di idrogeno, e auspica che vengano presto create dal MASE le condizioni per formulare proposte per le infrastrutture di ricarica pubbliche su superstrade e strade extra urbane.

 

Alla luce del recentissimo annuncio sulla convocazione del Tavolo sviluppo automotive – afferma il Direttore Generale – pur riconoscendone l’importanza, riteniamo un grave errore non convocare i costruttori non italiani, che rappresentano il 70% del mercato e assorbono il 60% dell’export di componentistica, dunque sono ben competenti in tema sia di domanda che di produzione”.

 

Il nostro Paese – conclude Cardinali - ha una tradizione automotive più che centenaria, e se ha perso la leadership non è per colpa dell'elettrificazione o dei competitor stranieri, ma perché c’è stata una vera e propria deindustrializzazione. Ora dobbiamo occuparci di cosa possiamo ancora fare per accelerare la riconversione industriale, ma confondere il sostegno all’offerta e quello alla domanda, come sembra stia accadendo, sarebbe un gravissimo errore di politica industriale”.

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