di GIANLUCA PACE

Stadio vuoto, casse piene. Ma cos’è diventato il calcio? È ancora uno sport? O ormai interessa solo organizzare un tot di partite con un tot di calciatori e vendere lo spettacolo al prezzo più alto possibile? Forse, come direbbe Guzzanti, la seconda che hai detto.

Perché, in teoria, fare tutto questo, interessarsi solo a vendere i diritti televisivi delle partite, fregandosene anche a chi si vendono questi diritti, non vuol dire fare sport. Vuol dire fare cassa. E anche con poca etica.

Il calcio sta diventando un po’ tipo le serie coreane dove, in nome dei soldi, si organizzano tornei di sopravvivenza un po’ su tutto. Tra poco cambieremo anche le partite in nome dell’interesse supremo: i dollari. Perché non fare partite solo a rigori, magari tra una lettura del Corano e l’altra, per aumentare lo spettacolo? Perché non inventarsi qualche regola strana per aumentare gol e suspense? Solo questione di tempo. Succederà anche questo. Magari si potrebbero bendare i terzini e lasciarli correre tra un’area e l’altra.

La Supercoppa italiana in Arabia, parafrasando il buon Maurizio Sarri, d’altronde questo è: un prendere i soldi e scappa. L’immagine ieri l’hanno vista tutti i tifosi: malgrado i biglietti bassi, le cronache raccontano di ticket venduti anche a sette euro, lo stadio era più o meno vuoto. Stranamente al popolo arabo della semifinale di Supercoppa non è interessato un granché. Dove sono Inter e Milan, racconta chi c’è, chiedevano ieri gli spaesati giornalisti arabi quando hanno visto i calciatori di Napoli e Fiorentina.

Inutile dire che forse in Italia a qualche tifoso avrebbe fatto piacere assistere dal vivo alla gara della propria squadra.

Ma importa a nessuno? Importa a qualche presidente? Non credo. Quel che importa è tornare a casa col bottino.