Il traballante regime venezuelano manda un segnale di apertura agli Stati Uniti e al resto del mondo nella speranza di incassare una legittimazione: la liberazione di "un numero importante" di prigionieri politici, inclusi cittadini stranieri.
Ed è un annuncio che riguarda anche l'Italia, perché tra i nomi dei rilasciati c'è quello dell'imprenditore Luigi Gasperin: una svolta che riaccende le speranze per Alberto Trentini, da oltre 400 giorni nelle carceri di Caracas, e per gli altri connazionali reclusi nel paese sudamericano, come il commercialista piemontese Mario Burlò e Biagio Pilieri, giornalista con doppio passaporto.
Nel frattempo il ministro Antonio Tajani si è messo in contatto con l'ambasciatore a Caracas, la rete consolare e esponenti della Chiesa e società civile nel Paese sudamericano: il governo, ha fatto sapere la Farnesina, ha "posto in essere azioni che possano garantire una soluzione favorevole per ogni singolo detenuto" e "accelerare" il rilascio degli altri connazionali.
Gasperin, imprenditore di 77 anni, era stato arrestato il 7 agosto 2025 nello Stato Monagas per presunta detenzione, trasporto e uso di materiale esplosivo presso gli uffici di una società di cui era socio di maggioranza e presidente. Era tra i 28 italiani, alcuni dei quali con doppia nazionalità, costretti al carcere in Venezuela per motivi legati alla politica, all'attività professionale o all'espressione di opinioni considerate scomode al governo di Maduro. Altri si spera possano essere rilasciati a breve, una volta completate le procedure. E' il caso ad esempio del torinese Burlò, partito per il Venezuela nel 2024 per esplorare nuove opportunità imprenditoriali, e detenuto da oltre un anno senza motivi chiari. E poi di Pilieri, giornalista e politico italo-venezuelano, arrestato il 28 agosto 2024 per il suo sostegno all'opposizione.
A Roma i riflettori restano accesi su Trentini, il cooperante veneziano arrestato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure, senza accuse formali, mentre lavorava per la ong Humanity and Inclusion, e poi rinchiuso nel carcere di massima sicurezza El Rodeo nella capitale. In questi oltre 400 giorni di detenzione le autorità italiane a tutti i livelli, governo, diplomazia e intelligence, hanno lavorato sottotraccia per riportalo a casa, in condizioni di estrema difficoltà, avendo a che fare con un regime che Roma non riconosce come legittimo e che sfrutta la cosiddetta diplomazia degli ostaggi per ottenere contropartite.
In questa partita è stata frequente l'interlocuzione con il governo americano: diverse le telefonate tra Tajani ed il collega Marco Rubio, con Washington che ha garantito tutto il suo impegno.
Di una possibile svolta su questo dossier si è iniziato a ragionare dopo l'uscita di scena di Maduro. Lo stesso Tajani ha stimato che la nuova presidente Delcy Rodriguez potesse essere "più flessibile rispetto al passato" e compiere anche un gesto positivo nei confronti dei detenuti di polizia". E in effetti alcuni segnali da Caracas sono iniziati ad arrivare: l'appello dell'opposizione (con Corina Machado in testa) all'amnistia generale per tutti i detenuti politici è stata condivisa da alcuni pezzi del regime.
Intanto a Lido di Venezia, casa della famiglia di Trentini, si attendono notizie come ogni giorno dei quasi 14 mesi che il cooperante italiano ha passato in carcere. Ai balconi resta appeso lo striscione-appello "Alberto Trentini libero", che ha accompagnato la lunga battaglia per non spegnere la luce sulla vicenda del 46enne. Prudenza, attesa e nessuna dichiarazione.
Il rilascio di questo nuovo gruppo di detenuti in Venezuela - Madrid ha annunciato il ritorno in libertà di 5 spagnoli - è stato deciso con l'obiettivo "di promuovere la pacifica convivenza, il governo bolivariano e le istituzioni statali hanno deciso di rilasciare un numero significativo di cittadini venezuelani e stranieri", ha reso noto il presidente dell'Assemblea Nazionale, Jorge Rodriguez, fratello della leader ad interim Delcy Rodriguez. In una fase delicata per il chavismo, tra rigurgiti anti-occidentali e tentativi di trovare un dialogo con gli americani per superare senza traumi la brusca uscita di scena di Nicolas Maduro, mantenendo una continuità nella gestione del Paese.
Le autorità di Caracas, tra dicembre e l'inizio di gennaio, avevano già rilasciato circa 200 persone arrestate durante le proteste per la rielezione di Maduro, ma in questo caso si tratta del primo rilascio di prigionieri politici deciso dal nuovo governo dal blitz americano contro il leader del regime.
Secondo l'ultimo rapporto della ong Foro Penal in Venezuela ci sono 863 prigionieri politici, 86 dei quali sono cittadini stranieri o possiedono doppia cittadinanza.















