Renato Poma

Si chiama Renato Poma, 63 anni, romano, sposato con Dora Gascó (spagnola), ha 3 figlie: Alessandra, Chiara e Fulvia e 2 nipotine, Sofia a Luna.

E' il nuovo direttore dell’Istituto Italiano di cultura a Montevideo. Ci conosciamo dal 2003 quando era Vicedirettore dell’Istituto Italiano di Cultura di Buenos Aires, sotto la gestione della ricordata Fiorella Piras. Erano epoche d’oro per la nostra cultura all’estero, con budget sostanziosi e tante attività. Come Capo Corrispondenti RAI per l’America Latina, la nostra Rai Italia mi mandava spessissimo nella capitale del paese che ha più italiani in tutto il mondo e, da quell’epoca lo incontrai spesso.

È un uomo preparatissimo nella gestione culturale, specialmente per quanto riguarda l’America Latina, giacché ha diretto gli Istituti di Lima e San Paolo prima di giungere a Montevideo E confesso, è stato sempre un vero piacere lavorare con lui. Lo abbiamo incontrato nel suo nuovo luogo di lavoro, nella Calle Paraguay 1177, nel centro di Montevideo, in quello splendido palazzo proprietà dello Stato italiano che, però avrebbe bisogno di una serie di ristrutturazioni.

Qual è la prima sensazione arrivato a Montevideo?

"È un paese certamente più tranquillo e più vivibile di San Paolo - dice - Un posto dove si possono fare le cose con meno stress, una città come Montevideo, colta, che presenta una dinamica culturale molto attiva. Gli impegni sono molti e quindi, definitivamente, mi sento molto bene. Il MAE, dopo la lunghissima crisi torna a dare ossigeno alla Cultura Italiana".

Quando è nata questa svolta?

"A partire dall’anno scorso, i finanziamenti sono aumentati grazie ad uno stanziamento straordinario di cui ancora, per tutto quest’anno, possiamo godere. È fondamentale perché ha segnato un’inversione di tendenza. Dopo la grande crisi di 10 anni fa, la cultura è stata penalizzata ed i tagli sono stati molti e forti. Dobbiamo salutare con attenzione questa inversione di tendenza e capire se potrà essere una costante nei prossimi anni".

Quale sarebbe l’impronta di Renato Poma per la nuova gestione dell’IIC di Montevideo?

"Le politiche culturali sono fondamentalmente pensate dal centro, quindi dalla nostra Direzione Generale, ma noi direttori abbiamo un’indipendenza operativa, ovviamente supervisata dal nostro capo missione che è l’Ambasciatore. Un Direttore fa le sue scelte in base a dove si trova. È ovvio che l’IIC di Giacarta in Indonesia, avrá certe differenze con la gestione della sede di Melbourne o Londra. Per quanto riguarda Montevideo, io, avendo una grande esperienza in America Latina, ho capito che questo è un occidente ma è un altro occidente, abitato da emigranti e discendenti e per questo bisogna valutare questo fenomeno. Cerco sempre di mostrare la realtà culturale contemporanea italiana perché, all’estero si ha un’immagine un po’ retorica della nostra cultura. Cerco anche di dimostrare come l’Italia contemporanea nelle sue espressioni più interessanti e innovative, dal design al cinema, è un’Italia che non può fare a meno della grande tradizione artistica, culturale, sociale e civile che si porta dietro. Quindi anche le forme più contemporanee di arte, non sono altro che eventi di creatività fortemente legati ad una tradizione che ci portiamo dietro. Per quanto riguarda la nostra lingua, è norma che, in tutti gli istituti, l’insegnamento sia stato terzerizzato".

Come ha trovato la situazione in Uruguay?

"Naturalmente, gli Istituti di Cultura italiana nel mondo devono avvalersi di istituzioni locali con le quali collaborare per organizzare i corsi di lingua. L’IIC di Montevideo vanta di una tradizione lunga e fruttuosa ed ho trovato una ripresa della domanda di corsi. Nel 2017 è aumentato il numero di alunni e, anche quest’anno, la tendenza è di aumentare il numero di iscrizioni. Invito appunto a tutti coloro che vogliano imparare l’Italiano di avvicinarsi a noi perché siamo, indubbiamente, l’ente più importante del paese per quanto riguarda la diffusione della nostra lingua, siamo gli unici a rilasciare certificati ufficiali dello Stato. La situazione è positiva e ci stiamo adoperando molto per preparare i docenti. I corsi sono molto diffusi sui “social”, abbiamo anche un APP che permette l’informazione immediata e la possibilità di una pre-iscrizione, stiamo lavorando molto bene ma ciò non toglie che dobbiamo sempre migliorare".

Auguri!

STEFANO CASINI

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