Matteo Salvini (Foto Depositphotos)

É l’esaltazione tipica nei confronti del decisionismo d’accatto: quello di chi fa il muso duro contro i deboli e fischietta guardando verso l’alto di fronte ai forti. Ma a certi sostenitori evidentemente piace così. Soprattutto sui social si plaude a chi lascia una quarantina di persone per 15 giorni in mezzo al mare, quasi che quelle poche decine di esseri umani fossero in grado di stravolgere l’assetto sociale nazionale. E intanto tanti altri entrano in Italia per altre strade e per altri lidi. Gran parte dei plaudenti provengono da una destra che una volta inneggiava al Duce prima e a Giorgio Almirante poi e si ritrovano oggi a farsi confondere le idee a colpi di selfie, nutella e video-proclami da tetti, spiagge e tavole imbandite. La scelta è, del resto, la loro: non la condivido ma la rispetto.

D’altronde se c’è chi ha dato, per un periodo oramai remoto che speriamo non si ripeta, la maggioranza del Parlamento al “nulla” a 5 Stelle, è anche possibile che ci si faccia affascinare da altri inspiegabili figuri. Come colei che, attratta dallo pseudo-decisionismo del burbero lombardo, ha proposto addirittura l’affondamento di una imbarcazione (non si è accontentata del mero sequestro della stessa) alla faccia delle campagne in atto contro la plastica e i materiali che inquinano i nostri mari. E poco importa se le crisi industriali aumentano a vista d’occhio o se le accise sui carburanti stanno ancora lì nonostante la promessa elettorale che le voleva abolite “al primo Consiglio dei ministri”.

Così come sono ancora lì (o qui, se più piace) le centinaia di migliaia di irregolari che dovevano essere espulsi (che poi sono per incanto diventati 91mila) e che alla fine vagano tranquillamente sul territorio nazionale. Eppure con 49 milioni di euro si potrebbero fare tante cose per il Paese: peggio che possa andare, potrebbero essere sempre utili per avviare l’incredibile progetto di muro tra Italia e Slovenia. Invece loro, quelli dei social network, plaudono alle iniziative dello “statista”, quello del “mi sono rotto le palle”: un ultrà al quale piace mascherarsi da uomo di Stato. O da semplice ministro degli Interni ma la cosa, mi rendo conto, fa ancora più ridere anche se di divertente c’è davvero assai poco.

GIANLUCA PERRICONE

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