Tito Lombana era un colombiano con una grande sensibilità per l’arte e la decorazione. Un giovane proveniente da una umile famiglia che però riuscì ad andare a studiare in Italia dove riuscì a plasmare una personalità bizzarra, allegra e raffinata.

“Il tema del film – ha raccontato la regista Daniela Abad – è la identità”. La pellicola ‘The smiling Lombana’ ha aperto mercoledì il Festival Internacional de Cine de Cartagena de Indias e racconta questo uomo per certi versi misterioso, ma la cosa ancora più curiosa è che la regista è la nipote Daniela Abad, nata in Italia, a Torino nel 1986.

Chi era Lombana? Un artista, avvolto nel mistero, che quando lasciò l‘Italia per tornare in Colombia, a Medellin, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, lo fece con la fidanzata che poi divenne sua moglie e anche con due figlie. Tito Lombana, poi negli anni Settanta si incrociò con quella che in Colombia è chiamata anche ‘narcocultura’, al punto che la madre della regista non ha accettato di prendere parte al film, mentre la nonna ha
voluto intervenire solo con la voce.

“Una parte del silenzio della mia famiglia – ha spiegato la regista – si deve credo al fatto di non voler essere relazionata con questa storia difficile della quale Tito Lombana è stato protagonista e che, in generale, ha colpito e molto profondamente tutta la Colombia“.

Lombana, nato nel 1932 e morto nel 1998, è stato uno scultore colombiano, un artista autodidatta e fu nel 1952, in seguito a un premio ricevuto nel suo Paese, che ottenne una borsa di studio per andare a studiare in Europa. Prima a Madrid, poi il passaggio più importante l’Italia, dove si fermò alla Scuola di Belle Arti di Firenze.

Poi la Colombia, opere anche importanti, fino a quando, all’improvviso lasciò il mondo dell’arte e spezzò anche i legami che lo univano alla famiglia. Ora la nipote, che in vita lo vide solo una volta, riporta alla luce la sua storia.

Sandra Echenique