I tre italiani scomparsi in Messico e la località in cui, tre anni fa, si persero le loro tracce

Un mediatore misterioso di cui si conosce solo il nome, “don Angel“. Un uomo ritenuto “potente” e “rispettato” a Tecalitlan, forse vicino al mondo del narcotraffico. E’ questa l’ultima indiscrezione trapelata dal Messico in merito al caso della scomparsa dei tre napoletani di cui si sono perse le tracce, ormai, da 36 giorni. Nel frattempo, sul fronte delle indagini, arriva l’annuncio che una task-force dell’Interpol aiuterà gli investigatori locali a fare luce sulla sorte dei tre italiani, garantendo nel contempo la correttezza dell’attività investigativa. Ad annunciarlo, nel corso di un incontro con i giornalisti, sono stati gli avvocati delle due famiglie, Luigi Ferrandino e Claudio Falleti, e Francesco Russo, figlio di Raffaele Russo, fratello di Antonio e cugino di Vincenzo Cimmino, i tre “desaparecidos” dallo scorso 31 gennaio. Una richiesta che potrebbe essere anche legata ai particolari che stanno emergendo dal lavoro degli inquirenti messicani sul quale si allunga un’ombra, quella delle torture.

TESTIMONIANZE ESTORTE CON LA FORZA?
Secondo alcuni media locali, infatti, le testimonianze dei quattro agenti ritenuti coinvolti sarebbero state estorte con la forza. Almeno così’ avrebbero riferito i quattro poliziotti ai giudici. La circostanza, se accertata, influirebbe non poco sulla veridicità delle loro parole. Non solo. Come detto, fa capolino, ora, sull’indagine anche un tale don Angel, ritenuto legato al cartello criminale che avrebbe preso in consegna i tre italiani. Per Ferrandino, il misterioso “mediatore”, potrebbe fornire notizie sulla dinamica dell’accaduto e anche sulla sorte toccata ai tre napoletani delle “Case Nuove”. A fare riferimento a lui è stato Francesco Russo, altro figlio di Raffaele: sarebbe l’uomo a cui gli agenti corrotti avrebbero consegnato i suoi parenti. Ma per Francesco la cosa più importante è individuare due agenti ricercati, Hugo Martinez Muniz e Hilarion Mejia Farias, rispettivamente, responsabile e capitano della presidencia municipal di Tecalitlan (la Polizia di Tecalitlan): “Sono loro che sanno veramente cos’è successo il giorno in cui mio fratello e mio cugino sono spariti”, dice all’Ansa.

DON ANGEL, INTERMEDIARIO DEI NARCOS?
“Secondo le nostre indagini don Angel è persona nota alle forze dell’ordine e un intermediario del cartello criminale che si sostiene abbia sequestrato i tre italiani”, ha detto Ferrandino che poi ha aggiunto: “Non sappiamo ancora se sia individuato e ascoltato semplicemente perché motivi investigativi suggeriscono di non diffondere informazioni in merito a questa attività”. L’odissea delle famiglie Russo e Cimmino inizia poco più di un mese fa, con la scomparsa, nel nulla, di Raffaele, sul quale pendono accuse per truffa. Il figlio e il nipote, invece, sarebbero stati attirati in una trappola dalla polizia di Tecalitlan e poi consegnati nelle mani di una gang del sud dello stato di Jalisco da alcuni agenti corrotti, forse per appena 43 euro. Altre tre poliziotti, tra cui il capo della polizia locale, sono attualmente ricercati.

I FAMILIARI DEGLI SCOMPARSI INCONTRANO ALFANO
“Il giudice messicano della Convalida ha dichiarato che i poliziotti hanno sostenuto di essere stati torturati durante gli interrogatori”, ha fatto sapere Ferrandino che ha aggiunto: “un’indagine tenterà di fare chiarezza anche su quest’aspetto”. Martedì scorso, con l’avvocato Falleti (componente Organizacion Mundial de Abogados), le famiglie Russo e Cimmino hanno incontrato alla Farnesina il ministro degli Esteri Angelino Alfano il quale ha assicurato il massimo impegno del dicastero. Nel pomeriggio, invece, hanno ricevuto la solidarietà dell’ambasciatore messicano. Dalle parole pronunciate da Francesco Russo si comprende che la famiglia non ha nessuna intenzione di arrendersi: “Speriamo che al più presto arrivi questo miracolo”. Francesco ha espresso anche amarezza: “la nostra unica rabbia è il ritardo. Noi speravamo che la faccenda si potesse risolvere in pochi giorni, e invece non sappiamo ancora nulla”. Le famiglie, attraverso Falleti, hanno chiesto di incontrare il presidente della Repubblica e il Papa.