La strage di via d’Amelio, in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino insieme agli uomini della sua scorta, è stata seguita da “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”.

Questo, almeno, è quanto si legge nel testo con cui la corte d’assise di Caltanissetta ha motivato la sentenza emessa 14 mesi sull’attentato di Palermo. Indice puntato, manco a dirlo, contro uomini delle istituzioni.

Secondo i giudici nisseni, “i servitori infedeli dello Stato imbeccarono piccoli criminali, assurti a gole profonde di Cosa nostra, per una falsa verità sugli autori dell’attentato al giudice Borsellino“. Ombre anche sulle fonti, in alcuni casi rimaste occulte.