Sandro Tonali

Con addosso quella maglia azzurra e aderente sembra venire da un passato lontano. Basterebbe attenuarne i colori, trasformarli in tonalità di grigio, di bianchi e di neri. Ha il ventre all'infuori di un calcio passato, i fianchi possenti di una generazione d'atleti che non esistono più, di quando sul campo da gioco c'erano solo calciatori e non mezzi modelli. E anche a guardarlo in faccia, con quei suoi zigomi appena pronunciati e il suo viso imberbe incorniciato da una zazzera di capelli di capelli scuri con la riga in parte, quasi come fosse un Ruud Krol o un Johan Cruyff, sembra uscire da un'epoca andata, di calcio totale, olandese, cappellone e rivoluzionario.

A guardarlo, Sandro Tonali sembra un mescolio di immagini sbiadite. E anche quando scende in campo sembra arrivare da un passato lontano, avere alle spalle decenni di campi da calcio e non solo diciotto anni di età. Perché quando la palla gira nelle sue zone sa dove stare, quando gli arriva tra i piedi sa cosa è meglio fare, dove è giusto farla andare. Perché sbaglia poco e vede il gioco, sa usare goniometro e clava, compasso e martello.

Tonali ha la naturalezza del giocatore scafato ed esperto, i piedi buoni del regista, la grinta e i polmoni del mediano. Per questo Roberto Mancini lo ha convocato per la prima volta in Nazionale – per il doppio impegno contro il Portogallo e gli Stati Uniti. Per questo avevano fatto lo stesso Paolo Nicolato prima e Fabrizio Guidi poi nell'Under 19. Per questo l'ex allenatore del Brescia Roberto Boscaglia lo aveva prima fatto debuttare in serie B e l'aveva scelto come titolare (quasi) inamovibile: "Me lo sono ritrovato in ritiro con la prima squadra e dopo 4-5 giorni dissi ai miei collaboratori ‘questo è un fenomeno’, e lo continuo a pensare. Ha il cervello di un 50enne nel corpo di un 18enne".

Più o meno le stesse parole che usarono Ron Dellow prima e Rinus Michels poi per descrivere Gerrie Mühren, centrocampista del Grande Ajax del calcio totale. "Non ha nemmeno vent'anni, sembra stia in campo da una vita", disse l'allora tecnico del Volendam. E ancora: "Ha vent'anni, sembra ne abbia almeno il doppio. Ha la capacità di stare in campo come un veterano", commentò l'allenatore dei Lancieri qualche anno dopo. Perché se il calcio italiano cerca disperatamente il

ed è convinto di rivederlo nel taglio di capelli, nelle movenze, nei lanci e nei passaggi del ragazzino di Lodi, Tonali più che al regista cresciuto a Brescia, divenuto campione nel Milan, esaltatosi nella Juventus, sembra altro, non solo il numero 21. Lo dice il presidente delle Rondinelle, Massimo Cellino: "Di simile hanno solo il taglio dei capelli. Pirlo nasce fantasista con qualità tecniche elevatissime, poi ha trovato il proprio equilibrio quando è stato arretrato come regista davanti alla difesa. Tonali è un giocatore moderno, in base al sistema di gioco e alla partita può agire da trequartista, mediano o regista: si muove su tutto l'asse centrale".

E lo dice anche il diretto interessato: "Pirlo? Non siamo simili, mi sono sempre ispirato a Gattuso per la sua cattiveria". Perché uno come Pirlo non si potrà rivedere mai in campo. Aveva in sé l'unicità del fuoriclasse. Tonali non sarà Pirlo, è altro. E' un giocatore che unisce un calcio antico, meno veloce, più studiato, ma lo fa non sfigurando in quello di oggi. Perché ha corsa, anche se non è un velocista, pressa e recupera palloni, anche se non è un mediano, imposta bene il gioco, anche se non è un regista. Fa tutto questo e lo fa bene, un po' all'olandese, un po' all'inglese.

Quando l'ex giocatore del Milan ed ex viceallenatore di Carlo Ancelotti, Ray Wilkins, lo vide giocare nella Primavera del Brescia disse: "Guardando quel ragazzino mi sembra di rivedere il calcio che non c'è più. Fosse nato negli anni Settanta sarebbe stato perfetto per l'Olanda di Michels. Sa fare tutto e fa tutto bene. C'è solo un problema: ora servono più cavalli nel motore". Per qualche giorno Sandro Tonali svestirà l'azzurro con la V bianca delle Rondinelle per indossare l'azzurro più scuro della Nazionale: Mancini lo vuole osservare da vicino, vuole saggiarne carattere e talento. Così come aveva fatto con Pietro Pellegri e Nicolò Zaniolo a settembre: un modo per amalgamare già ora l'Italia di domani. Non si sa se scenderà in campo, non si sa se questa sarà una parentesi momentanea o l'inizio di una lunga avventura. Chissà. C'è tempo per scoprirlo.

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