Nella sua missione, che si trova a San Paolo, ogni anno passano emigranti provenienti da oltre 80 Paesi di tutto il mondo. Si chiama ‘Missão Paz’ ed è coordinata da un sacerdote italiano, Padre Paolo Parise, che per i brasiliani è soltanto Padre Paulo. Un italiano di 51 anni che per la prima volta arrivò nella grande nazione sudamericana nel 1991 e adesso, tra ondate migratorie proveniente da Haiti come il Venezuela, ma anche la Siria, svolge il proprio lavoro incessantemente al fine di far sentire come casa propria tutte quelle persone che arrivano a San Paolo, da lontano.

“Sono un emigrante fortunato – dice il sacerdote italiano – ho un lavoro e un tetto. Ma essere straniero mi aiuta a capire gli immigrati, avvicinarmi a loro. Tutto questo crea un vincolo”. E Padre Paulo sfugge anche da quelli che sono gli stereotipi di un sacerdote: nei locali della sua missione, ‘Missão Paz’, dei missionari cattolici Scalabrini, si veste come una persona qualsiasi, pantaloni e camicia e usa WhatsApp. Negli alloggi gli immigrati hanno la possibilità di seguire lezioni di portoghese, ma anche assistenza medica legale e psicologica. La missione poi prende anche contatti con le aziende locali che spesso i propri lavoratori li vanno a reclutare da Padre Paulo.

“Ma trovare un posto di lavoro – spiega il sacerdote – è ancora difficile, soprattutto per quelli che arrivano senza sapere la lingua e anche culturalmente poco preparati”. Non è così difficile vedere famiglie che si fermano nella missione per oltre tre mesi, hanno bisogno di trovare un lavoro per pagarsi l’affitto di un appartamento, solitamente nella periferia di San Paolo, ci sono i prezzi più economici.

“La cosa curiosa – continua il racconto – è che molti si sforzano di andare via in fretta perché sanno che ce ne sono altri che stanno arrivando. Avevo 19 anni quando ho deciso di lavorare con i rifugiati, il cammino per poi diventare sacerdote. Conobbi un gruppo che accompagnava immigrati e mi sono identificato subito con loro. Dio è dinamico proprio come la migrazione”. Il primo contatto? “Con degli africani, nel sud dell’Italia“.

Sandra Echenique